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Carcinoma della prostata: il ruolo delle lesioni ecografiche ipoecogene della prostata quale indice di predizione dello stadio patologico

Carcinoma della prostata: il ruolo delle lesioni ecografiche ipoecogene della prostata quale indice di predizione dello stadio patologico

di Elisa Paiolo


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2008/2009
  • Relatore: Roberto Ponchietti
  • Relatore: Roberto Ponchietti
  • Università: Università degli Studi di Siena
  • Facoltà: Medicina e Chirurgia
  • Corso: Medicina e Chirurgia
  • Cattedra: Urologia
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Il carcinoma della prostata è, in molti Paesi occidentali, la seconda causa di morte dopo il tumore del polmone. I dati epidemiologici riportati in letteratura evidenziano che, nei Paesi industrializzati, la diagnosi di carcinoma della prostata viene posta in circa il 56% dei casi in ultrasettantenni. L'invecchiamento della popolazione nei Paesi più industrializzati e in quelli che lo saranno nei prossimi decenni, fa stimare che dai 400.000.000 di ultrasessantacinquenni nell'anno 2000 si passerà a circa 1.500.000.000 nel 2050. In particolare, per quanto riguarda l'Italia, gli ultrasessantacinquenni, che nel 1996 rappresentavano il 22% della popolazione totale, nel 2050 costituiranno circa il 33% della popolazione. Questo incremento è conseguenza della generazione del cosiddetto "baby boom", che si è verificato dopo la fine della seconda guerra mondiale e che esaurirà il suo effetto dopo il 2050. Queste proiezioni evidenziano come la diagnosi e il trattamento del carcinoma della prostata, che coinvolgono più competenze specialistiche, siano destinati a rappresentare anche un importante problema di politica sanitaria nei prossimi decenni. Mentre fino a trent'anni fa il carcinoma della prostata veniva nella maggioranza dei casi diagnosticato in presenza di metastasi scheletriche, negli ultimi decenni il carcinoma della prostata metastatizzato alla diagnosi interessa circa il 20% dei pazienti; nel restante 80% la diagnosi viene posta a tumore organo-confinato. Questo importante risultato è strettamente legato allo sviluppo dell'imaging radiologico (ecografia, TC, RM), alla disponibilità di biomarcatori (PSA) e al miglioramento delle tecniche della biopsia prostatica, che consentono una diagnosi precoce e, conseguentemente, di attuare terapie che si prefiggono la radicalità oncologica. Lo scopo della tesi è la valutazione dell'utilità della lesione ecografica ipoecogena della prostata nella predizione dello stadio patologico (PT2-PT3), allo scopo di differenziare le neoplasie organo confinate da quelle a estensione extraprostatica, in un gruppo di pazienti a rischio intermedio (gleason score = 7 e PSA compreso tra 10 e 20 ng/ml). I pazienti con queste caratteristiche di malattia sono, infatti, di difficile stadiazione clinica, in quanto presentano un rischio intermedio di avere una lesione extraprostatica e la possibilità di individuare i casi in stadio T3 rappresenta un dato clinico importante al fine di programmare la strategia terapeutica ottimale. Abbiamo voluto valutare retrospettivamente la significatività della "variabile” lesione ipoecogena su un campione di 130 pazienti sottoposti a intervento di prostatectomia radicale per poter correlare le lesioni ecografiche ipoecogene con lo stadio patologico. I dati sono stati analizzati con il sitema della regressione logistica (sistema SPSS) e ci hanno consentito di dimostrare la correlazione tra lesione ipoecogena e stadio T3 della neoplasia.