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Non avevo capito niente

Non avevo capito niente

di Diego De Silva


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: I coralli
  • Data di Pubblicazione: settembre 2007
  • EAN: 9788806189068
  • ISBN: 8806189069
  • Pagine: 309
  • Formato: brossura
Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Un giorno viene improvvisamente nominato difensore d'ufficio di un becchino di camorra detto "Mimmo 'o burzone" e, arrugginito com'è, deve ripassarsi il Bignami di diritto. Ma ce la fa, e questo è solo il primo dei piccoli miracoli che gli capitano. Il secondo si chiama Alessandra: la pm più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. E intanto Vincenzo riflette sull'amore, la vita, la delinquenza, la musica: su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, di deriva in deriva.

Note su Diego De Silva

Diego De Silva è nato a Napoli il 5 febbraio del 1964. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Dopo aver conseguito la laurea, si dedica alla professione di avvocato penalista. Il suo romanzo d’esordio è stato pubblicato nel 1999 e si intitola “La donna di scorta”. Grazie a questa opera prima, Diego De Silva ha vinto il Premio del Giovedì Marisa Rusconi ed è stato finalista del Premio Montblanc. Il romanzo che gli farà decidere di abbandonare la professione di avvocato per dedicarsi completamente alla scrittura è “Certi bambini”, del 2001, finalista al Premio Campiello di Venezia dello stesso anno e dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto dai registi Andrea e Antonio Frazzi, vincitore di due David di Donatello e di altri numerosi premi nazionali ed internazionali. Successivamente Diego De Silva ha pubblicato: “Voglio guardare”, del 2002, “Da un’altra carne”, del 2004, “Non avevo capito niente” (finalista Premio Strega), del 2007, “Mia suocera beve”, del 2010, “Sono contrario alle emozioni”, del 2011, e “Mancarsi”, del 2013. Oltre a dedicarsi alla narrativa, lo scrittore napoletano scrive per il cinema e collabora con il quotidiano Il Mattino. Attualmente Diego De Silva vive tra Salerno e Roma.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 11 recensioni)

4.0La vita malinconicamente, 16-02-2017
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È un po' difficile classificare questo libro: flusso di coscienza? Minimalista? Filosoficamente umoristico o umoristicamente filosofico? Difficile è raccontarne la trama. Cosa accade davvero? Quasi niente. Eppure alla fine qualcosa è accaduto e il protagonista, questo malinconico avv. Vincenzo Malinconico, capisce di non aver capito niente anche quando gli sembrava di aver capito. E molto resta ancora sospeso (materiale per un altro libro, probabilmente). Una cosa però è sicuramente apprezzabile: una civile indignazione e un civico impegno, che appaiono veri, reali e non solo esibiti.
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3.0Non avevo capito, 27-03-2012
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Nonostante la quarta di copertina ammicchi a Salinger e addirittura a Dostoevskij rischiando di far partire prevenuto anche il più grande ammiratore di De Silva, il libro è salvabile e godibile. C'è da dire che la storia diventa presto un minestrone dove l'autore sembra voler essere conciliante con ogni tipo di lettore, salvo poi rendere a tratti antipatica la lettura. Mi sono chiesto se i nomi dei mobili Ikea ripetuti spesso (anche se in tono critico) fossero pubblicità occulta... Chissà!
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3.0Scorrevole, 29-02-2012
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Vincenzo Malinconico sa essere ironico, sagace ma anche impacciato e poco propositivo. Interessante e realista la descrizione del contesto in cui si muovono gli avvocati odierni.
Libro non troppo impegnativo che però ci offre uno spaccato interessante sulla vita di un giovane avvocato che stenta a tenere insieme i pezzi della sua vita.
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3.0Ironico, 14-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ironoco, intelligente, libro di piacevole lettura, sicuramente non impegnativo. Si legge quasi tutto in un fiato. Assolutamente consigliato. La storia risulta del tutto credibile e divertente. Nel finale grande riscatto. Bravo De Silva. Anche i miei amici ne sono rimasti folgorati!
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3.0meglio la seconda prova, 14-11-2010
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L'avvocato Vincenzo Malinconico è davvero un bel personaggio. Lo conosciamo in questo romanzo, ma è nella sua seconda apparizione, in "mia suocera beve" che Da Silva concede al suo personaggio la compiutezza, la maturità, che ottimizza la verosimiglianza senza perdere niente della sua unicità. Ad ogni modo è un bel romanzo anche questo, piacevole. Divertente con intelligenza.
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4.0Forza Antò, 14-10-2010
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De Silva sembra il figlio di Lanzetta e De Luca, grandissimi scrittori napoletani.
Scrittura italiana con sprazzi di napoletano che non stonano mai.
Libro narrante le avventure di un avvocato che lavora, si diverte, diventa triste, ha paura e ricorda.
Pieno di tutto tranne che di sentalismo.
Il che a miei occhi lo fa salire di livello.
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4.0Da leggere, 07-10-2010
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Bel romanzo, che, in chiave tragicomica, mette a nudo la strampalata vicenda professionale di un uomo nel quale in molti si riconosceranno, oltre che la sua complicata situazione familare. La linea brillante seguita dall'autore mantiene viva l'attenzione del lettore fino alla sorpresa finale. Senz'altro da leggere.
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5.0Brillante, 27-08-2010
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Libro di piacevole lettura, sicuramente non impegnativo. In alcuni tratti brillante e veramente spiritoso, la verità.
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5.0Un gran bel romanzo, 16-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Diego de Silva scrive molto bene, il risultato è un romanzo snello, dinamico, che regala al lettore un'ampia gamma di emozioni. L'ironia è sempre presente, irresistibili gli incontri-scontri col cane...
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4.0che strano, 05-08-2010
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Un libro abbastanza strano perchè non si capisce bene cosa ci voglia raccontare, però l'ironia che traspare dalle pagine e la volgia di sapere che fine farà il protagonista me lo ha fatto apprezzare.
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4.0Simply, 06-07-2010
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Bello! mi ha fatto ridere in un momento in cui ho veramente poco da ridere. Anch'io ho avuto una serie di case arredate Ikea, ma non avevo pensato di chiamare i mobili con il loro nome, quasi fossero di famiglia.
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