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La vita davanti a sé

La vita davanti a sé

di Romain Gary


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  • Editore: Neri Pozza
  • Collana: Biblioteca
  • Edizione: 10
  • Traduttore: Bogliolo G.
  • Data di Pubblicazione: giugno 2009
  • EAN: 9788854500341
  • ISBN: 8854500348
  • Pagine: 214
  • Formato: brossura

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Trama del libro

Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

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Voto medio del prodotto:  4 (4.3 di 5 su 17 recensioni)

5Meraviglioso, 28-03-2018
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Si tratta della storia di un bambino musulmano in casa di una vecchia prostituta ebrea. I suoi occhi osservano con attenzione tutta la giungla della periferia parigina, che gira intorno a lui, dove tanti personaggi emarginati vivono in una babele di situazioni ai limiti.
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5Libro incantevole., 27-03-2018
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Una scoperta, libro bellissimo, un intreccio di temi attualissimi. (Pubblicato nel 1975) . Ambientato in Francia. La storia di un bambino, arabo, figlio di una prostituta, cresciuto con altri bambini da madame Rosa, una ex prostituta ebrea sopravvisuta alla Shoah. Una storia tenera, crudele mai sdolcinata. Scritto benissimo, il narrante è il ragazzino Momo' con i suoi strafalcioni, ironico, esilarante.
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4La vita davanti a sè, 29-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Mi è piaciuto moltissimo questo rapporto di mutuo soccorso tra i due protagonisti. Necessari l'uno all'altra in una vita tutta in salita. E mi piace moltissimo l'idea di maternità slegata da vincoli di sangue. Perché di fatto questo ha trasmesso la donna: autentico amore materno, sebbene fuori da qualunque schema riconosciuto. Consigliato!
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4Buona lettura, 15-09-2011
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Un romanzo che parla della vita, l'emozione di diventare grandi e crescere fino alla fine, il protagonista è un ragazzino, e la storia non poteva che essere schietta, a volte cruda nella sua realtà. E' proprio il candore nel raccontare la vita che affascina chi legge, in un romanzo dive i personaggi sono ben definiti e descritti, con un finale bellissimo, triste e allo stesso tempo sorrendente.
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4La vita davanti a sé, 11-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Curioso questo romanzo, mi sembrava di rileggere un Pennac in chiave drammatica, mi sembrava di rivivere la coloratissima, multietnica, caotica e surreale Belleville e di risentire le voci di bambini cresciuti rapidamente e dotati di una saggezza e una crudezza disarmanti. In realtà, il libro di Gary è anteriore di una quindicina d'anni abbondanti all'esordio del ciclo Malaussène, quindi se qualcuno deve rivendicare l'originalità del soggetto, a poterlo fare sarà proprio il romanzo dello stravagante scrittore francese nato in Lituania.
L'anziana e ormai macchiettistica Madame Rosa, ex prostituta che gestisce una sorta di alloggio per bambini figli di "colleghe", il piccolo Momo (Mohammed) , figlio putativo prediletto della donna, il trans di colore ed ex pugile Madame Lola, il signor Hamil, saggio e un po' svanito arabo cieco in jellaba, il dottor Katz e tutti gli altri personaggi di contorno, accavallano le loro esistenze in un palazzo a sei piani senza ascensore e nelle sue immediate vicinanze, in una grande, unica mescolanza senza pregiudizi di razza, religione o censo. Bianchi e neri, arabi ed ebrei, fianco a fianco in una sorta di scaramuccia più verbale che reale, condividono usanze, preghiere, riti mentre le prostitute svolgono un mestiere come un altro e lavorano insieme a bottegai, medici, piccoli delinquenti.
Tutto è narrato dal piccolo Momo, con candore e disincanto assieme, ed è una storia di grande affetto, di infanzia e vecchiaia, di eutanasia ed accanimento terapeutico, di legami che oltrepassano la razionalità e dell'ingiustizia che governa il nostro mondo. La voce di Momo è una voce un po' ruffiana, cinica e spesso spietata, di chi non si è ancora distaccato dall'infanzia eppure sa già cosa significhi essere adulti.
Nonostante tutte queste premesse, questo libro non mi ha particolarmente commossa (e sì che sono una che normalmente si scioglie in lacrime); mi sembra fin troppo facile smuovere gli animi raccontando di bambini abbandonati e cresciuti troppo in fretta, la letteratura ne è piena e Momo non sfigura accanto a Gavroche e al monello chapliniano. Il romanzo è scivolato via, leggero, esile, in certe pagine con una sfumatura posticcia, un po' forzata, gigionesca, ben scritto ma non in modo travolgente. Sempre meglio di Pennac, comunque.
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