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Musei ecclesiastici nel Piceno

Musei ecclesiastici nel Piceno

di paolo gasparri

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  • Tipologia: Tesi vecchio ordinamento
  • Anno accademico: 2004/2005
  • Relatore: Michela Scolaro
  • Cattedra: Museografia
  • Lingua: Italiano
  • Pagine: 164
  • Dimensione: 5.46 MB
  • Formato: PDF
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Il termine "beni culturali” fu adottato per la prima volta dalla commissione Franceschini, istituita nel 1964, incaricata di studiare la revisione delle leggi di tutela concernenti il patrimonio culturale nazionale, con la formulazione di un'articolata serie di raccomandazioni. Ciò consentì di proporre una prima generale definizione di "bene culturale”, intendendo ciò che "costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà”. In precedenza si era sempre parlato di "cosa di interesse storico e artistico” e di "cose d arte” o di "antichità e belle arti”. L'adozione di tale nuova terminologia non costituisce un fatto meramente formale ma presuppone una mutata concezione del valore intrinseco di ciascun "oggetto”. In altre parole, il riferimento culturale, pur non annullando la concezione estetica, la supera in qualche modo a vantaggio di un giudizio di valore prevalentemente storico. Fu, invece, la consulta per i beni culturali della Lombardia, a metà degli anni Settanta, a usare per la prima volta questo termine in ambito ecclesiale. Va, tuttavia, riconosciuto alla conferenza episcopale Toscana il merito di aver precisato nel 1979 che la nozione di beni religiosi "non è da identificarsi totalmente con la nozione dei beni culturali”. Infatti, non sono tanto le qualità estetiche (artistiche) del bene culturale o il suo spiccato carattere di testimonianza storica a renderlo tale per la Chiesa, quanto il grado di ispirazione che può esservi colto con riferimento "al messaggio della salvezza portato in questo mondo dal verbo fatto uomo”. Per la Chiesa, dunque, i beni culturali assumono una connotazione più definita. Deve trattarsi di prodotti attinenti alla sfera religiosa, quali beni di valore specifico che rappresentano ed esprimono, mediante l'opera dell'ingegno umano, il legame stesso che unisce a Dio creatore gli uomini continuatori della sua opera nel mondo. Quando parliamo di beni culturali ecclesiastici, ci riferiamo a una particolare classe di beni culturali individuati secondo un criterio contenutistico. Essi sono, cioè, espressione della dimensione religiosa della vita culturale di un popolo. Il carattere religioso del bene culturale viene specificato soprattutto dalla sua destinazione, sia essa il culto in ambito pubblico o liturgico o la devozione privata sacra. Alla categoria dei beni culturali ecclesiastici appartengono, dunque, tutti i manufatti attraverso i quali la Chiesa cristiana vive, esprime e celebra la sua fede in Dio. Nel corso dei secoli la Chiesa ha espresso attraverso l'arte, l'artigianato, l'architettura, i libri liturgici, gli archivi, gli arredi per il culto, infiniti aspetti della sua vita nel tempo. Attraverso i suoi beni culturali ha predicato la sua fede, ha proclamato la sua speranza, ha esercitato la sua carità davanti al mondo. Tuttavia, il bene culturale ecclesiastico, non diversamente da tutte le impronte e i segni della presenza storica dell'uomo, è vincolato alla sua natura di cosa. L'oggettualità, dunque, intesa come universo di manufatti e di forme culturali, svolge il ruolo di concreto e tangibile tramite storico nel rapporto tra uomo e sacro. Ed è proprio nella percezione dell'oggetto che si rivela e si delinea la peculiare natura dei beni culturali ecclesiastici: da un lato, gli oggetti non religiosi subiscono un inevitabile processo di interiorizzazione, quasi di smaterializzazione. La mente, che si dispone lucida a percepire, analizzare, obiettivare l'oggetto, introiettandolo, gli sottrae materialità, lo trasforma in una categoria di pensiero, lo traduce in segno. Dal fronte opposto, invece, gli oggetti del sacro appaiono come condensazioni, verso l'esterno, sul piano materico, di istanze che sono dentro, profonde e immateriali nell'uomo. I beni culturali materiali ecclesiastici legati alla vita della Chiesa costituiscono, dunque, il suo patrimonio culturale specifico. Tali beni possono essere suddivisi in otto grandi categorie: architettonici; artistici; storici; liturgici; archivistici; librari; musicali; archeologici. Sono opere, come affermava Giovanni Paolo II, "che appartengono alla storia della pietà, dove confluiscono le esperienze dell'arte, associate alle idee che le ispirano. Sono documenti da conservare”.