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Il finanziamento illecito ai partiti politici

Il finanziamento illecito ai partiti politici

di Antonino Cicero


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  • Tipologia: Tesi vecchio ordinamento
  • Anno accademico: 2006/2007
  • Relatore: Antonio Pagliaro
  • Relatore: Antonio Pagliaro
  • Università: Università degli Studi di Palermo
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Corso: Giurisprudenza
  • Cattedra: Diritto penale
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Emozionale. È l’aggettivo radicato ed utilizzato, per definire in maniera puntuale l’origine della legge n. 195/74 sul «contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici». Una spinta emozionale; fu questa irritata spinta emozionale, proveniente da una già troppo ignara ed acquiescente opinione pubblica, alla base di quella legge. Il clima di indignazione fra la popolazione, acuito da una trama sempre più fitta ed estesa di scandali e corruttele, spinse irrimediabilmente il Parlamento a varare quel provvedimento, figlio indiscusso di un clima emergenziale, creatura di un’opinabile opportunità politica di dare agli italiani appena appena l’idea che qualcosa si stesse muovendo, che la politica e i suoi partiti non fossero animali malati, così come invece emergeva, ineluttabilmente. Questa legge nacque per il semplice motivo che la classe politica non poté farne a meno; la pressione mass-mediatica fu tanto forte ed insistente, che bisognò pur dare un segnale di rassicurante presa di posizione contro quel clima diffuso di corruzione, tanto scandalosa da far “rumoreggiare” tutto il Paese. [. ]. La legge 2 maggio 1974 n. 195 unanimemente è stata definita come il miglior esempio di “legislazione simbolica”, quella stessa che Paliero definisce come «tipo di legislazione penale prodotta a scopo meramente placativo, per dare “messaggi rassicuranti” sull’effettività della tutela, nella consapevolezza della sua ineffettività. […]. Si tratta di legislazione sostanzialmente innocua sotto il profilo della criminalizzazione, secondaria: non si creano cioè “vittime della politica criminale”». […]. Il profilo del finanziamento partitico oggetto d’esame, è stato il simbolo, il marchio, per certi versi, il cavallo di battaglia di una giurisprudenza supplente di una assente, riottosa, dolosamente ignava classe politica, in quel fenomeno latamente “socio-culturale” conosciuto come “Tangentopoli”, sebbene il nostro Paese sia da sempre stato attraversato da “scandali”, che, forse, hanno avuto in meno rispetto al primo, solo l’eco pubblica, o il “non-privilegio” di avere accelerato il passaggio dalla c. D. “Prima Repubblica” alla c. D. “Seconda Repubblica” (sebbene, a voce della nostra costituzione, siffatto passaggio, tanto decantato, non c’è ancora stato … ). […]. Le inchieste giudiziarie sugli ulteriori scandali finanziari, quali il crac Parmalat e “Bancopoli” (che l’Italia abbia la malsana dedizione per il gioco dei richiami è, anche da ciò, del tutto evidente), hanno riesumato ancora una volta il reato di finanziamento illecito al mondo politico, in un percorso corruttivo e di inquinata trasparenza che, pare, abbia interessato un movimento di denaro di gran lunga superiore a quello circolato a “Tangentopoli”. Ebbene … proprio in quella sede giudiziaria e mediatica (“Tangentopoli”, per l’appunto), il reato di finanziamento illecito ai partiti politici ha conosciuto una “seconda giovinezza” operativa ed applicativa, per lo più intrecciandosi con reati contro la p. A. E con reati societari. Anche le problematiche, dunque, di interrelazione tra tutte queste fattispecie penali saranno attenzionate nell’ultimo capitolo. Tuttavia, prima di avviare il lettore alla disamina del presente scritto, appare opportuna un’ultima puntualizzazione. Va rilevato poco entusiasticamente che l’argomento de quo, se da un lato è stato oggetto sparso di vari articoli su diverse riviste di settore, dall’altro lato è stato oggetto di due sole monografie: l’una del 1990 (G. Spagnolo, I reati di illegale finanziamento dei partiti politici, Padova, Cedam), l’altra del 1998 (F. Forzati, Il finanziamento illecito ai partiti politici. Tecniche di tutela ed esigenze di riforma, Napoli, Jovene editore). […]. Non una abundantia di fonti, seguita da sporadiche pronunce giurisprudenziali, pressoché confermative delle linee e delle tendenze già consolidate sull’argomento. Il finanziamento illecito ai partiti politici non è più oggetto di studio. Non è più al centro di clamori e scalpori. È annebbiato da un tenue oblio che s’avanza quieto. O forse è già stato detto tutto. […]. E ciò non è segno (negativo) di povertà “intellettuale”: è al contrario un unanime punto di arrivo. La legge sul finanziamento illecito ai partiti politici, infatti, è nata già con il morbo dell’insufficienza radicato nel suo seno; è nata moribonda perché fu questa la reale volontà redazionale del legislatore dell’epoca. […].