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Ulisse

di James Joyce


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Trama del libro

È il racconto degli avvenimenti vissuti nel corso di una giornata da Leopold Bloom e Stephen Dedalus a Dublino, in un vagabondaggio che ripercorre le tappe dell'Odissea. Episodi, scene e fatti sono costruiti con più o meno evidente parallelismo rispetto all'opera omerica. Il romanzo però non si esaurisce in questo, vuole essere anche una "summa" di tutti gli aspetti dell'uomo moderno e dei suoi rapporti con la società.

Tutti i libri di James Joyce

Voto medio del prodotto:  5.0 (4.8 di 5 su 6 recensioni)

5.0L'Odissea di Joyce, 07-03-2012
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Un viaggio, l'Odissea come l'Ulisse di Joyce, fuori ma soprattutto dentro di noi. 'Dentro' soprattutto nel capolavoro di Joyce, scritto con uno stile inconsueto e originale, dove in realtà succedono pochi avvenimenti, tuttavia un intero mondo si muove. Dentro di noi. Romanzo di mole considerevole ma irrinunciabile.
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5.0Ulisse, 08-08-2011
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Ci sarebbero infinite cose da dire di questo romanzo, il mio consiglio è di avvalervi di una guida alla lettura, è un'esperienza e come tale va vissuta, non c'è altro modo di conoscerlo. Sicuramente una delle più belle cose che abbia letto in vita mia anche se mi rendo conto che può non piacere, anzi può essere estremamente indigesto. Se si è nel momento giusto e se si accetta di essere condotti dall'autore in tutti i meandri che la parola scritta può consentirci, allora si può leggerlo. Ho detto leggerlo, magari goderselo ma non necessariamente capirlo, o almeno solo in parte o forse alla seconda lettura, che sono certo ci sarà come forse anche una terza.
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5.0Ulisse, 08-11-2010
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Un libro geniale! Joyce con il suo stream of consciousness ci porta all'interno dei pensieri del protagonista facendoci immedesimare con lui.
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4.0un capolavoro, 25-10-2010
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un libro davvero unico nel modo ingenioso in cui è stato scritto. La lettura si effettua su vari piani e forse non basta una vita per cogliere nel testo tutto quello che può trasmettere. Certo non un libro che si può leggere sulla metro o sul treno, ma un romanzo che impegna la mente a 360 gradi e che in alcuni punti è davvero difficile da capire!
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5.0Ulisse, 29-08-2010
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Non me la sento di concordare del tutto con Hemingway, capolavoro lo è di certo, ma stupendo? Non so, non mi è mai capitato di pensarlo, ne durante la lettura, ne dopo. Ecco, sulla lettura: come già detto, è una fatica maledetta (sono vicino a chiunque stia leggendo Circe-Il bordello, uscirne vivi è un’impresa) è come sapere con certezza che nel suolo davanti a te c’è sepolta una qualche meraviglia, ma tu in mezzo alla polvere riesci a scorgerne solo qualche misero frammento, e magari ti stai pure sbagliando ed è solo un insignificante sasso.
Thoreau diceva che “i libri vanno letti con la stessa cura e la stessa riservatezza con cui sono stati scritti“, e penso sia una verità, specie per questo caso particolare.
Si capisce quindi che per godere al meglio dell’opera si deve “solo” esser infinitamente pazienti e scavare e riscavare a lungo, con l’aiuto obbligato di una guida(a proposito, poiché alla Woolf mancava, giustifico in pieno il suo giudizio sprezzante). Si capisce anche, mio malgrado, che leggerlo in traduzione è quasi del tutto inutile. Si prendano ad esempio i capitoli I lestrigoni e Le sirene, dedicati rispettivamente all’esofago e all’orecchio, e quindi aventi come motivo dominante la fame e la musica; ciò si dovrebbe riscontrare soprattutto nella forma, nel secondo il lettore dovrebbe notare un andamento polifonico nella narrazione, ed è fin troppo palese che ad arrivare, in traduzione, è solo qualche eco.
Ma non solo, io avevo avuto modo di leggere parte del capitolo finale in inglese, e non mi ha fatto certo lo stesso effetto in italiano, non c’è proprio paragone.
In definitiva, ho buttato quasi un mese di lettura? No, perché comunque queste cose le realizzi sul serio solo dopo la prima lettura, serve per rendersi conto di che montagna maestosa si ha davanti e quanto sia difficile scalarla, e ovviamente che un primo tentativo non basta.
Voglio chiarire perché io non lo definirei stupendo. Bloom (non il personaggio, il critico)dice che la letteratura è un’epifania individuale e mi trova abbastanza d’accordo, ma per me è necessario che la cosa sia immediata. Con Joyce mi è capitato, con un particolare passaggio di Dedalus e con il racconto I morti, pezzi di letteratura folgoranti, che immediatamente mi portavano a pensare “che stupendo capolavoro”; con l’Ulisse, per i motivi spiegati prima, questo a mio avviso non potrà mai accadere.
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