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Stazioni sciistiche nelle aree protette-problematiche ecologiche, paesistico-ambientali eterritoriali

Stazioni sciistiche nelle aree protette-problematiche ecologiche, paesistico-ambientali eterritoriali

di Paolo Gasparri


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  • Tipologia: Tesi di master
  • Anno accademico: 2009/2010
  • Università: Università degli Studi di Urbino
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
La maggior parte delle aree protette italiane ricade in zona montana (89%), solo il 3% in zona collinare ed il rimanente 8% in prossimità delle coste. Il trend economico di queste aree marginali di montagna (interessate daiparchi), un tempo saldamente ancorato alle produzioni agro-silvo-pastorali, è in fase di generale e inarrestabile declino; l’obiettivo di riorientare l’imprenditoria locale verso lo sviluppo turistico è spesso diventato un concreto programma di azioni in campi d’intervento diversi. Parlare di turismo nelle aree protette ha quasi sempre sottinteso, soprattutto negli anni più recenti, un’attenzione verso forme di fruizione leggere, volte a valorizzare la natura e le culture locali ed a favorire la diffusione di strutture e spazi in cui le finalità didattiche si frappongono a quelle ricreative. Nel contempo, non si può trascurare che in molte aree di montagna, dove sono stati istituiti (soprattutto nell’ultimo ventennio) parchi nazionali e regionali, erano già preesistenti bacini sciistici con attrezzature (funivie, seggiovie, cabinovie e sciovie) soggette a continua manutenzione e ad interventi di potenziamento, e che eventi speciali (es: le Olimpiadi Invernali del 2006 a Torino o i Campionati del Mondo del 2005 in Valtellina) molto spesso prefigurano scenari di “miglioramento” o formazione di nuove località sciistiche in aree di alto pregio ambientale e comunque ad alta sensibilità.