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La prima guerra del football e altre guerre di poveri

La prima guerra del football e altre guerre di poveri

di Ryszard Kapuscinski

4.0

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Traduttore: Verdiani V.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2009
  • EAN: 9788807818486
  • ISBN: 8807818485
  • Pagine: 237
  • Formato: brossura
1958: un giornalista venticinquenne irrequieto parte per l'Africa dove, tra andate e ritorni, rimarrà per circa dieci anni. A quel tempo il mondo s'interessava veramente a quello strano continente, muto per secoli, che cominciava a parlare e a far parlare di sé. "L'Africa era un enigma, un mistero, nessuno sapeva che cosa sarebbe successo quando trecento milioni di individui avrebbero drizzato la schiena e chiesto il diritto di parola. In Africa cominciavano a nascere degli stati, gli stati compravano armi e molti giornali stranieri si chiedevano se tutto il continente non stesse per muovere alla conquista dell'Europa." E così, nel caldo soffocante del continente, Kapuscinski arriva in Ghana, poi in Congo dove assiste allo smarrimento della popolazione quando Lumumba viene assassinato; poi in Tanganika, Sudafrica, Algeria, ogni volta nei momenti più caldi, all'esplodere di rivolte e rivoluzioni, tentando sempre di capire cosa sta succedendo e perché. Nel 1967 Kapuscinski rientra in Polonia ma non riesce a diventare un giornalista stanziale. Nell'autunno, parte per un viaggio di cinque anni in America Latina. Altro continente povero, dove si svolgono guerre povere, come quella scoppiata nel 1969 tra l'Honduras e il Salvador. "I piccoli stati del Terzo, Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Triste ma vero," conclude Kapuscinski.

Note su Ryszard Kapu?ci?ski

Ryszard Kapu?ci?ski nacque a Pinsk, in Polonia (oggi città appartenente alla Bielorussia), il 4 marzo del 1932. Dopo aver compiuto gli studi a Varsavia, ha iniziato a svolgere la professione di corrispondente estero per conto dell’agenzia di stampa polacca Pap, lavoro che manterrà fino al 1981. In questo periodo viaggia molto a causa del lavoro. Svolge incarichi per conto dell’agenzia di stampa polacca presso numerosi paesi dell’Africa, dall’Iran e dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Contemporaneamente al suo impegno in ambito giornalistico, Ryszard Kapu?ci?ski si è dedicato alla scrittura, proponendo numerosi volumi, il primo dei quali fu “Giungla polacca”, pubblicato nel 1962. Ryszard Kapu?ci?ski ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per il suo impengo nel campo della scrittura e del giornalismo. Nel 2003 gli è stato conferito il Premio Principe delle Asturie nella categoria Comunicazione ed Umanità. Nel 2006 ha ricevuto dall’Università di Udine una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale. La sua ultima apparizione pubblica fu in Italia, quando nell’ottobre del 2006 fu ospite del Centro per la Pace del comune di Bolzano. Tornato a Varsavia, Ryszard Kapu?ci?ski è morto il 23 gennaio 2007.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Giornalismo con la G maiuscola, 16-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Il titolo è preso da quello di uno dei tanti episodi narrati - la guerra scoppiata tra San Salvador e Honduras a seguito di una partita di calcio - ma ciascuno dei reportage meriterebbe lo stesso onore. Un libro sulle tante vicende della storia contemporanea in cui si e' trovato invischiato Kapuscinski nel corso del suo giornalismo-randagismo, tutte storie unite dal filo rosso del sottosviluppo, degli umili e degli sconfitti. Una cosa che mi ha colpito molto di Kapu347; ci324; ski, al di là delle sue avventure, è che nelle duecentotrenta pagine in cui ha descritto minuziosamente sia le vicende spesso "al limite" in cui ha rischiato la vita che, con altrettanta cura, tutti gli stati d'animo più complessi e nascosti, non una volta ha espresso riflessioni sui suoi affetti, come se non avesse nessuno a casa ad aspettarlo e a preoccuparsi per lui. Mi chiedo come abbia potuto sopportare tutta quella miseria, tutta la solitudine, la paura, la massiccia dose di crudeltà a cui è stato sottoposto e di cui è stato testimone senza avere nessuno al suo fianco da amare. Unico difetto: il libro è un po' frammentario. Tante vicende, tutte interessanti e ben scritte, ma non sono riuscito a cogliere un filo conduttore, una storia che le leghi.
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