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Sofonisba Anguissola e Antoon Van Dyck: Palermo 1624

Sofonisba Anguissola e Antoon Van Dyck: Palermo 1624

di Isabella Calidonna


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2003/2004
  • Relatore: Giovanna Capitelli
  • Relatore: Giovanna Capitelli
  • Università: Università degli Studi della Calabria
  • Facoltà: Lettere e Filosofia
  • Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  • Cattedra: Storia dell'arte fiamminga e olandese
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
In questi ultimi decenni la ricerca storico-artistica è stata notevolmente arricchita da una messe di indagini sulle personalità femminili che non solo ha contribuito a farci conoscere meglio numerose autrici ma ha scatenato una vera e propria moda letteraria. Opere come l'ormai storico Artemisia di Anna Banti oppure il più recente Artemisia di Alexandra Lapierre, romanzi come La passione di Artemisia di Susan Vreeland e Artemisia Gentileschi la pittura della passione di Tiziana Agnati e Francesca Torres hanno aperto il mio immaginario sulle donne pittrici, immaginario di rado sollecitato dai manuali di storia dell'arte, in cui queste figure femminili occupano tutt'al più un ruolo secondario e marginale. Non ci si meravigli allora che il primo testo che mi ha condotto alla scelta dell'argomento di questo scritto è stato La signora della pittura. Vita di Sofonisba Anguissola gentildonna e artista nel Rinascimento di Daniela Pizzagalli e che io abbia nutrito i miei interessi grazie a opere come Sofonisba Anguissola "un pittore” alla corte di Filippo II di Orietta Pinessi e Le rughe di Sofonisba di Fiammetta Basile. Opere che mi hanno fatto conoscere quella donna che Lomazzo ne Gli sogni e ragionamenti...(1584) aveva definito la "femina cremonese che faceva miracoli”. Sono così partita sulle tracce di Sofonisba, riuscendo a conoscere le tappe più importanti della sua vita: la sua formazione, il periodo spagnolo, i suoi amori e le sue rinunce e a seguirne il suo ultimo decennio trascorso a Palermo. L'incontro avvenuto il 12 luglio del 1624 con il pittore fiammingo Antoon Van Dyck e lo schizzo disegnato dal pittore nel suo taccuino italiano (Londra, British Museum), in cui Sofonisba è ritratta all'età di novant'anni, sono stati lo spunto di partenza per il mio elaborato. Sofonisba Anguissola precorse un nuovo tipo di donna, quello di donna come artista. Tanti furono i contemporanei che tessero le sue lodi: Marco Gerolamo Vida nelle sue Cremonensium Orationes III adversus Papienses in controversia Principatus, Giovan Paolo Lomazzo, Alessandro Lamo, Antonio Campo in Cremona fedelissima e Pierre De Bourdeilles De Branthome nell'incontro a Bayonne nel 1565 disse di lei "belle et honneste fille, et douce, qui avoit tout plein de vertus”. Sofonisba fu vittima di quel silenzio che la storia ha mantenuto tanto spesso sulle figure femminili. Solo recentemente ha acquistato un'imponente fortuna letteraria che ha fatto sì che le fosse levata via quella patina che offuscava la sua lucentezza di donna nuova del Rinascimento. La si impara a conoscere pian piano, nasce il desiderio di scoprire la vita di una donna-artista ammirata ai suoi tempi e oggi giorno quasi sconosciuta, quella di una giovane nobildonna del Rinascimento che cominciò a praticare la pittura in un periodo in cui non tutto era permesso alle donne; la loro immagine era ancorata all'idea di essere irrazionale e imperfetto, a cui difficilmente si riusciva a dare fiducia. Sofonisba affermò pian piano la sua personalità ma fu in tutto e per tutto figlia del suo tempo. Assoggettata a una figura che le faceva da tutore, riuscì in età matura a far valere i propri diritti di donna prima di tutto e di artista; con lei nacque un nuovo modello femminile che discostava dalla donna di casa o di chiesa; nacque la donna amazzone, "un uomo femmina pericolosamente abile”. Ann Sutherland Harris scrive che Sofonisba fu la prima donna italiana che acquistò come artista una celebrità internazionale e la prima di cui si conosca un corpus di opere. Come tale, essa è una figura di notevole importanza storica. La popolarità conquistata dalla sua movimentata e romanzesca carriera dovette indicare ad altre donne di talento la possibilità di svolgere un'attività artistica. La sua vita è stata un insieme di avvenimenti emozionanti che non possono non suscitare interesse nei suoi confronti. Più di tutti colpiscono i suoi ultimi anni di vita, dove non produsse niente a livello pittorico ma furono anni cruciali dove dimostrò di essere una donna forte in un mondo a cui difficilmente si riusciva ad appartenere in maniera totale. L'incontro avvenuto a Palermo il 12 luglio 1624 tra lei e il giovane pittore fiammingo Antoon Van Dyck può riassumere il carattere di questa donna, la sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua saggezza e la sua vanità. Sofonisba, quasi un secolo di vita, salutata dall'ammirazione e dalle lodi di Vasari, di Annibal Caro, di Michelangelo ma anche dal giudizio del re di Spagna che la volle alla sua corte, vicina allo spegnersi, conobbe Van Dyck che ritrasse il suo volto raffinato e quasi incorporeo e ne tramandò ai secoli l'eccezionalità. Anche se afflitta da un tremendo disturbo che le impediva di vedere, Sofonisba Anguissola fu forte, cercò di ammirare, anche se a fatica, il lavoro che Van Dyck le proponeva, riuscì a impartirgli utili insegnamenti e, in quel frangente, egli fu l'ultimo suo allievo.