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Il cappotto

Il cappotto

di Nikolaj Gogol'

3.5

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Akakij Akakievic Basmackin è un mite impiegato, deriso dai colleghi, copiatore di lettere ad un ministero, così povero da dover risparmiare un intero anno per potersi far fare un nuovo cappotto dal sarto. La felicità di sfoggiarlo dura un solo giorno: la sera stessa viene assalito e derubato del suo bene prezioso. La polizia lo tratta malamente e non riesce neppure una colletta tra i colleghi. Dopo pochi giorni Akakij Akakievuc muore di disperazione e di freddo. Il senso della non esistenza, la descrizione profonda e autentica della condizione umana resa "oggetto" e la ricerca dell'ideale. Akakij Akakievié, modesto funzionario schiacciato dalla vita, grazie a un cappotto nuovo riesce a risvegliare il suo carattere e vivere una parvenza di esistenza sociale. Un sogno ironico e metafisico dove, come afferma Nabokov, "è l'assurdo la musa favorita di Gogol"'. Goffaggini, tragedie, speranze tradite e illusioni riconquistate: il fantasma di Akakij si aggira dal 1843 tra noi, continua a farlo, fantasma inquieto, oggi.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 5 recensioni)

4.0Satira dolceamara, 27-03-2012
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La grottesca vicenda di Akakii Akakievic, della sua indigenza, della sua sudditanza, del suo cappotto e successiva rivalsa verso il mondo della borghesia che lo considerava un reietto. "Il cappotto" è una sorta di parabola negativa che lascia un sapore di tristezza e frustrazione nello svelare al lettore la cruda verità nella quale, questa volta fuori dalla finzione letteraria, anch'egli si trova immerso. Amaro, uno schiaffo all'arroganza dei potenti che pervade le vicende umane della Russia del tempo come oggi.
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3.0Fantasmagoria alla Gogol, 21-03-2011
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Il mite Akakij Basmackin è un impiegato ministeriale bersaglio dei colleghi. Dopo un anno di privazioni riesce a comprarsi un cappotto nuovo dal sarto Petrovic. Purtroppo viene assalito per strada e derubato di detto cappotto. In seguito a questo accidente Akakij muore di disperazione e di freddo. Il suo fantasma ritorna per le strade di Pietroburgo per strappare il cappotto ai passanti come nemesi dell'estinto. E' il solito romanzo paradossale di Gogol che, come ne "Il Naso" e ne "Il Calesse", denuncia l'ambiguità e la falsa apparenza di Pietroburgo che con la sua burocrazia impiegatizia sacrifica tutti i valori della vita. Unico rimedio è la morte o la follia.
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4.0La crudeltà dell'animo umano, 29-09-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Il Cappotto caratterizza in modo preciso la maniera gogoliana in una duplice direzione: realistica e fantastico-grottesca. E' la storia di un piccolo impiegato, Alakij Akakevic': accorgendosi che il suo vecchio e logoro cappotto non ne può più e dovendone acquistare uno nuovo egli deve ricorrere a un'infinità di privazioni, come la drastica riduzione dei pasti o l'impegno di camminare con passo leggero per non consumare le suole delle scarpe. Ma quando finalmente il sogno è realizzato la sua felicità dura poco: di ritorno da una festa due malviventi glielo portano via. Infelice e avvilito, Akakevic' se ne torna a casa durante l'imperversare di una violenta tormenta di neve: si becca un'angina e dopo quarantottore muore. Nessuno s'accorge della sua morte come nessuno, o quasi, s'era accorto della sua esistenza. A questo punto s'inserisce l'elemento fantastico: il fantasma di Akakevic' inizia ad errare per le vie di Pietroburgo, alla ricerca del suo cappotto e si vendicherà proprio su chi l'aveva maltrattato nel lavoro, nascondendosi dietro una superiorità immeritata. Infine, placato, il fantasma non compare più.
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3.0Un sogno da poco , 25-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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La storia è quella di un povero impiegato, il cui unico sogno nella vita è di avere un cappotto nuovo. Quando alla fine dispone del denaro (dopo sacrifici inauditi, come l'abolizione della candela la sera, la rinunzia frequente al pasto e simili), e il cappotto è pronto nelle sue mani, e tutto in un crescendo mirabile di penetrazione e comprensione umana, la prima volta che esce indossandolo è aggredito e derubato dell'indumento…
Il protagonista è rappresentato come un tipo pateticamente umile e sottomesso, e il racconto passa attraverso tutta la gamma di atteggiamenti verso di lui, dalla beffa alla pietà.
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4.0Il cappotto, 19-07-2010
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Una storia cruda nel suo modo di essere reale ed attuale. Un uomo che nel suo cappotto ha riversato il suo essere e il suo status, la cui rinuncia coincide con l'abbandono di se stesso... A proposito, come si possono dimenticare le parole di Dostoevskj? "Veniamo tutti dal cappotto di Gogol"
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