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Tutta mio padre

Tutta mio padre

di Rosa Matteucci


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  • Editore: Bompiani
  • Collana: I grandi tascabili
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2012
  • EAN: 9788845269592
  • ISBN: 8845269590
  • Pagine: 317
  • Formato: brossura

Trama del libro

"Qui non c'è più nessuno." È solo l'inizio di un picaresco e straziante viaggio al termine della notte, a ritroso in un tempo spento e bruciante, alla ricerca dell'impossibile riscatto di una figura paterna speculare e complementare a quella dell'io narrante, che mette in scena con coraggio assoluto il gran teatro di splendori e miserie in una decadenza familiare. È un'Odissea da vertigine nell'Italia in bianco e nero del secolo scorso, smitizzata da una prosa feroce e appassionata, colta e barocca eppur versata alle più impensate contaminazioni fino a farsi stile inconfondibile. Qui Ulisse è un uomo che ha tentato così tante vite da non viverne davvero neppure una, la sua; eppure sa che un giorno la figlia lo renderà davvero un eroe, quale nella realtà mai era stato, nelle pagine di un romanzo destinato a restare, dove il riso più sfrenato suona dal profondo degli abissi della commozione. "Il sacco con le spoglie di mio padre lo caricherò sulle spalle e lo porterò via. Piccola e ostinata come una formica che trasporti la carcassa di un cervo volante. Lo custodirò con cura, mi accaparrerò i suoi resti e la sua memoria."

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.8 di 5 su 4 recensioni)

4Odissea di campagna, 30-04-2012
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Storia di Rosa, duchessina del centro Italia, e della sua famiglia di aristocratici decaduti, in particolare di suo padre Oscar, nullafacente e scialacquatore. Storia semplice, perfino scontata perché era piena l'italia di famiglie di questo genere negli anni settanta e ottanta. Personalmente ho trovato sorprendnete il linguaggio, interamente parafrasato con parole di alto profilo e ripieno di arcaismi d'altri tempi ma che si perde alle volte (mai ne troppo ne troppo poco) in volgarità e trivialita.
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5Tutta mio padre, 01-04-2011
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Autore semisconosciuto ai più, meriterebbe di certo più spazio. Questo è il libro più bello e struggente che la Matteucci ci abbia donato, ed è uno dei più belli in assoluto degli ultimi anni. Se ce la fate, se avete coraggio provate a leggere le ultime dieci pagine. Io ci ho messo una notte intera, e non perché pesanti o incomprensibili: perché sono tra le cose più leggere ed al tempo stesso eterne che abbia mai letto.
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2Tutta mio padre, 24-02-2011
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Autore poco conosciuto, e leggendolo non si fatica a capire il perché. Ecco quello che per me è un bell'esempio di una storia interessante e originale, con buone possibilità di sviluppo, raccontata però in modo irritantissimo, noioso e esasperante.

Ho fatto molta fatica a leggerlo e durante la lettura continuavo a pensare una cosa sola: basta. Davvero, basta, basta (!) con dettagli su dettagli su tutta la mobilia posseduta dalla famiglia di nobili decaduti della protagonista, basta con la descrizione minuziosa su quanto vivessero nella sporcizia in seguito, su come fosse lercio il pavimento della loro casa e tutte le singole macchie che sporcavano l'ancora più lurido davanzale; idem per la composizione del vomito della protagonista quando rigettava, e per le ricerche del padre di un guantino perduto dalla stessa, che proseguono per tutta la vita attraverso sedute spiritiche poco fruttuose (praticamente ci viene raccontata la medesima scena più e più volte all'interno dello stesso libro).

Dando a Cesare quel che è di Cesare e a Rosa quel che è di Rosa, riconosco però anche dei momenti spassosissimi, come quello della Comunione, o i giorni trascorsi a Venezia col padre che si faceva imbrogliare qualunque iniziativa intraprendesse e spendeva tutto nel gioco. Verso la fine, nell'ultima trentina di pagine, c'è stata anche una ripresa, il racconto dell'amore per questo genitore squinternato e imperfetto, ma così profondamente amato.
Solo che, appunto, è sembrato che si ricordasse di fare questo "elogio" solo verso la fine, e non bastano poche pagine belle e qualche episodio ridanciano a farne un buon libro (o almeno, un romanzo che sia piaciuto a me).
Quindi via, due stelle, e meno male che è finito.
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4inimitabile, 28-07-2010
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lo stile di questo libro è unico: può piacere oppure no, ma l'immagine piu' truce e feroce è capace di fare capolino dalla battuta apparentemente meno cinica che esista, così come emergono qui e là delle similitudini impensabili. Una su tutte: la morte che viene paragonata al gatto con gli stivali (piu' avanti ripreso e chiamato "gattaccio")del marchese di Carabàs. Imperdibile per chi abbia studiato al liceo classico: ci ritrova dei pezzi di vita!
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