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La tregua

La tregua

di Primo Levi


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"La tregua", seguito di "Se questo è un uomo", è considerato da molti il capolavoro di Levi: diario del viaggio verso la libertà dopo l'internamento nel Lager nazista, questo libro, più che una semplice rievocazione biografica, è uno straordinario romanzo picaresco. L'avventura movimentata e struggente tra le rovine dell'Europa liberata - da Auschwitz attraverso la Russia, la Romania, l'Ungheria, l'Austria fino a Torino - si snoda in un itinerario tortuoso, punteggiato di incontri con persone appartenenti a civiltà sconosciute, e vittime della stessa guerra. L'epopea di un'umanità ritrovata dopo il limite estremo dell'orrore e della miseria.

Note su Primo Levi

Primo Levi (Torino, 1919-1987) è stato uno scrittore e partigiano italiano. Nato in una famiglia di origine ebraiche abbastanza benestante, dopo aver concluso gli studi liceali si iscrive a Chimica presso l’Università di Torino nel 1937. Le leggi razziali del 1938 impediscono l’accesso all’università agli studenti ebrei, ma consentono a quelli già iscritti di proseguire gli studi. Nel 1941 si laurea quindi con lode, ma le sue origini ebraiche e la guerra in pieno svolgimento rendono molto ardua la ricerca di un lavoro. Dopo essersi trasferito a Milano per cercare un impiego, entra in contatto con ambienti antifascisti e comincia la sua attività di partigiano.
Il 13 dicembre 1943 in Val d’Aosta viene arrestato dai fascisti e deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz. Qui, grazie alla sua conoscenza della lingua tedesca e alle sue competenze scientifiche, dopo qualche tempo Levi viene assegnato al lavoro in un laboratorio chimico. Questa circostanza fortuita, che permette condizioni di vita meno disumane rispetto a quelle dei prigionieri che svolgono lavori forzati all’aperto, gli consente di sopravvivere fino al 27 gennaio 1945, giorno in cui l’Armata Rossa entra nel campo di concentramento, liberando i pochi sopravvissuti.
Appena tornato in Italia, ancora convalescente per le sofferenze patite e le malattie contratte, si dedica alla scrittura di Se questo è un uomo, capolavoro della letteratura mondiale e sconvolgente testimonianza della sua esperienza dell’Olocausto. In un primo momento il libro viene rifiutato sistematicamente da tutti gli editori e, una volta pubblicato da una casa editrice minore, trova comunque scarsa eco.
Levi si dedica quindi alla professione di chimico finché nel 1956 Einaudi decide di ripubblicare il libro, che incontra un immediato successo. Incoraggiato dall’interesse suscitato dalla sua straordinaria opera di testimonianza, Levi riprende a scrivere, dando così alla luce La tregua, intensa narrazione del suo viaggio di ritorno in Italia dopo la reclusione ad Auschwitz.
A partire dagli anni Settanta, il pensionamento gli consente di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Vengono così dati alle stampe altri grandissimi successi come Il sistema periodico, La chiave a stella e I sommersi e i salvati. Il suo stile sempre asciutto e analitico, anche e soprattutto nell’analisi degli abissi della malvagità umana, resta un esempio insuperato di purezza ed efficacia linguistica.
Primo Levi muore cadendo nella tromba delle scale di casa l’11 aprile 1987, lasciando per sempre il dubbio se si sia trattato di malore o suicidio.

I libri più venduti di Primo Levi:

Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 19 recensioni)

5.0Capolavoro, 22-03-2012, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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Dopo "se questo è un uomo" Primo levi racconta in uno straordinario romanzo il viaggio in treno verso la libertà. Così, descrive in questo libro, il rientro in Italia attraverso l'Europa. Un capolavoro che cattura il lettore rendendolo partecipe, nella speranza e nella quasi incredulità, che tutto possa finalmente finire a testimonianza di una verità al limite della sopravvivenza... Insomma... Un treno da non perdere.
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5.0La tregua, 10-03-2012, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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"La tregua" di Primo Levi è il libro che segue a "Se questo è un uomo". Dopo la liberazione dal campo di concentramento di Auschwitz, Levi racconta l'odissea del viaggio di ritorno verso l'Italia. Le notti sono ancora tremende e feroci, perseguitate da fantasmi e sogni violenti. L'unica speranza è di tornare a casa e di raccontare; e dopo?
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5.0L'odissea di uomini dimenticati da Dio, 29-02-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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E' l'odissea, quella vera, quella senza gli Dei che ostacolano il cammino all'ereo Greco, quella degli uomini, che dimenticati da Dio e dalla propria patria sono dati per morti e sono costretti ad un lungo viaggio rischiando la morte per poter tornare a casa dalle proprie famiglie.
Non è bastato l'inferno dei Campi di Concentramento, Levi è costretto ancora ad un prova, forse l'ultima prima di poter tornare a casa.
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5.0Odissea del XX secolo, 16-05-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 5
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Il viaggio di ritorno dopo la liberazione del campo da parte dell'Armata Rossa con tutte le vicissitudini da affrontare prima di tornare finalmente a casa, a Torino. Riprende esattamente dove si interrompe "Se questo è un uomo" e si nota subito il diverso ritmo della narrazione. Ritmo ottimista di chi sta tornando a casa!
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4.0Tutti fratelli... Si può riprendere a vivere..., 29-03-2011, ritenuta utile da 6 utenti su 7
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Forse il più bello fra i libri di Levi, ispiratore di più di un film al riguardo, vera odissea per la libertà. Storia di un novello Ulisse dei binari, attraverso un Europa tormentata, liberata e distrutta, come può liberare una guerra... Storia per riflettere, affronta con malinconica leggerezza, sottile ironia, a volte con puro divertimento orrori persi nella memoria del tempo. Non perché medievali ma forse cancellati dalla memoria collettiva perche' troppo terribili, così assurdi ed incredibili che qualcuno ancora oggi si ostina a negarli. Eppure fa sorridere, tenero, mescola razze, generi umani, aguzzini e vittime, liberatori e liberati in un grande palcoscenico teatrale (da suggerire a Paolini, chissà che bello lo farebbe) dove i vagoni sono le stanze di questi Europei, tutti fratelli e tutti amici-nemici, ma io mi chiedo se succedesse a me... Riuscirei a riprendere a vivere?
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4.0Una piccola odissea moderna, 09-03-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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Dopo "Se questo è un uomo" questo libro narra il ritorno in Italia del protagonista e autore. Un viaggio dolce e amaro, avventuroso e grottesco, segnato dal desiderio di riabbracciare i familiari in patria e dalla memoria ferita nei campi di concentramento.
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4.0Un lungo viaggio, una piccola tregua, 17-01-2011, ritenuta utile da 7 utenti su 7
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Il viaggio di ritorno verso casa di un prigioniero di Auschwitz come Primo Levi. Primo Levi è uno dei pochissimi fortunati scampati agli orrori nazisti che riuscirono a far ritorno nella propria città e ritrovare la propria casa e i propri famigliari ancora in vita. Un lunghissimo e imprevedibile viaggio di ritorno attraverso l'Europa devastata da una folle e assuurda guerra dopo aver trascorso un anno in uno dei più famigerati campi di sterminio solo perché nato ebreo, Primo Levi non si liberò mai della sua prigionia, non si liberò di Auschwitz solo perché la sua vita non era più minacciata dalla barbarie nazista ogni istante. Come per molti altri sopravvissuti, anche per Primo Levi, il ritorno alla vita da libero cittadino nella sua patria fu per tempo segnato dalle abitudini acquisite forzatamente nel Lager delle quali si liberò difficilmente; come la ricerca continua del cibo nonostante sazio perché memore del ricordo della senzasione della fame che dimorava nella sua condizione di prigioniero del lager, come della senzasione di oppressione nel sognare il comando "sveglia" in polacco a ogni alba. Non si liberò mai della scritta all'ingresso di Auschwitz, "Il lavoro rende liberi", perché, come scrive in "Se questo è un Uomo", quella scritta per pochi fortunati fu la salvezza. Non si liberò mai del ricordo di tutti quei compagni di prigionia, amici o non amici, conoscenti o non conoscenti, che morirono nel campo. Una tregua quella del tempo trascorso per il suo rimpatrio e poi l'impegno di una vita per far conoscere agli uomini quello che è veramente stato.
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5.0Il ritorno (passando per un altro inferno), 24-11-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 5
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Immaginate - ma è quasi impossibile - cosa può comportare il viaggio di ritorno - da Auschwitz verso l'Italia - dopo mesi di permanenza in un campo di concetramento tra i più brutali, al termine della seconda guerra mondiale. Se il viaggio di andata ha impiegato qualche giorno di stenti - ma "organizzato" dalla macchina da guerra tedesca - (80 persone in un vagone senza acqua, cibo, servizi igienici) quello di ritorno impiegherà mesi in un inferno alleviato solo dalla speranza di ritornare in patria, alla pace. Quando la resistenza fisica e l'anima sono messi a dura prova, c'è chi a fatica, malamente riesce a sopravvivere; c'è - e sono tanti - chi soccombe quando ormai è "finita".
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5.0Da leggere per non dimenticare, 22-11-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Proseguimento di "Se questo è un uomo". Descrive il rocambolesco viaggio di ritorno verso casa dei prigionieri dopo la liberazione dai campi di sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale. Il viaggio dura tanti mesi e attraversa quasi tutta l'Europa; è travagliato, difficile, male organizzato e i prigionieri devono badare a se stessi e cercare di sopravvivere in ogni modo.
Da leggere per non dimenticare una delle pagine più atroci del genere umano
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4.0Se questo è un uomo - La tregua, 11-11-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Finalmente l'ho letto. Il voto-gradimento non e' superiore non tanto per la frammentarieta', quanto perche' questo "studio pacato di alcuni aspetti dell'animo umano", come scrive Levi, soprattutto nella seconda parte diventa
un po' troppo distaccato, quasi documentaristico. Tutta la prima parte
invece mi e' arrivata come un cazzotto nello stomaco ("Warum?" - gli ho chiesto nel mio povero tedesco - "Hier ist kein warum" - qui non c'e' perche').
Chirurgico
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3.0Se questo è un uomo - La tregua, 01-11-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Storicamente importante. Ma oltre la retorica? Decisamente piu' sopportabile "l'amico ritrovato" e incisivo "Il diario di Anna Frank"
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5.0Un ritorno passando per un altro inferno, 28-10-2010
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Provate, solo per un istante, a immaginare cosa possa essere un "viaggio" di ritorno - da Auschwitz verso l'Italia - dopo la deportazione e la permanenza in un campo di concetramento tra i più brutali, al termine della seconda guerra mondiale. Se il viaggio di andata ha impiegato qualche giorno di stenti - organizzato dalla macchina da guerra tedesca - (80 persone in un vagone senza acqua, cibo, servizi igienici) quello di ritorno impiegherà mesi in un inferno migliorato solo dalla speranza di ritornare in patria, alla pace. Quando la resistenza fisica e l'anima sono messi a dura prova, c'è chi a fatica, malamente riesce a sopravvivere; c'è - e sono tanti - chi soccombe quando ormai è "finita".
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