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Indagine paleopatologica su una mummia peruana del periodo della conquista

Indagine paleopatologica su una mummia peruana del periodo della conquista

di Manuele Demi


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  • Tipologia: Diploma di laurea
  • Anno accademico: 2004/2005
  • Relatore: Piero Mannucci
  • Correlatore: Leonardo Capaccioli
  • Relatore: Piero Mannucci
  • Università: Università degli Studi di Firenze
  • Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  • Corso: Antropologia
  • Cattedra: Brunetto Chiarelli
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
La possibilità, emersa da pochi anni, di recuperare e studiare il materiale genetico ancora conservato nei reperti biologici antichi (ossa e denti e tessuti mummificati, principalmente) permette di indagare le caratteristiche genetiche delle popolazioni del passato, portando elementi di straordinaria importanza per lo studio dei gruppi umani estinti. Un'importante applicazione antropologica dell'analisi del DNA antico è quella relativa alla determinazione del sesso, in quanto permette di acquisire uno degli elementi fondamentali per accedere ad altre informazioni di interesse sia biologico-paleontologico che archeologico (ad esempio l'attribuzione di un corredo funebre). L'antropologia classica ha sviluppato metodiche sufficientemente precise per la determinazione del sesso attraverso l'osservazione della morfologia di un determinato resto osseo per ottenere buone condizioni di misurazione. Questi metodi richiedono, però, la disponibilità di elementi scheletrici appartenenti a individui ben conservati e possibilmente completi, e, soprattutto, il ritrovamento di precisi distretti ossei, quali bacino, cranio e ossa lunghe. Dobbiamo, inoltre, tener sempre conto di possibili ambiguità dovute a variabili intere intra-popolazionistiche del dimorfismo sessuale. Per non parlare delle difficoltà che presenta la determinazione del sesso nel caso di resti scheletrici appartenenti a individui giovani o sub-adulti e infanti, per i quali lo sviluppo dei caratteri sessuali e anche osteologici non è ancora completo. Un aiuto a superare le suddette difficoltà può essere ottenuto tramite l'utilizzo di apparecchiature radiodiagnostiche, quali, per esempio, una semplice radiografia o la più complessa e completa scansione per immagini di una tomografia assiale computerizzata. L'analisi tramite PCR di regioni specifiche del DNA presente nei cromosomi sessuali permette, invece, di attribuire a un sesso o a un altro ogni tipo di elemento scheletrico, con la sola limitazione imposta dalle sue condizioni di conservazione. Saggiare ipotesi sui reperti antichi attraverso lo studio del DNA fossile non è, però, affatto facile, visto che il materiale biologico su cui si effettuano le ricerche molto spesso è degradato o in alcuni casi inutilizzabile; per questo motivo le diverse fasi sperimentali in cui si è articolato il lavoro (estrazione, purificazione, amplificazione e analisi dei prodotti di PCR) sono state eseguite seguendo i più rigorosi criteri per l'analisi del DNA antico. Alla fine di interpretare correttamente i dati da due separati estratti sono state condotte 12 differenti reazioni di multiplex PCR. Questo test prevede la simultanea amplificazione del locus dell'amilogenina (dotato di un dimorfismo di lunghezza fra cromosoma Y, frammento di 112 bp), e cromosoma X (frammento di 106 bp) e una porzione di 93 bp del gene SRY (Sex Determining y Region Gene) esclusivo del cromosoma maschile e responsabile del differenziamento sessuale. Tutto quello che è stato precedentemente descritto è stato messo in opera per studiare una mummia "peruana” appartenente alla collezione ostensiva del museo di antropologia ed etnologia di Firenze.