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Il giudizio abbreviato

Il giudizio abbreviato

di Angela Prioletta


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2007/2008
  • Relatore: Agostino De caro
  • Relatore: Agostino De caro
  • Università: Università degli Studi del Molise
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Corso: Procedura penale
  • Cattedra: procedura penale
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
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Il giudizio abbreviato è uno dei principali riti semplificati introdotti dall’ordinamento con il nuovo codice di procedura penale, ma, oggetto di profonde trasformazioni prima per effetto di alcuni interventi della CorteCostituzionale e poi in seguito dalla legge di riforma n. 479 del 1999 e ad altrisuccessivi provvedimenti legislativi di minore portata. Dopo aver ripercorso la disciplina iniziale, nella quale l’ammissibilità del rito risultava dipendente da un accordo delle parti e dalla possibilità per il giudice di definire il processo allo stato degli atti per qualunque tipo di reato, l’attenzione è rivolta alle principali novità della novella del 1999, senzaomettere il richiamo dell’incidenza delle precedenti pronunce della Corte Costituzionale sul terreno della sindacabilità del parere contrario del Pubblico Ministero, del controllo giurisdizionale del giudice del dibattimento in meriton alla negazione del presupposto della decidibilità allo stato degli atti da parte delgiudice per le indagini preliminari, infine della inammissibilità del rito per i reati puntiti con l’ergastolo. La scelta del legislatore di procedere ad una significativa riforma del giudizioabbreviato viene, infatti, spiegata alla luce della circostanza che l’istitutorisultava ormai privato della caratterizzazione originaria e afflitto da ulteriori aspetti di incoerenza che la stessa Corte costituzionale aveva sollecitato a correggere, ma nello stesso tempo è considerata inevitabile per fronteggiare, insieme alle altre disposizioni innovative contenute nella legge “Carotti”, lacrisi della giustizia penale, favorendo la deflazione del dibattimento con un più ampio ricorso a forme di definizione del processo alternative al giudizio ordinario. Nel valutare le modifiche intervenute, che prevedono due modalità di accesso al giudizio abbreviato, si segnala però, già in sede di analisi iniziale, lo stravolgimento degli equilibri interni al rito con l’attribuzione all’imputato(nell’ipotesi di richiesta semplice) di un vero diritto ad usufruire del giudizio speciale e della connessa riduzione di pena in caso di condanna. Vengono, inoltre, evidenziate le aperture al “diritto di difendersi provando”, data la possibilità per l’accusato di optare per la proposizione di una richiesta condizionata all’acquisizione di ulteriore materiale probatorio, rigettabile dal giudice, qualora la stessa non sia necessaria e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del procedimento, a differenza della richiesta semplice. La mancanza di un sindacato del diniego ingiustificato della richiesta, è stata controbilanciata dalla pronuncia di incostituzionalità n. 169 del 2003 che ha reso riproponibile la domanda nella fase introduttiva deldibattimento. Scendendo all’esame dettagliato della nuova disciplina, nella prima parte del Capitolo II affronto le questioni riguardanti l’introduzione del rito, rimasto invariato riguardo al limite temporale ultimo per la domanda di giudizio abbreviato. La trattazione è, poi, dedicata, ai cd. Giudizi abbreviatiatipici, ovvero ai numerosi casi nei quali altri moduli processuali possono convertirsi in giudizio abbreviato, ed ai rapporti, non regolamentati e ricostruiti non senza contrasti nel senso della incompatibilità, con il patteggiamento. La seconda parte dello stesso capitolo, è riservata alle forme di svolgimento del giudizio abbreviato, che registrano la novità della possibile celebrazione in udienza pubblica su richiesta dell’imputato e le tematiche relative al supplemento istruttorio. In particolare, si approfondiscono i limiti ai poteri istruttori del giudice, il cui esercizio deve restare un’eccezione rispettoall’attività svolta dalle parti e svolgersi nel rispetto del principio del contraddittorio. L’attenzione è poi posta in riferimento al problema della nuove contestazioni, riproposto dalla previsione di meccanismi diretti ad integrare gli atti di indagine e affrontato solo in un secondo momento dalla disciplina introdottadalla legge n. 144 del 2000 di conversione del d. L. N. 82 del 2000. Il capitolo III è dedicato alla analisi della decisione e del trattamento sanzionatorio di favore collegato alla scelta del rito, con l’illustrazione delle altre novità riguardanti gli atti utilizzabili ai fini del proscioglimento o della condanna e l’ambito applicativo del giudizio abbreviato con il reinserimentodella sua applicabilità anche ai reati puniti in astratta con la pena perpetua, che, a causa delle numerose incongruenze implicate, ha richiesto nuovi interventi per regolare i profili di diritto intertemporale e per specificare il riferimento all’ergastolo. Il lavoro è completato da un ultimo capitolo dedicato alla disciplina dell’appello, congegnata originariamente secondo limiti oggettivi e soggettivi, rispondenti alle finalità di economia processuale.

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