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Il nome della rosa

Il nome della rosa

di Umberto Eco


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Descrizione

Il romanzo d'esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: "Il libro più intelligente - ma anche più divertente - di questi ultimi anni" (L. Gustafsson, Der Spiegel); "Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura ... Eco, ancora bravo!" (Robert Maggiori, Libèration); "Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli" (R. Ellmann, The New York Review of Books); "Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura" (Punch); "È riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d'un fiato, accattivante, comico, inatteso..." (M. Fusco, Le Monde).

Dettagli del libro


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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 10 recensioni)


3.0Il nome della rosa, 27-05-2012
di D. Perissinotto - leggi tutte le sue recensioni

«Il romanzo di Umberto Eco spinge il lettore a riflettere sulla natura dei libri e della conoscenza e sull'uso che se ne può fare. E' un libro un po' impegnativo dal punto di vista della natura; certe parti sono molto belle e scorrevoli, mentre altre appaiono abbastanza noiose, specialmente quando si hanno i flashback storici che vanno avanti per molte pagine.»

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4.0Un pò troppo eco, 23-05-2012
di V. Longobardo - leggi tutte le sue recensioni

«Il nome della Rosa, è un libro da cui mi aspettavo molto, soprattutto avendolo letto dopo il pendolo di Focault. Nonostante mi sia piaciuto, essendo un ottimo thriller, ambientato in epoca medievale, è risultato con un ritmo un pò troppo lento e con troppe digressioni su fatti storici o nozioni, che vanno a interrompere l'immersione nella storia da parte del lettore.»

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5.0Il nome della rosa, 15-05-2012
di C. Cossu - leggi tutte le sue recensioni

«La scrittura è, come tipico di Eco, colta e complessa e questo potrebbe in un primo momento scoraggiare il lettore. Ma la trama è così avvincente (come l'ambientazione e i personaggi) che riuscirà davvero a coinvolgerci completamente e a farci innamorare di uno dei periodi a mio parere più affascinanti e carichi di mistero della storia: il Medioevo. Il nome della rosa rappresenta un modello, un esempio per tutti i gialli storici successivi. Un Capolavoro, non ci sono dubbi.»

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5.0Il nome della rosa, 18-04-2012
di S. Marcello - leggi tutte le sue recensioni

«Non credevo che questo libro mi potesse colpire così, già dalle prime pagine e poi lasciarmi un così buon ricordo per anni e anni. Chi ancora non l'ha letto, deve farlo immediatamente, purtroppo Eco non è mai riuscito a ripetersi almeno secondo me, questo resta il suo capolavoro irraggiungibile. Consigliato»

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4.0Consigliato, 14-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di C. Morabito - leggi tutte le sue recensioni

«E' un thriller storico ambientato in età medievale, scritto in forma di manoscritto. Le vicende si svolgono attorno ad un monastero benedettino, luogo di avvenimenti macabri e inquietanti, ed è proprio la vita monastica a dettare i ritmi della storia, suddivisa in sette giornate. Il linguaggio non è proprio semplice e scorrevole, ma a tratti "latineggiante", a tratti "filosofeggiante"; troppo prolisso nelle descrizioni (per esempio, quella del portale! ) . Consigliato a un lettore esperto.»

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4.0Il nome della rosa, 01-03-2012
di F. Palombo - leggi tutte le sue recensioni

«Eco è magistrale in questo libro; rispetto ad altri suoi testi è ancora più affascinante perché non si ferma a dilungarsi su trattazioni storiche che a mio avviso appensantiscono solo la lettura. Inoltre, il fatto che abbracci una così grande vastità di temi lo rende adatto ad un pubblico enorme. Da avere in ogni biblioteca. »

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5.0Eco è un genio, 24-02-2012
di A. Grohovaz - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro è un vero capolavoro. Scorre liscio fino alla fine, senza intoppi, perfetto. Non riesci a staccare gli occhi fino a quando non lo hai terminato.
Coinvolgente, ti fa sentire davvero il bisogno di arrivare all'ultima pagina, scoprire l'assassino, aggirarti in quei corridoi stretti, sentire il profumo dei libri antichi che aleggia nell'abazia.
»

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5.0Più che un romanzo, 28-01-2012
di V. Ruggiero - leggi tutte le sue recensioni

«Per una linguista come me, il romanzo in questione è stato davvero sorprendente ed indimenticabile. Questo è un romanzo che abbraccia più generi: quello di romanzo medievale, giallo, thriller teologico, linguistico... Insomma, ha diversi livelli di lettura ed è quindi adatto ad un vasto pubblico.
Non è un semplice romanzo contro la Santa Inquisizione.
»

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2.0Il nome della rosa, 25-01-2012
di B. Pesapane - leggi tutte le sue recensioni

«Decisi di comprare e leggere questo libro dopo averne sentito molto parlare, ma non è stato assolutamente all'altezza della sua fama. Mi aspettavo un libro completamente diverso: avvincente, entusiasmante e coinvolgente, da come mi raccontavano, ma io l'ho trovato estremanete noioso e pesante, l'ho finito soltanto perchè non mi piace lasciare i libri a metà. Leggetelo solo se avete tanto tempo per la lettura, altrimenti lo accantonerete sicuramente!»

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4.0Adso, Guglielmo e centomila, 24-01-2012
di M. Camplone - leggi tutte le sue recensioni

«Interessante, sì, ma - rispetto agli altri libri di Eco - pure bello. Perché, di regola, l'autore indulge troppo nello storicizzare un racconto inserendovi, come fossero elementi separatori, dottissime ma lunghissime incidentali. E la continuità ritmica del racconto così si interrompe, inceppando il ritmo della lettura. In questo libro, invece, Eco è molto bravo: è bravo come sempre nel legare una storia di fantasia alla Storia reale ed è bravo come puro narratore, nel caratterizzare i personaggi, dallo splendido frate umanista Guglielmo - masticatore di erbe eccitanti e sfioratore di bestemmie quando irritato, ma anche intellettuale luminoso ed equilibratissimo critico delle emozioni - alle figure di contorno quali il tristo bibliotecario dell'abbazia, la cui solennità nasconde - come fosse un vecchio ministro degli esteri - il vuoto della sua personalità. Anche il coprotagonista, il novizio adolescente Adso, è molto ben delineato e ci mostra - lui allievo di cotanto Guglielmo - quanto si possa seminare con cura una terra sterile per vederla restare comunque inerte; Adso è, come si dice, "figlio del suo tempo", ma si ha l'impressione che possa rappresentare l'archetipo della sterilità intellettuale di ogni tempo.
Il libro è Storia e fantasia ed è anche un romanzo poliziesco, come si sa, però lo trovo più originale come racconto di critica sociale; è originale perché, sebbene appaia lontana nella condizione e nel tempo, questa comunità di frati trecenteschi mostra invece quanto le emozioni dell'uomo e le umane reazioni alle emozioni rispondano ad un codice che è sempre uguale. Non esistono, insomma, mondi separati né dalla Storia, né dai diversi costumi che sono, come dice la parola, solo la pellicola esterna di un corpo. Eco lo fa dire a frate Guglielmo: esiste una lussuria del denaro ed una lussuria della conoscenza; il frate ha la seconda, ma è sempre lussuria: un vizio che può uccidere. Guglielmo è un Holmes che non vince, forse perché è un maestro, un educatore, e nel chiuso d'una abbazia di monaci come nel chiuso del mondo, l'autore sembra suggerire che educare non si può perché la nostra natura resiste all'evoluzione rapida; alla faccia del credo Zen, non c'illuminiamo d'un lampo e nemmeno col sole di tutti i giorni. Forse, con le ere geologiche. E allora perché insegnare? Perché è bello, e perché non si sa mai.
»

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