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Diario Dogon

Diario Dogon

di Marco Aime


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Descrizione

Questo diario, nato da molti viaggi in Mali, tenta di analizzare il curioso gioco di specchi tra etnologi, dogon e turisti, ma costituisce anche una riflessione su cos'è oggi il turismo dell'esotico, quali sono i meccanismi culturali e sociali che innesca, quali dialoghi o scontri si aprono tra visitatori e visitati.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)


5.0Divulgazione intelligente, 01-03-2012
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Ho trovato questo libricino di un onestà intellettuale fuori da ogni aspettativa. Marco Aime è un grande antropologo, ma anche un ottimo divulgatore ( ho letto praticamente tutti i suoi libri) . Il "Diario dogon" racconta una cultura stupefacente come quella di questo misterioso popolo del Mali, ma anche la superficialità con cui noi occidentali affrontiamo la loro conoscenza, sia attraverso i libri che i viaggi in loco. Il tema è molto interessante e la scrittura di Aime piacevole e leggera, a mio parere il tutto va letto -come mi pare anche lo scrittore abbia voluto fare- senza giudizi di sorta.»

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4.0Diario dogon, 04-08-2011
di L. Caoizzo - leggi tutte le sue recensioni

«Uno scienziato serio alle prese con uno dei tanti enigmi antropologici del sudamerica. Vedremo se i Dogon saranno così, smitizzati dal suo occhio lucido e cinico, o saranno ancora come nel Dio d'acqua di Griaule, che negli anni Trenta ne ha costruito il mondo fantastico-fabuloso (non è un errore, volevo farvi venire in mente non solo le favole ma anche l'affabulazione, che sembra essere una prerogativa dogoniana, del tipo come ci piace parlare' ) . Qui, in questo libro primo per me nello specifico sui posti che si andranno a vedere mi colpisce, pur nella constatazione del passaggio decennale tra lo scritto e la mia fruizione del testo, la sintonia che ho con Aime sulla difficoltà di andare viaggiando. Cioè, tutti sanno quanto mi piaccia andare in giro, a vedere e riempirmi gli occhi e la mente di cose. Ma quanto poi si vede realmente, in queste toccate e fughe che forse non fanno altro che alimentare miti consumistici lasciando nessuna traccia nella propria crescita interiore. Posso dire che poi solo dopo qualche volta che torno e torno, riesco a superare certi muri, certe difficoltà. La prima volta è uno spalancare gli occhi e farsi assorbire dalle immagini, suoni, luci e colori. Solo dopo, altre volte, il tutto si stempera con la quieta accettazione del luogo e delle sue particolarità, nel bene e nel male, come l'ultima volta a Gerusalemme. Ma torniamo ai Dogon, a quello che si vedrà, al trekking sulla falaise. Come dice Seneca, lasceremo noi stessi nelle nostre case, e viaggeremo con gli occhi aperti. Senza miti precostituiti. In fondo, ho quasi dispiacere di aver letto dei maliani, delle loro storie, ma anche delle quotidiane meschinerie. Chissà »

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