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Mezzanine Finance e Partecipative Finance. Strumenti per la crescita delle PMI

Mezzanine Finance e Partecipative Finance. Strumenti per la crescita delle PMI

di Angelo Nicolosi


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2008/2009
  • Relatore: Margherita Poselli
  • Correlatore: Marco Romano
  • Relatore: Margherita Poselli
  • Università: Università degli Studi di Catania
  • Facoltà: Economia
  • Corso: Economia Aziendale
  • Cattedra: Pianificazione economico- finanziaria
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Appare scontato definire l'attuale contesto competitivo come caratterizzato dal fenomeno della globalizzazione, intendendo con questo termine (in senso economico) quel processo di integrazione crescente delle economie delle diverse aree del mondo, in grado di ridurre i vari ostacoli che impediscono la libera circolazione di beni, servizi, capitali, persone e conoscenze. Quindi, se possiamo definire l'attuale scenario economico (e non solo) come globalizzato, non è sbagliato aggiungere che esso, sia rispetto al passato, molto più complesso, instabile e veloce nel cambiare "volto”. Dal punto di vista strettamente economico questo evento ha comportato un ampliamento del panorama competitivo, spregiudicate politiche di liberalizzazione e privatizzazione, un'evoluzione dei vincoli normativi, un rapido sviluppo tecnologico costringendo le aziende a rivedere la loro gestione, con particolare riferimento alla funzione finanza che passa da un modello basato sull'indebitamento durante gli anni Sessanta a uno sempre meno dipendente da banche e credito bancario negli anni successivi, in particolar modo dopo l'introduzione dell'Euro, grazie al quale si annullano i costi di transazione all'interno dell'UEM. Il passaggio da un ambiente stabile a uno instabile mostra come la struttura industriale italiana sia ancora molto fragile e poco preparata ad affrontare l'aumento di complessità dello scenario competitivo a causa di un eccessivo ricorso al finanziamento a breve termine che rende il nostro sistema finanziario banco-centrico. Per uscire da questa situazione di empasse l'impresa italiana dovrebbe approfittare delle novità portate dall'attuazione della riforma del diritto societario e da Basilea 2. In particolare, con il cambiamento nella valutazione dell'accesso al credito le banche sono costrette ad adottare metri valutativi più oggettivi e formali, che trasformano i documenti contabili in veri e propri strumenti informativi. L'impresa deve, quindi, cambiare il proprio modo di rapportarsi con gli stakeholders, dovendo dimostrare quotidianamente di saper raccogliere le sfide e le opportunità lanciate dal contesto in cui opera, deve saper essere sempre più efficiente, mostrare una grande solidità patrimoniale e sfruttare tutte le modalità di reperimento fonti a sua disposizione creando un corretto mix tra ricorso al debito e all'equity e riducendo al minimo le inefficienze (ad esempio, rendere quanto più piccolo possibile l'insieme rappresentato dal capitale circolante netto operativo, a causa del quale molto spesso si vede depauperarsi il valore generato dall'autofinanziamento). In definitiva, per rendere eccellente il rapporto banca-impresa alla luce dell'evoluzione dell'ambiente competitivo, è necessario che l'impresa riesca a: ridurre il ricorso al debito bancario a breve, in modo da avere una struttura delle fonti coerente con la struttura degli impieghi; utilizzare strumenti che favoriscano una maggiore patrimonializzazione (prestiti mezzanini, patrimoni destinati a uno specifico affare ecc.); ridurre al minimo gli sprechi, gestendo ottimamente l'insieme delle voci rappresentante il capitale circolante operativo; impostare un rapporto con le banche trasparente e basato sul lungo periodo; far rivestire un ruolo centrale alla funzione finanza in impresa. Proprio su quest'ultimo punto è doveroso fare un'ulteriore sottolineatura, poiché non solo le imprese ma anche e, in particolar modo, gli intermediari dovrebbero allargare i loro orizzonti verso strumenti di finanziamento non tradizionali, come quelli rappresentati dal capitale intermedio, in modo da annullare in tutto o in parte il gap di preferenze tra emittenti e investitori che si viene a creare in tutti quei casi in cui il rapporto tra rendimento desiderato/costo dell'operazione risulti essere basso, se ci si affida al debito tradizionale, e alto il rapporto rischio/costo dell'operazione, se si percorre la strada del capitale di rischio. L'obiettivo del presente lavoro è mostrare in che modo gestire la funzione finanziaria in azienda, per rendere quanto più utile possibile il ricorso alle varie fonti di finanziamento, rivelando, in particolare, quali sono le alternative presenti in tema di indebitamento e quando occorre ricorrere a un'alternativa piuttosto che a un'altra. L'iter seguito può essere suddiviso in due parti: nella prima parte verrà fatta un'illustrazione dei principali strumenti di valutazione della situazione economico-finanziaria aziendale, che saranno la base con cui definire gli obiettivi e pianificare le strategie. La seconda parte sarà dedicata a un'analisi di due strumenti di finanziamento appartenenti alla famiglia del capitale intermedio, vale a dire il debito mezzanino e il prestito partecipativo sotto diversi profili, in modo da evidenziare in quali casi il loro utilizzo potrà rivelarsi proficuo.