Giudici

Giudici

4.5

di Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo, Carlo Lucarelli


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In sintesi

Chissà essere giudici. Avere il potere di decidere. Pubblicamente. Dare il giudizio definitivo. Convincersi che è giusto così. Perché così è la legge. Ci vuole di sicuro una grande preparazione teorica. Studiare studiare studiare tanto. E poi studiare ancora. Sempre. E nervi saldi, anche. Non ci si può lasciare andare alle emozioni. Né va della vita delle persone. Non si può tentennare troppo. Mai essere indecisi. Mai essere frettolosi. I giudici sono sempre sicuri quando parlano, perché devono esprimersi, e quel che dicono è legge, proprio appena finiscono di pronunciarlo.
Per questo è un mestiere che non tutti possono affrontare. Per farlo, bisogna essere capaci di gestire situazioni conflittuali cariche di tensioni, bisogna essere in grado di gestire situazioni sempre complicate e spesso terribili senza entrare in crisi. Conservando, almeno apparentemente, la dignità e la ragione per decidere e applicare la legge, nel modo che sia il più possibile uguale per tutti. Ma anche un giudice, in quanto uomo, può avere i suoi punti critici. Di tensione e di conflitto.
Da un po’ di anni a questa parte, i giudici fanno più paura del solito a molti politici, ma spesso non lo fanno neppure apposta: seguono la legge. Molti politici, dal canto loro, cercano di mettere sempre più paura a molti giudici riempiendoli di regali, o facendosi le leggi, apposta.
“Giudici” è un libro che racchiude in sé tre storie scritte da Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli. Tre storie di giudici.
Quella di Andrea Camilleri è la storia di un giudice che da Torino viene trasferito in Sicilia, pochissimo tempo dopo che ci fu l’Unità d’Italia. Giudice candido che non si accorge dei pericoli in cui si infila, e che per questo diventa quasi un eroe da leggenda, che ci si racconta tra colleghi il venerdì sera, dopo il lavoro.
La storia di Giancarlo De Cataldo è invece ambientata ai giorni nostri e racconta i problemi della Giustizia affermandone contemporaneamente la necessità assoluta per il funzionamento della nostra società. Il tutto, facendoci spiare dalla camera di consiglio di un’aula di corte d’assise.
Carlo Lucarelli racconta la storia di un poliziotto che svolge il compito di scorta a un giudice, anche se sembra che di questa scorta non ce ne sia alcun bisogno. Ma poi cominciano ad accadere cose strane e insolite. E la paura comincia a farsi strada negli occhi nervosi di tutti.

Note sull'autore

Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle il 6 settembre 1925. Dopo una breve esperienza di studi presso il collegio vescovile, dove viene espulso per il comportamento poco disciplinato, ottiene la maturità classica nel maggio del ‘43 presso il Liceo Empedocle di Agrigento, pur non sostenendo gli esami di maturità in quanto il preside della scuola decise che sarebbe stato sufficiente lo scrutinio, visto l'imminente sbarco in Sicilia degli alleati. Nel ‘44 si iscrive all'Università, alla facoltà di Lettere, ma non consegue la laurea. Nel ‘45 entra a fare parte del Partito Comunista Italiano e inizia a pubblicare brevi racconti e poesie. Dal '48 al '50 studia regia all'Accademia Nazionale d’ Arte Drammatica Silvio d'Amico per poi lavorare come regista e sceneggiatore. Nel ‘54 tenta l'ingresso in RAI, ma non ha successo in quanto appartenente al Partito Comunista. L'ingresso in RAI avverrà anni dopo. Nel ‘57 sposa Rosetta Dello Siesto, da cui ha tre figlie. L'esordio nella narrativa avviene nel 1978 con un romanzo dal titolo "Il corso delle cose", scritto dieci anni prima e pubblicato da un editore a pagamento. Seguiranno altre numerose opere, ma il vero successo avviene con la serie dedicata al commissario Montalbano, il cui primo romanzo è del 1994 ed è intitolato "La forma dell'acqua". La serie legata al commissario Montalbano dà vita ad una serie televisiva di successo, dal titolo omonimo, che trova il favore del grande pubblico, aumentando la fama dell'autore. Camilleri è un autore che, attraverso i romanzi, racconta la Sicilia, con ambientazioni, atmosfere, personaggi e dialoghi che emanano quel fascino e quella simpatia tipica della sua terra.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 8 recensioni)

3.03 racconti , 21-07-2012
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Tre racconti che a loro modo trattano vicende purtroppo comuni del nostro paese. Il migliore è sicuramente il racconto di Camilleri, ironico e immediato allo stesso tempo. Il racconto di Lucarelli ha una buona struttura, peccato per il finale che si risolve in un paio di pagine rispetto quelle dedicate al resto della storia. De Cataldo si allontana dal coinvolgimento di romanzo criminale, e forse è il racconto che rapisce meno rispetto a tutti e tre.
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5.0Giudici, 11-05-2012
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Ho acquistato questo romanzo perchè mi hanno fatto gola i tra autori, maestri del giallo italiano, e per mia fortuna non sono rimasto deluso dalle aspettative che mi ero creato. Questo libro è strutturato in tre parti, ovvero tre racconti ciascuno scritto da un autore. Il primo quello di Camilleri si può anche non commentare perchè ogni parola sarebbe superflua; il secondo brano di Lucarelli regge bene il confronto col Maestro, e il terzo se devo ammettere è quello che mi ha entusiasmato meno, ma mantenendo sempre standard elevati.
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5.0Descrizione perfetta.., 03-05-2012
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I 3 grandi scrittori, Camilleri, Lucarelli e De Cataldo, ci delineano ciò che significa fare il magistrato, nell'attuale società che spesso disprezza il duro lavoro fatto dai giudici. Le storie semplici ma lasciano il segno. E' un libro che può essere apprezzato da tutti, grazie alle capacità narrative dei 3 eccellenti autori.
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5.0Giudici, 25-04-2012
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Tre romanzi scritti da dei maestri del giallo, Camilleri, De Cataldo e Lucarelli. Tre racconti, Il giudice Surra, La bambina e Il triplo sogno del procuratore che confermano l'abitità degli autori, che sanno tessere trame coinvolgenti ed appassionanti, ma soprattutto attualissime. Una raccolta da leggere e da consigliare.
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4.0Essere giudice ieri ed oggi, 07-03-2012
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Durante un periodo come questo, in cui la magistratura è sotto assedio, tre grandi firme del Noir italiano: Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo.
Tre autori e tre racconti di tre giudici ambientati in tre epoche diverse in tre diversi luoghi dell'Italia che raccontano, attraverso le vicende dei protagonisti, cosa voglia dire essere giudice oggi, come ieri. Il migliore? De Cataldo.
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4.0Imperdibile, 26-02-2012
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Un trio di superstar della letteratura italiana per contemporanea per un tre racconti intensi, brillanti, emozionanti su una categoria professionale costantemente sotto accusa, spesso per mera propaganda. Camilleri fa dell'ironia, come sempre, la sua arma vincente, Lucarelli si inoltra in un campo minato come quello dei brigatisti e dei servizi segreti, De Cataldo... Eccezionale, una marcia in più degli altri. Imperdibile
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4.0Da leggere, 26-01-2012, ritenuta utile da 1 utente su 5
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Un libro che contiene tre storie raccontate da tre grandi scrittori italiani!
Il racconto di Andrea Camilleri si intitola "Il giudice Surra" ed è ambientato nei primi anni dell'Unità d'Italia. Ha come protagonista Surra, un uomo del nord che arriva in Sicilia ed è costretto a fare i conti con la Mafia del posto.
Il racconto di Carlo Lucarelli dal titolo "La bambina" è invece ambientato a Bologna durante gli anni '80 ed ha come protagonista un giudice ragazzine che si vedrà costretta a vivere nella clandestinità. Il racconto di Giancarlo De Cataldo infine, racconto dal titolo "Il triplo sogno del procuratore", cerca di far comprendere che spesso sono proprio le lotte interne a creare rallentamenti alla giustizia.
Tre racconti che coinvolgono ed appassionanto dando al lettore modo di riflettere sulle indagini che spesso in Italia vengono condotte.
Lo consiglio!
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4.0Carino, 26-09-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un buon prodotto editoriale che viene pubblicato in un periodo in cui i giudici sono sotto assedio. I tre più grandi giallisti contemporanei nazionali ci regalano tre storie tra loro molto diverse, ma che nel complesso si integrano alla perfezione. Dei tre testi trovo più interessante quello di Lucarelli, mentre quello di Camilleri è un po' troppo scontato.
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