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Azzurro tenebra

Azzurro tenebra

di Giovanni Arpino

4.0

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Stoccarda, giugno I974, Mondiali di calcio: nonostante campioni come Riva, Mazzola, Rivera, Facchetti e Zoff, la nostra nazionale viene eliminata al primo turno, in mondovisione e sotto gli occhi attoniti di migliaia di emigrati italiani. Protagonista autobiografico di "Azzurro tenebra" è un inviato speciale che si firma "Arp" e assiste alla disfatta insieme al giovane cronista-scudiero "Bibì", come un Don Chisciotte del giornalismo affiancato dall'immancabile Sancho. Testimoni di un evento sportivo che presto assume i toni del grottesco, i due uomini sanno leggere in filigrana dentro quello che solo uno sguardo superficiale potrebbe archiviare come "niente altro che calcio", e vi scorgono il destino desolante di un Paese già votato allo scacco e a un malinconico tramonto. Scritto a muscoli tesi, con estro espressionista, il libro, si trasforma pagina dopo pagina nel glaciale referto di un doppio fallimento: la sconfitta sul campo e l'insufficienza estetica del gioco degli azzurri rispecchiano la generale carenza di etica e la miseria della condizione politica nel Paese.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Azzurro tenebra, 29-10-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
ma esiste come genere a sé stante il romanzo sportivo nella letteratura italiana? mi sa tanto di no. dunque prendiamo azzurro tenebra e consideriamolo per quello che è, l'unico romanzo sportivo italiano. anche se tutto sommato più che un romanzo è la trascrizione più o meno fedele di un paio di settimane spese nella tremenda estate tedesca a seguire - da giornalista - le imprese di una delle nazionali azzurre di calcio peggiori di sempre.

da qualche parte l'ho già detto: date ad arpino il ruolo che gli compete, su. il romanzo parla di calcio ma è perfetto anche se non avete la minima idea di come funzioni il fuorigioco. il calcio è un pretesto, ovviamente. ma non lo sono i meravigliosi personaggi, da facchetti a parola passando per l'immenso enzo "vecio" bearzot.

e comunque si parla di una nazionale italiana che va ai mondiali reduce da grandi successi e con aspettative altrettanto importanti, ma è una squadra vecchia, appagata e senza carattere che raccoglie figuracce anche con squadre non esattamente irresistibili. ah, stiamo parlando del 1974, mica del 2010.
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