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La donna di scorta

La donna di scorta

di Diego De Silva


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Un uomo sposato e una giovane single s'incrociano su un marciapiede in una mattina di pioggia. Subito s'innamorano. Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare una normale relazione fra amanti, s'invertono fin dall'inizio. Livio, antiquario radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere: Dorina non vuole prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente di più di quello che Livio è disposto a darle, sconvolgendo in questo modo l'assetto ordinato della vita di lui. Il romanzo mette a nudo un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende, non ha bisogno di sacrifici, riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell'altro trova la sua ragion d'essere.

Note su Diego De Silva

Diego De Silva è nato a Napoli il 5 febbraio del 1964. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Dopo aver conseguito la laurea, si dedica alla professione di avvocato penalista. Il suo romanzo d’esordio è stato pubblicato nel 1999 e si intitola “La donna di scorta”. Grazie a questa opera prima, Diego De Silva ha vinto il Premio del Giovedì Marisa Rusconi ed è stato finalista del Premio Montblanc. Il romanzo che gli farà decidere di abbandonare la professione di avvocato per dedicarsi completamente alla scrittura è “Certi bambini”, del 2001, finalista al Premio Campiello di Venezia dello stesso anno e dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto dai registi Andrea e Antonio Frazzi, vincitore di due David di Donatello e di altri numerosi premi nazionali ed internazionali. Successivamente Diego De Silva ha pubblicato: “Voglio guardare”, del 2002, “Da un’altra carne”, del 2004, “Non avevo capito niente” (finalista Premio Strega), del 2007, “Mia suocera beve”, del 2010, “Sono contrario alle emozioni”, del 2011, e “Mancarsi”, del 2013. Oltre a dedicarsi alla narrativa, lo scrittore napoletano scrive per il cinema e collabora con il quotidiano Il Mattino. Attualmente Diego De Silva vive tra Salerno e Roma.

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.4 di 5 su 5 recensioni)

1.0è la solita storia, 09-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Avevo sentito parlare bene di questo romanzo e incuriosito ho ocminciato a leggere, ma dopo un paio di ore di lettura, non è decollato, anzi. L'argomento dell'amore tra i due protagonisti è trattato in modo asettico direi, nessuna passione o sentimento trapela dalle pagine di questo scritto. Ne ho trovata anche complicata la lettura. La maniera di scrivere dell'autore non mi ha conquistato, direi l'opposto piuttosto. Per tutte queste cause il romanzo non merita più di una stellina.
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2.0La donna di scorta, 28-02-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Incuriosito dal titolo ho acquistato questo libro. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più, in alcune occasioni l'ho trovato molto discontinuo, anche se la scrittura non è da denigrare anzi, è molto scorrevole. E' la storia di un uomo che "perde la testa" per questa ragazza che però non sarà mai attiva nella storia come vorrebbe lui. Finale sorprendente.
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3.0La donna di scorta, 28-07-2011
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Il libro scorre via piacevolmente, e ammetto che mi ha appassionato la vicenda ivi trattata. Allora cosa non mi convince? Non riesco a focalizzarlo fino in fondo. Vediamo un po' la storia: Livio è sposato con Laura ed hanno una bella figlia di sette anni; un giorno per caso incontra Dorina e se ne innamora perdutamente. Livio non sa decidere tra i due sentimenti. E Dorina nulla gli chiede, non vuole prendere il posto della moglie, riconosce di essere viva solo perché viene amata. E questa mancanza di richieste è ciò che manda in tilt il sistema di vita di Livio, che si trova ad affrontare un sistema di valori che non è suo, che non sa riconoscere e verso cui non sa come comportarsi. Forse dovrebbe capire chi è, dentro, internamente. Ma è un percorso che non riesce a fare. Ecco, questo è uno degli elementi defocalizzanti. Perché esternamente è possibile che si sia confusi, che si navighi a vista, ma in qualche strato interno c'è una consapevolezza, una visione di quello che stiamo facendo. Forse inconfessata, ma c'è. E quando tutto si srotola, a quell'io profondo bisogna tornare. Magari si continueranno a fare stupidaggini, ma stupidaggini consapevoli. Qui, sembra che Livio si lasci trasportare dalle onde, a volte felice, a volte depresso, quasi senza motivo, trascinando gli altri nei suoi alti e bassi, facendo loro del bene o del male, sempre inconsapevolmente, inavvertitamente. Non dico che si è sempre presenti, duri e puri, ma quando si arriva a dei nodi, bisogni prendere una decisione, fosse anche quella di lasciare che i nodi siano annodati. Ma sono sempre decisioni coscienti. Il fatto di non riuscire ad entrare in questo modo di agire dei personaggi mi ha da un lato fatto leggere il libro di corsa, per vedere se riuscivano a prendere coscienza, a dire qualcosa a sé stessi, dall'altra mi ha escluso dal libro, che non riesco a trovare ragione in questo modo di ragionare. E poi mi dico sempre (come in uno degli ultimi libri letti) l'autore si spalma sulla sua opera, e tira fuori in ogni caso sé stesso, anche nei personaggi che sembrano a lui distanti o da cui prende le distanze. Ma se questo è il mondo del buon De Silva, io lo leggo, ma non lo capisco.
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3.0Disturbante, 26-05-2011
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E' un libro che lascia sensazioni spiacevoli, sia che chi lo legga sia uomo o donna. Disturba per lo svolgersi dell'azione, per il modo in cui si svolge, per i l modo in cui non si svolge. Per tutta la durata del racconto l'unica scelta che i protagonisti fanno è di non scegliere, finché...
De Silva è sempre molto bravo a raccontare situazioni "estreme" ma è come se qui mancasse qualcosa, è come se fosse sospeso e non riuscisse a decidere in che direzione andare.
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3.0La donna di scorta, 31-03-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Non giudicatemi male, ma l'ho preso per il titolo. Peccato. Peccato perché l'idea di partenza era buona: sovvertire le regole di una coppia di amanti, dove lui sposato e padre soffre per la quasi indifferenza di lei, donna libera in maniera quasi intollerabile.
Peccato perché la lingua utilizzata a supporto della narrazione non è assolutamente all'altezza. Piatta, sciatta, trascurata. Si ha molto spesso l'impressione di leggere dei pensierini a volte anche troppo ingenui in un tema di un liceale, e neanche di quelli troppo bravi.
Sinceramente mi stupisco che gli editor di una casa editrice blasonata e (una volta) attenta come Einaudi abbiano potuto dare alle stampe un romanzo del genere.
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