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Vizio di forma

Vizio di forma

di Thomas Pynchon


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi. Stile libero big
  • Traduttore: Bocchiola M.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2011
  • EAN: 9788806202828
  • ISBN: 8806202820
  • Pagine: 470
  • Formato: brossura

Descrizione del libro

California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l'esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L'investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l'omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un'associazione di dentisti assassini nota come Zanna d'Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4 (4.2 di 5 su 6 recensioni)

5Vizio di forma, complesso e sconvolgente, 12-02-2017
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Non si tratta di un romanzo canonico con una trama classica e consequenziale: richiede una lettura attenta e, direi, abbastanza "colta". Bello e appagante come praticamente tutta la produzione di Pynchon, non a caso si è meritato anche una complessa e interessante trasposizione cinematografica da parte di P.T. Anderson.
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2Sconclusionato, 28-04-2012
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Ho acquistato il libro dopo aver letto il nome di Pynchon accostato a quello di Don Winslow su un articolo del Corriere della Sera. Accostamento sacrilego! La narrazione si svolge in maniera sconclusionata e psicotica, l'impressione è quella di vedere un film in lingua straniera e senza sottotitoli, terribile. Rigorosamente riservato agli amanti del genere!
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5Vizio di forma, 18-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Non fatevi ingannare, questo è il solito Pynchon sgangherato di Arcobaleno della gravità. Ecco io penso a chi non conoscesse lo scrittore americano e si sia fatto attrarre - immagino la delusione, perché qui siamo di fronte a Pynchon al 100, personaggi a ripetizione, canzoncine, partenze senza arrivi e arrivi senza partenza. Inoltre il romanzo é una sorta di "Vineland 2. 0" un tantino pi poliziesco ma totalmente immerso nella societ post-68, tema che chiaramente oggi non é che sia il pi appassionante in circolazione. A questo punto starebbe bene una canzoncina, invece dico che tutto sommato il giochino regge, alcune battute sono fulminanti, ma ahimé é Pynchon a volte si fa fatica a seguire e a volte ci si chiede "Ma che sta scrivendo? ". Insomma Pynchon, della pubblicit non vi fidate.
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4Vizio di forma, 02-04-2011
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Non vi concederà tregua fino alla pagina finale. E così Pynchon decide di giocarsi la carta dell'apparente accessibilità, e ci riesce chiaramente benissimo.
Il romanzo, sotto la facile formula del noir, è una perfetta ricostruzione, dettagliatissima, del declino del sogno alternativo USA.
L'inizio dei seventies in realtà come tramonto di tutte le possibilità, come alba della nuova paranoia che da Nixon - Reagan arriva fino ad oggi, incarnandosi infondo in quel "killer perfetto" che fu Charlie Manson e la sua tribù.
Assegno però 4 stelle e non 5 perchè chi leggesse solo questo libro non capirebbe, probabilmente, l'affascinante complessità di Pynchon, il suo essere sempre un passo prima nel vedere il delirio paranoico in cui le nostre vite si arrabattano.
Voglio dire che gli elementi Pynchoniani ci sono tutti, ma nascosti sotto una apparente semplicità, e da questo punto di vista Vizio di Forma si presta a letture a diversi livelli.
In sostanza credo sia un ottimo point of entry al mondo di Pynchon, ma per favore, non fermatevi lì...
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4Vizio di forma, 30-03-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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La nuova, attesissima prova di un maestro del suo genere. Pynchon conclude la sua trilogia hippie con un romanzo leggibilissimo, ed è una novità per uno scrittore tanto ostico, e godibilissimo. I pynchoniani duri e puri potranno sempre obiettare che l'ultrasettantenne Pynchon ha scritto un'opera commerciale per monetizzare la sua fama (e forse avrebbero qualche ragione se è vero che, secondo la quarta di copertina, per la prima volta un libro di questo scrittore è arrivato in testa alle classifiche di vendita oltreoceano). Tutti gli altri, ai quali mi sento di appartanere, si divertiranno a leggere le gesta di Doc Sportello e dei suoi amici e nemici, tutti con nomi complicatissimi e ridicoli, quasi sperando che il libro non finisca alla 470esima pagina.
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