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Lesaurimento del marchio

L'esaurimento del marchio

di giulia cesco


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2008/2009
  • Relatore: Elisabetta Pederzini
  • Relatore: Elisabetta Pederzini
  • Università: Università degli Studi di Trento
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Corso: Giurisprudenza
  • Cattedra: Diritto industriale
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
L'articolo 5 del codice della proprietà industriale disciplina l'istituto dell'esaurimento: "Esaurimento. 1. Le facoltà esclusive attribuite dal presente codice al titolare di un diritto di proprietà industriale si esauriscono una volta che i prodotti protetti da un diritto di proprietà industriale siano stati messi in commercio dal titolare o con il suo consenso nel territorio dello Stato o nel territorio di uno Stato membro della Comunità Europea o dello spazio economico europeo. 2. Questa limitazione dei poteri del titolare, tuttavia, non si applica, con riferimento al marchio, quando sussistano motivi legittimi perché il titolare stesso si opponga all'ulteriore commercializzazione dei prodotti, in particolare quando lo Stato di questi è modificato o alterato dopo la loro immissione in commercio”. In base ad esso il titolare del diritto del marchio perde automaticamente la possibilità di controllare il proprio prodotto o di intervenire successivamente, eccezione fatta per alcuni casi tassativi, dopo che il bene sia stato posto in commercio da egli stesso o con il suo consenso. Ciò che si esaurisce non è propriamente il diritto sul marchio complessivamente inteso; il titolare del marchio continua a essere riconosciuto come tale e ad avere il diritto di utilizzare il marchio per contraddistinguere i propri prodotti. Quello che egli perde è la possibilità di esercitare alcune delle azioni poste a tutela del marchio, in particolare quelle volte a limitare la circolazione dei prodotti immessi sul mercato. L'esaurimento comporta, pertanto, che il titolare perda, oltre che il diritto di supervisione sui successivi movimenti, anche quello d'intervento nella scelta dei territori e dei soggetti interessati agli scambi conseguenti. L'esaurimento del marchio è il necessario punto d'incontro fra due principi contrastanti: da una parte, abbiamo la libera circolazione delle merci nell'ambito dello spazio economico europeo, una delle libertà fondamentali comunitarie, e dall'altra vi sono, invece, i diritti di privativa propri del titolare del marchio, frutto delle normative nazionali. Da tale incontro ne discende la natura dinamica e complessa dell'esaurimento, rendendolo uno degli istituti più interessanti del diritto industriale. Il fenomeno ha origine comunitaria e si è dimostrato fondamentale nella prospettiva del mercato unico fra gli Stati membri, agevolando l'integrazione dei traffici interstatali: molto importante si è rivelato al riguardo l'apporto della giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, che sapientemente è riuscita ad adattare il concetto generale di esaurimento allo specifico diritto di proprietà industriale del marchio. Gli ingredienti essenziali dell'istituto sono rintracciabili nei primi due commi dell'articolo 5 del codice della proprietà industriale: in primis, il consenso del titolare della privativa alla messa in commercio dei propri prodotti, senza il quale non si potrebbe nemmeno concepire il problema, dal momento che egli non verrebbe privato di alcun potere. Seguono i limiti territoriali, coincidenti con lo spazio economico europeo, nel quale esso si confina, questione che non è stata mai del tutto pacifica e tutt'oggi risulta controversa, fertile terreno per gli scontri dialettici dei sostenitori dell'esaurimento comunitario e quelli, di minoranza dell'esaurimento extracomunitario. Interessantissime, poi, sono le eccezioni alla regola, ovvero i "motivi legittimi”, tramite i quali il titolare riacquista il potere di controllo sui successivi scambi commerciali, qualora non vengano rispettati determinati parametri a discapito della conservazione dei beni o della rispettabilità del titolare.

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