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La potestà normativa degli enti locali

La potestà normativa degli enti locali

di Chiara Piccioni


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  • Tipologia: Diploma di laurea
  • Anno accademico: 2011/2012
  • Relatore: Maria alessandra Sandulli
  • Relatore: Maria alessandra Sandulli
  • Università: Università degli Studi Roma Tre
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Corso: Giurisprudenza
  • Cattedra: diritto amministrativo
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Questa tesi è il tentativo di analizzare e approfondire gli effetti prodotti dall’entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 31, e dai successivi interventi legislativi e giurisprudenziali sul potere normativo degli enti locali. In particolare, il lavoro cerca di affrontare le problematiche relative al potere statutario e regolamentare di comuni, province e città metropolitane, nonché il potere ordinatorio del sindaco. Nel primo capitolo si è introdotto un breve excursus riguardante le diverse riforme legislative che hanno interessato (e continuano a interessare) gli enti locali. Dalla Costituzione del 1948, la prima tappa fondamentale di questo percorso è rappresentata dalla l. 142/1990 la quale ha riconosciuto agli enti locali autonomia statutaria e regolamentare, ovvero la facoltà di munirsi di propri statuti e approvare atti normativi nelle materie di propria competenza e ha istituito le città metropolitane. Alla suddetta sono seguite le c. D. Leggi “bassanini”, le quali si sono occupate di trasferire effettivamente le funzioni amministrative alle autonomie locali secondo il principio di sussidiarietà. Dopo quasi un decennio di riforme, il legislatore è intervenuto con il testo unico sull’ordinamento degli enti locali, opera di raccolta e riscrittura delle norme vigenti in materia, che ha di poco preceduto la modifica del titolo V della costituzione. Con lo scopo di creare un avvicinamento tra cittadini e istituzioni, è stata approvata, infatti, la l. Cost. 3/20016 che ha modificato il suddetto titolo nella sua parte II, operando un decentramento della funzione amministrativa dal parlamento ai governi locali e sopprimendo tutte le disposizioni di chiara impronta statalista. Tuttavia, è solo con la legge “la loggia” che le nuove disposizioni costituzionali vengono realmente attuate grazie all'introduzione nell’ordinamento giuridico di una serie di norme che, in apparenza, si sono limitate ad apportare modeste integrazioni al testo costituzionale ma che, in realtà, hanno ampliato i limiti posti dallo stesso all’autonomia degli enti locali. Nel secondo capitolo sono poi brevemente illustrati gli organi del Comune e della Provincia, in quanto titolari delle potestà in commento, prestando anche attenzione ai recenti sviluppi normativi che stanno modificando la composizione e la presenza sul territorio di questi organi. Il terzo capitolo ha ad oggetto la potestà statutaria, la quale rappresenta una delle maggiori innovazioni del nuovo assetto costituzionale, così come definito dalla l. Cost. 3/2001 e dalla l. 131/2003. Nella Costituzione del 1948, infatti, l’art. 5 aveva promosso l’autonomia degli enti locali ma aveva anche sancito l’uniformità di ordinamento degli stessi. Nell’indagare tale tematica ci si è soffermati soprattutto sui dibattiti dottrinali e giurisprudenziali che si sono sviluppati circa la natura e i limiti dello statuto. Si è poi cercato di riportare le problematiche relative al contenuto della fonte in parola. Il lavoro prosegue, nel capitolo quarto, con un’analisi della potestà ordinatoria del sindaco sia nella veste di capo dell’amministrazione sia in quella di ufficiale di governo. Dopo l’individuazione della normativa di riferimento e dei caratteri generali di detta potestà, si sono esaminate le varie tipologie di ordinanze alla luce delle disposizioni del t. U. E. L. Particolare interesse ha poi suscitato la modifica dell’articolo 54 t. U. E. L, ad opera della l. 125/2008 (c. D. “pacchetto sicurezza”), la quale ha sollevato non pochi dibattiti dottrinali e giurisprudenziali poiché ha consentito la possibilità di adottare ordinanze non solo temporanee ed urgenti, bensì anche ordinarie e permanenti. A risolvere i relativi dubbi di costituzionalità è intervenuta nel 2005, con la sentenza n. 115, la Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 54, comma IV, t. U. E. L. Così da potere eliminare dall’ordinamento le ordinanze “non contingibili ed urgenti” previste dallo stesso. Si è infine reso necessario approfondire i possibili scenari “azzardati” dalla dottrina in conseguenza della pronuncia appena menzionata. Il quinto capitolo affronta la tematica della potestà regolamentare di comuni e province. Analizzando la normativa in materia è stato possibile confrontare i diversi orientamenti sviluppatesi in relazione all’effettivo fondamento della potestà de qua. Grazie ad uno studio promosso dal prof. B. Caravita è stato verificato il reale utilizzo ed espansione di questa fonte sul territorio dello stato. Particolare attenzione è stata poi dedicata al dibattito relativo ai rapporti tra la potestà regolamentare locale e le altre fonti dell’ordinamento. Infine, il sesto capitolo offre una rapida panoramica sul sistema degli enti locali nel Regno Unito, evidenziando come anche quest’ultimo sia caratterizzato da un'ampia (e forse maggiore rispetto all'ordinamento italiano) autonomia locale.

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