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Uno scherzetto. Racconti vol.3

Uno scherzetto. Racconti vol.3

di Anton Cechov


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  • Editore: Rizzoli
  • Collana: Superbur classici
  • Traduttore: Polledro A.
  • Data di Pubblicazione: 2002
  • EAN: 9788817127790
  • ISBN: 8817127795
  • Pagine: 230
In questi racconti trovano ancora posto toni burleschi e caricaturali propri delle novelle più antiche, ma acquista anche spazio maggiore una nuova attenzione al tragico quotidiano, ai drammi della vita comune. Talvolta, la nota crudele si fa strada in testi di impianto ancora comico-grottesco; spesso, invece, si narrano storie di drammi soffocati, ancora più tragici perché inespressi. Si insinua infine un nuovo tema che assume un peso dominante nella raccolta: quello dell'infanzia, osservato con sguardo limpido e disincantato, pronto a cogliere temi anche scabrosi per l'epoca, come la crudeltà infantile.

Note su Anton Cechov

Anton Pavlovic Cechov (Taganrog 1860-Badenweiler 1904) passò la sua vita tra medicina e scrittura. Con i primi bozzetti su delle riviste umoristiche, riuscì a finanziarsi gli studi universitari. Nel 1884 si laureò alla facoltà di medicina di Mosca e pubblicò la sua prima raccolta di novelle. Dopo alcune raccolte, più o meno apprezzate, Cechov portò in scena “Ivanov”. La pièce, nata dalla richiesta di un impresario teatrale, ottenne i favori di critica e pubblico. Dopo il trionfo, si rimise all’opera e completò il racconto ”La steppa”. A differenza dei primi lavori, le sue trame acquistarono progressivamente maggiore spessore. Il carattere dei personaggi divenne più sfaccettato e la loro psicologia esplorata in profondità. Seguirono anni di viaggi, stesure e pubblicazioni. Tra le varie opere del periodo, emergono “La corsia n.6”, intensa e drammatica descrizione di un reparto psichiatrico e “Il gabbiano”, con il quale ritornò al teatro. Il dramma, che cita esplicitamente l’Amleto di Shakespeare, non ottenne il consenso della critica. Solo il pubblico sembrò subito apprezzarlo. Cechov rappresentò poco dopo “Zio Vanja” e le “Tre Sorelle”. Nel 1903 portò in scena “Il giardino dei ciliegi”. Il ritratto di una Russia che cambia e di una società in mutamento non furono immediatamente compresi. Nel 1904 Cechov, ammalato da anni e debilitato, si spense nella stazione termale di Badenweiler, in Germania. Le sue opere hanno cambiato il modo di scrivere e pensare il teatro. Molti drammaturghi si sono misurati con i suoi intrecci nel corso del tempo. La profondità dei personaggi cechoviani è stata ad esempio la base usata da Stanislvaskij per formulare il suo innovativo metodo di recitazione. Ancora oggi, diversi sono gli autori che si confrontano con i suoi testi. Le riscritture fedeli di Daniel Veronese o le più innovative letture dell’autrice tedesca Rebekka Kricheldorf sono solo alcune delle ultime sperimentazioni partite dai canovacci e dalle trame di Cechov.

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