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L' ultimo dei giusti

L' ultimo dei giusti

di André Schwarz Bart


  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Edizione: 8
  • Traduttore: Riva V.
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2018
  • EAN: 9788807891571
  • ISBN: 8807891573
  • Pagine: 306
  • Formato: brossura
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Trama del libro

"Da quando ho cominciato a scrivere, il mio sogno è stato di poter trattare un argomento come quello di L'ultimo dei Giusti. Ma per molto tempo non ne ho avuto il coraggio. Non voglio dire che pensassi di non averne i mezzi, voglio realmente dire che non credevo di avere il diritto di scrivere un libro come questo." Così André Schwarz-Bart si esprime a proposito di questo romanzo. Le difficoltà a cui si riferisce erano quelle di scrivere un libro che, sfociando nell'immane tragedia dell'Olocausto, ne facesse l'atto finale di un lungo percorso dell'"essere" ebraico e di una continuità storica che era innanzitutto continuità spirituale. Il legame tra passato e presente, il filo unico di questa continuità è affidato alla Leggenda dei Giusti, uomini che assumono su di sé la sofferenza degli altri, rendendone possibile la sopravvivenza in un mondo carico di dolore. "Il mondo riposerebbe su trentasei Giusti, i Lamed-waw, in nulla distinti dai comuni mortali; spesso non sanno d'esserlo neanche loro. Ma se uno ne mancasse, la sofferenza degli uomini avvelenerebbe persino l'anima dei neonati, e l'umanità soffocherebbe in un grido. Perché i Lamed-waw sono il cuore moltiplicato del mondo, e in essi si versano tutti i nostri dolori come in un ricettacolo."

Voto medio del prodotto:  2 (2 di 5 su 1 recensione)

2L'ultimo dei giusti, 04-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 5
di - leggi tutte le sue recensioni
Mi ha lasciato interdetto, perchè parte in quarta ma poi si perde in inutili facezie e fronzoli. E l'inizio era promettente, una genealogia della stirpe dei Giusti, quella del viale, ma soprattutto quella che etimologicamente viene ad essere il Giusto nella mentalità ebraica. Colui che prende il tuo dolore su di sé per, in qualche modo, salvarti, darti la possibilità di vivere. E nelle storie della stirpe dei Levy sembrava echeggiare bene questa filosofia. Poi arriva l'ultimo e ci si perde in fantasie, funambolismi, visioni. Il libro è certamente datato e mostra tutti i suoi cinquanta anni. Ovvio, che alla sua uscita, invece, abbia suscitato interesse e scandalo, anche perché la Shoah non era un argomento centrale negli anni 50. L'idea dell'autore è che lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti sia il risultato di numerosi secoli di anti-semitismo nel mondo Occidentale, che risalgono fin su alle crociate, quando i testi cristiani etichettavano il popolo ebraico come un popolo deicida. L'originalità (su citata e che rimane) è la scrittura come saga di una famiglia ebrea dalle crociate ad oggi, alternando ritratti di personaggi attraverso le epoche che sempre mostrano la persistenza di un clima antisemita in Europa. Ma detto tutto ciò, rimane, per me, dal punto di vista letterario un libro debole. Certo la fine non può che essere un pugno nello stomaco, ma sarà sempre così (e soprattutto leggerlo poco dopo aver visitato lo Yad Vashem a Gerusalemme). Sarebbe interessante entrare invece nel dibattito saggistico, ma non ne ho le basi né la capacità. Ad altri momenti e ad altri saggi l'ardua sentenza.
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