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Il teatro di Giorgio Gaber: critica e disincanto

Il teatro di Giorgio Gaber: critica e disincanto

di Nicola Lotto


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2007/2008
  • Relatore: Cristina Grazioli
  • Relatore: Cristina Grazioli
  • Università: Università degli Studi di Padova
  • Facoltà: Lettere e Filosofia
  • Corso: Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo
  • Cattedra: storia del teatro e dello spettacolo
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Nell'affrontare il discorso su Giorgio Gaber e il Teatro Canzone ho ritenuto necessario trattare dapprima a scopo introduttivo la vita e la carriera artistica di Giorgio Gaber. Nella sua vasta ed eclettica carriera, che ha visto la fusione coraggiosa dell'attività cantautoriale a quella teatrale, il mio intento è stato quello di approfondire l'analisi dell'attività teatrale dell'artista, pertanto ho concesso notevole spazio all'interpretazione del suo modo di fare teatro e dei conseguenti spettacoli teatrali, mentre ho esposto soltanto superficialmente l'attività musicale di inizio carriera. Considerando il Teatro Canzone come un genere ibrido, nel senso di un genere che si nutre tanto dell'esperienza teatrale quanto di quella cantautoriale, non ho potuto, al fine di una collocazione storica, non analizzare la canzone italiana negli anni '60 ed il teatro italiano nello stesso periodo. Solo dopo aver fornito quindi un panorama sul clima politico e culturale del decennio che porta agli anni '70 (in particolare gli ultimi anni) ho cominciato a trattare il Teatro Canzone descrivendone innanzitutto l'origine, le varie influenze e il contributo fondamentale di Sandro Luporini a tutti gli spettacoli. Infine mi sono concentrato sull'attività teatrale degli anni '90, il teatro d'evocazione, teatro completamente in prosa che consacra Gaber come attore a tutti gli effetti. In questo periodo Gaber tralascia la satira sociale e si concentra sulla dimensione privata dell'uomo, poiché solo dopo una profonda analisi interiore è possibile realmente occuparsi del mondo che ci circonda.