Ecco la storia

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4.0

di Daniel Pennac


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Descrizione

Il romanzo parte, non casualmente, al condizionale: "Sarebbe la storia di un dittatore agorafobico" che, volendo andare a vivere tranquillamente in Europa e sfuggire all'orribile destino predettogli da una maga, sceglie un sosia, che a sua volta sceglie un sosia, che a sua volta sceglie un sosia... Inizialmente uguale come una goccia d'acqua al dittatore, a sua volta simile a Rodolfo Valentino, il sosia subisce inavvertibili ma costanti cambiamenti, pur mantenendo una leggera somiglianza con il modello originario. Il popolo del piccolo stato di Teresina, però, attribuisce il cambiamento all'usura della politica.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 4 recensioni)

3.0Non il Pennac più noto, ma molto bello, 12-12-2014
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È un libro insolito e particolare, se pensiamo che lo ha scritto Pennac, che ha uno stile unico e inconfondibile. È una convulsa parabola politica su temi classici sudamericani: dittatori e loro sosia, scioperi e sindacati, etica e avidità. Pennac, però, aggiunge a tutto questo alcuni elementi decisamente bizzarri: l'età d'oro di Hollywood, morte e opere di star come Chaplin e Valentino, la vita nelle grandi pianure brasiliane, e questa commistione ricorda un po' Murakami.
La cosa più strana, in questo romanzo, è l'approccio stilistico: Pennac usa costantemente diversi punti di vista, diversi modi di narrazione, elementi autobiografici che delineano personaggi, luoghi e storie, in modo non lineare: sembra che la storia principale sia sviluppata nelle prime 50 pagine, ma poi accade qualcos'altro, che pian piano si evolve e conduce la storia ripetutamente avanti e indietro creando un intreccio singolare a volte straniante, a volte fastidioso, ma sempre originale. È molto interessante anche dal punto di vista della teoria letteraria, e ha alcuni spunti filosofici molto intriganti.
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5.0Ecco la storia, 03-09-2011
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Straordinario saggio romanzo che riesce con la solita scorrevolezza e ironica scrittura di Pennac a mettere in luce il suo personale processo creativo. La storia viene infatti scomposta davanti i nostri occhi mostrando come anche il più piccolo dettaglio viene analizzato e ricreato tramite ricordi ed esperienze. Bellissimo.
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4.0Ecco la storia, 19-05-2011
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Tipico esempio di romanzo nel romanzo, o metaromanzo, della narrativa pennacchiana. All'interno del romanzo dedica uno spazio ampissimo a Charlie Chaplin ed in particolare a "The great Dictator". Non avendolo mai visto in versione integrale, ma solo a pezzi, ho colto l'occasione. Il film è decisamente un capolavoro. Credo che il discorso di Chaplin/Hynkel, in cui finge di parlare in un improbabile tedesco, sia il padre dei discorsi fatti in una lingua "finta". La sua mimica è senza ombra di dubbio ineguagliabile ed è stata da molti imitata.
Forse l'aspetto più sorprendente è che il film è del 1940. Chaplin poteva solo immaginare certi aspetti ed è riuscito a renderli con una maestria suprema. Al termine della guerra, quando gli orrori del nazismo sono venuti a galla, si è scusato per questo film, dicendo che se avesse saputo non avrebbe mai osato scherzare su un tale dramma. La lettura del libro fornisce spunti interessanti di lettura e approfondimenti che fanno apprezzare il film ancora di più.
Ottima accoppiata!
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4.0Ecco la storia, 29-03-2011
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C'è tutto Pennac in questo suo nuovo romanzo fantastico, val la penna leggerlo. E' un intreccio fatto di immagini riflesse negli specchi, di incastri e di metaracconti. La finzione e la realtà si intersecano a tal punto che non è più possibile distinguerle. Pennac inizia narrando una storia alla sua maniera scanzonata, poi si ferma e spiega da dove sono nate quelle idee, per tornare di nuovo nella storia e ancora fuori, fino a non distinguere più ciò che è vero da ciò che non lo è. Decisamente particolare, anche se forse non il suo migliore romanzo.
All'interno del romanzo dedica uno spazio ampissimo a Charlie Chaplin ed in particolare a The great Dictator. Non avendolo mai visto in versione integrale, ma solo a pezzi, ho colto l'occasione. Il film è decisamente un capolavoro. Credo che il discorso di ChaplinHynkel, in cui finge di parlare in un improbabile tedesco, sia il padre dei discorsi fatti in una lingua "finta". La sua mimica è senza ombra di dubbio ineguagliabile ed è stata da molti imitata.
Forse l'aspetto più sorprendente è che il film è del 1940. Chaplin poteva solo immaginare certi aspetti ed è riuscito a renderli con una maestria suprema. Al termine della guerra, quando gli orrori del nazismo sono venuti a galla, si è scusato per questo film, dicendo che se avesse saputo non avrebbe mai osato scherzare su un tale dramma. La lettura del libro fornisce spunti interessanti di lettura e approfondimenti che fanno apprezzare il film ancora di più.
Ottima accoppiata!
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