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Il concorso di persone nel reato: aspetti problematici e prospettive di riforme

Il concorso di persone nel reato: aspetti problematici e prospettive di riforme

di Federico Romoli


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  • Tipologia: Tesi vecchio ordinamento
  • Anno accademico: 2006/2007
  • Relatore: Giovanni Flora
  • Relatore: Giovanni Flora
  • Università: Università degli Studi di Firenze
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Corso: Giurisprudenza
  • Cattedra: Diritto penale
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Quello del concorso di persone nel reato, come è noto, è uno dei campi del diritto penale dove la tensione tra "garantismo” e "difesa sociale” raggiunge il suo culmine. Ciò, del resto, è inevitabile. La "coperta”, infatti, è troppo corta: si tratta sempre di sacrificare un pezzo di qualcosa. Il legislatore si trova qui a dover effettuare delle scelte fondamentali che investono molteplici aspetti del reato, cosicché la disciplina della partecipazione criminosa si presenta come un istituto-chiave di ogni sistema penale: una vera e propria "cartina tornasole” che ci svela l'indole di un particolare ordinamento. Affascinati dalla poliedricità della materia e incuriositi dalla singolare "coabitazione istituzionale” che caratterizza il sistema delle fonti italiano, si è deciso di indagare più approfonditamente la validità attuale del modello adottato dal nostro codice. Sul terreno vasto e impervio del concorso di persone abbiamo subito orientato la nostra indagine in una direzione ben precisa, individuando ed evidenziando i "punti nevralgici” dell'istituto, cioè i problemi fondamentali che impegnano qualsiasi tipo di approccio, legislativo o scientifico, all'argomento. Ci siamo, quindi, potuti impegnare in un'attenta valutazione delle norme che costituiscono la struttura portante della disciplina codicistica vigente, lasciando che in un percorso così difficile i nostri passi fossero illuminati dalla sicura guida dei principi costituzionali. Eravamo già consapevoli che un perfetto punto di equilibrio tra le contrapposte esigenze di tutela dei diritti individuali e della sicurezza collettiva fosse una "chimera” irraggiungibile ma il potente "faro” che avevamo ha fatto maturare in noi la ferma convinzione che il legislatore del '30 si sia spinto decisamente oltre ogni ragionevole soglia di tollerabilità costituzionale. Persuasi della necessità di una riforma – dopo quasi sessant'anni non più prorogabile – abbiamo sperato di trovare delle conferme alle nostre aspirazioni nelle indicazioni degli ultimi progetti di ricodificazione. Purtroppo, l'ormai quasi proverbiale "velleitarietà” di tali iniziative confina l'interesse per una simile analisi a un livello squisitamente scientifico, nonostante il lodevole lavoro delle varie commissioni in alcuni casi abbia prodotto soluzioni di indubbio pregio. Spero, infine, che vorrete perdonarci se il vivo entusiasmo che fin dall'inizio ha animato il nostro lavoro si è voluto concedere la licenza di sollevare un umile bisbiglio nel frastuono del dibattito dottrinale: non certo dei presuntuosi suggerimenti per il legislatore ma, piuttosto, una sorta di ipotesi di "approdo” del nostro viaggio. Non abbiamo mai avuto, ovviamente, l'ingenuo ardire di riuscire a fornire risposte certe a problemi infinitamente più grandi delle nostre possibilità e che impegnano fior di giuristi dall'alba della Repubblica. Tuttavia, lo studio e la ricerca di una soluzione che si presentasse come quella costituzionalmente più accettabile ci sono sembrati uno sforzo meritevole e addirittura doveroso, nell'ambito di un ordinamento come il nostro che si trova ad affrontare il nuovo millennio con uno strumento che dimostra appieno tutto il carico dei suoi anni. Nel momento dell'atto finale del mio corso di studi accademico, sono determinato a non cedere allo scetticismo e a sperare di potermi confrontare in un futuro prossimo con un nuovo codice penale che rispecchi in pieno quei principi di garanzia che i nostri padri vollero lasciarci in eredità.