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Mobbing, il ruolo del coordinatore infermieristico: conoscerlo per combatterlo

Mobbing, il ruolo del coordinatore infermieristico: conoscerlo per combatterlo

di Elisa Barani


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  • Tipologia: Tesi di master
  • Anno accademico: 2003/2004
  • Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Il fine delle organizzazioni sanitarie è quello della promozione della salute nei suoi momenti fondamentali, quali prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Pertanto, acquista valore strategico una corretta gestione delle risorse umane, intese non come semplici costi, bensì come risorsa fondamentale. La presenza del fenomeno mobbing all'interno di un'azienda sanitaria risulta essere un evento molto preoccupante, poiché il fine istituzionale, e quindi il prodotto, non è rappresentato da merce ma da servizi intangibili rivolti alle persone. Tali servizi richiedono, per essere efficaci e quindi rispondenti ai propri fini, particolari connotati di reciprocità e relazionalità tra utenti e operatori che le azioni mobbizzanti compromettono irrimediabilmente. Nello specifico della professione infermieristica è doveroso porre attenzione al fatto che, per la prima volta, si parla di mobbing nel contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanità. L'articolo 5 di tale contratto, la cui parte normativa si riferisce al quadriennio 2002-2005, puntualizza che il fenomeno mobbing va prevenuto, rilevato e contrastato efficacemente attraverso l'istituzione di specifici comitati paritetici. La storia della professione infermieristica in Italia colloca l'infermiere in posizioni funzionali che prevedono lo svolgimento di attività in parte autonome e in parte subordinate alla sfera decisionale di altri professionisti. Questa contraddizione ha esposto nel tempo gli infermieri a situazioni di insoddisfazione lavorativa, stress, conflitti intra e interprofessionali, condizioni che potrebbero oggi, come in passato, costituire fattori predisponenti all'insorgenza del fenomeno mobbing. Le condizioni di lavoro degli infermieri sono paradigmatici di queste situazioni, in quanto sono sottoposti a due linee gerarchiche distinte: da una parte, quella medica, che è responsabile delle decisioni diagnostico-terapeutiche; dall'altra, quella infermieristica (coordinatori, caposala), che è responsabile della qualità dell'assistenza infermieristica. Non sempre le decisioni prese dalle gerarchie mediche e infermieristiche sono tra loro congruenti e anche i rapporti interpersonali possono divenire sfavorevoli. Ciò causa inevitabili incertezze, disorientamenti e conflitti cui spesso si associano situazioni di sovraccarico lavorativo, derivato dalla mancanza di personale e da criteri organizzativi non ottimali: è in questo clima che possono facilmente instaurarsi azioni mobbizzanti. L'attenzione alla diffusione del fenomeno mobbing nel mondo sanitario è abbastanza recente ed è stata di molto preceduta dall'interesse per sindromi in un certo senso analoghe, quali il burnout e lo stress lavorativo. La letteratura è ricca di studi su tali concetti che, anche se qualitativamente differenti dal mobbing, sono accumunati tra di essi dalla presenza di una situazione di difficoltà che induce a una reazione adattativa del soggetto coinvolto e, infine, conduce alla sua trasformazione in una sindrome specifica. Comunque, è evidente che, mentre le cause dello stress e del burnout sono individuate nelle caratteristiche del contesto lavorativo e nell'interazione sociale fra operatore e destinatario dell'aiuto, le cause del mobbing vanno indiscutibilmente attribuite a comportamenti vessatori esercitati da parte di colleghi o di soggetti gerarchicamente superiori. Al fine di conoscere più da vicino le caratteristiche del mobbing che coinvolge la professione infermieristica, nel febbraio 2003 è stata pubblicata una ricerca sull'argomento condotta dall'Istituto Italiano di Medicina Sociale (I.I.M.S.) in collaborazione con l'Università Campus Bio Medico, che si connota come uno studio pilota su un campione di infermieri dell'area romana. Nella ricerca il concetto di mobbing è stato trattato in una versione più estensiva; l'orientamento seguito ha privilegiato quello che potrebbe essere chiamato mobbing potenziale, piuttosto che conclamato. Agendo diversamente, sarebbero nate contraddizioni, in quanto l'indagine effettuata sul luogo di lavoro non può mettere in evidenza i casi di mobbing conclamato, che, come tali, comportano l'allontanamento dal luogo di lavoro. Nella raccolta dati vengono messi in relazione fattori esterni all'individuo, come l'organizzazione aziendale e la densità sociale (strutture che presentano un'elevata numerosità di addetti) e fattori interni riferibili al singolo lavoratore, quali la personalità, la frustrazione generata dall'insoddisfazione per il lavoro, lo stress e l'instabilità professionale. Dai dati raccolti si è riscontrato che poco più del 10% degli intervistati si può definire "a rischio di mobbing”, mentre una quota dell' 8,8% dei soggetti è da considerarsi "altamente esposto a mobbing”. Nel corso dell'analisi dei dati emerge una riflessione particolarmente interessante che riguarda la vivace mobilità sia intra che interospedaliera degli infermieri che hanno composto il campione.