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Dimmi che non vuoi morire

Dimmi che non vuoi morire

di Massimo Carlotto, Igort


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Una storia inedita dell'Alligatore, il personaggio su cui si basa la popolarità di Carlotto presso il grande pubblico, disegnata da uno degli illustratori più famosi e innovativi del panorama europeo, Igort. Marco Buratti - detto l'Alligatore per il suo passato di cantante blues - è un ex detenuto che lavora come investigatore senza licenza. Ha due soci, entrambi con alle spalle una storia di frequentazioni delle patrie galere come lui, che lo aiutano nelle indagini: Beniamino Rossini, contrabbandiere e rapinatore, esponente della vecchia malavita milanese e Max la Memoria, ex appartenente a un gruppo della sinistra rivoluzionaria, esperto di controinformazione e analista dei fenomeni malavitosi. La loro base la Cuccia, il locale di Padova, proprietà dell'Alligatore, dove si ascolta blues e si beve calvados e dove vengono di solito ricevuti i clienti. "Dimmi che non vuoi morire" (che è lo sviluppo naturale dei cinque romanzi pubblicati in precedenza in Italia e in diversi paesi europei) è ambientato tra la Sardegna, Parigi e il Nordest. La vicenda prende le mosse quando il proprietario di un noto ristorante di Cagliari si rivolge all'Alligatore e ai suoi soci e li ingaggia per ritrovare loanna, la sua amante, una donna che vive come se fosse l'incarnazione di una nota cantante italiana degli anni Sessanta. I tre si mettono alla sua ricerca ma le cose ben presto si complicano.

Note su Massimo Carlotto

Massimo Carlotto è nato a Padova il 22 luglio del 1956. La sua vita viene sconvolta da un evento tragico. Era il 1976 e lui era uno studente universitario. Una sera, tornando a casa, sente delle urla provenire dall’edificio dove abita sua sorella. Trova aperta la porta d’ingresso di uno degli appartamenti, entra per controllare cosa è successo e rinviene il cadavere di Margherita Magello, una giovane di venticinque anni uccisa da 59 coltellate. In un primo momento fugge, spaventato, e poi si reca volontariamente a testimoniare. La polizia però lo accusa dell’omicidio. Nonostante la Corte d’Assise di Padova lo avesse assolto per insufficienza di prove, la Corte d’Assise d’appello di Venezia lo condanna a 18 anni di reclusione, pena che nel 1982 viene confermata anche dalla Corte di Cassazione. Dopo il processo d’appello decide di fuggire, dandosi alla latitanza all’estero. Si reca prima in Francia e poi in Messico. La sua latitanza dura tre anni, nel 1985 viene arrestato dalla polizia messicana e rimpatriato in Italia. Al momento del rientro in Italia, nasce il Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto, che si muove per sensibilizzare l’opinione pubblica e per richiedere la revisione del processo. Alla campagna di informazione aderiscono anche autorità e intellettuali, tra cui lo scrittore Jorge Amado, che nel 1986 lancia un appello dalle pagine di Le Monde. Intanto Massimo Carlotto, in carcere, si dedica alla scrittura, anche per cercare di superare il trauma della vicenda in cui è stato coinvolto. In carcere inoltre si ammala, accendendo nuovamente le proteste dell’opinione pubblica che continua a muoversi per la sua scarcerazione. Nel 1989 la scoperta di nuove prove determina la revisione del processo, dopo numerose peripezie burocratiche e legali, nel 1993 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro concede la grazia a Carlotto. Una volta ottenuta la libertà, Massimo Carlotto si dedica alla scrittura. Il suo primo romanzo, del 1995, si intitola “Il fuggiasco”, un’autobiografia romanzata sulla sua latitanza. A questa prima opera ne sono seguite molte altre, spesso di genere noir, alcune delle quali sono state trasposte sullo schermo. Attualmente Massimo Carlotto vive e lavora a Flumini di Quartu Sant'Elena, in Sardegna.

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