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Per un'antropologia della mobilità

Per un'antropologia della mobilità

di Marc Augé


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Noi non viviamo in un mondo compiuto, del quale non avremmo che da celebrare la perfezione. L'idea stessa di democrazia è sempre incompiuta, sempre da conquistare. Nel concetto di globalizzazione, e in coloro che si richiamano ad esso, c'è un'idea di compiutezza del mondo e di arresto del tempo che denota un'assenza di immaginazione e un invischiamento nel presente profondamente contrari allo spirito scientifico e alla morale politica. Oggi occorre ripensare la frontiera, questa realtà continuamente negata e continuamente riaffermata. Occorre ripensare il concetto di frontiera per cercare di comprendere le contraddizioni che colpiscono la storia contemporanea. Una frontiera non è uno sbarramento: è un passaggio. Le frontiere non si cancellano mai, si ritracciano. La frontiera ha sempre una dimensione temporale: è la forma dell'avvenire e, forse, della speranza. Non dovrebbero dimenticarlo gli ideologi del mondo contemporaneo che, di volta in volta, soffrono di eccessivo ottimismo o di eccessivo pessimismo, in ogni caso di troppa arroganza.

Note su Marc Augé

Marc Augé è nato a Poitiers, in Francia, il 2 settembre del 1935. E’ uno dei più affermati etnologi e antropologi a livello mondiale. Per molto tempo ha condotto studi e ricerche in Africa, soffermandosi in particolar modo nelle zone della Costa d’Avorio e del Togo. Il risultato di queste ricerche sul campo è stata la pubblicazione del suo primo saggio, “Le Rivage alladian” (1969), a cui poi ne sono seguiti altri due: “Théorie des pouvoirs et idéologie” (1975) e “Pouvoirs de vie, pouvoirs de mort” (1977). Dopo la pubblicazione di questi tre volumi, a metà degli anni Ottanta cambia il suo ambito di studi, viaggia molto in America latina e analizza il contesto sociale del mondo contemporaneo. Osserva la realtà delle grandi città europee e delle zone metropolitane, si sposta tra Parigi, la Francia, l’Italia e la Spagna e applica, alle sue osservazioni, gli strumenti innovativi di indagine sociale che aveva già in precedenza utilizzato durante la stesura dei suoi tre saggi incentrati sugli studi effettuati nel continente africano. Questi suoi nuovi studi sullo stile di vita nelle zone urbane e metropolitane forniscono un ritratto della realtà sociale moderna in cui paradossalmente l’individuo è sempre più isolato e in solitudine, nonostante lo sviluppo dei trasporti e dei mezzi di comunicazione. Suo è il concetto di “non luogo”, ovvero quelle zone tipicamente metropolitane, molto frequentate, anonime e stereotipate, in cui gli individui transitano freneticamente senza relazionarsi con gli altri e senza prestare attenzione a ciò che li circonda. Esempi di “non luogo” sono i centri commerciali, le autostrade e gli alberghi. È stato direttore della École des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) a Parigi ed è stato direttore, fino al 1970, dell'Ufficio della ricerca scientifica e tecnica d'oltremare.
 

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