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La riabilitazione dellarto superiore con Mirror Therapy” dopo ictus - caso clinico

La riabilitazione dell'arto superiore con "Mirror Therapy” dopo ictus - caso clinico

di Denis Pennella


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2009/2010
  • Co-Autore: Alessandro Rhaino
  • Relatore: Patrizia Uzzi
  • Relatore: Patrizia Uzzi
  • Università: Università degli Studi di Bari
  • Facoltà: Medicina e Chirurgia
  • Corso: Fisioterapia
  • Cattedra: Medicina riabilitativa speciale
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Lo stato dell’arte raggiunto in campo riabilitativo per il recupero della funzionalità dell'arto superiore dopo ictus subisce, proprio in questi anni, una svolta storica a seguito della scoperta di Rizzolatti e coll. di un sistema neurale cosiddetto “specchio”. Attualmente la letteratura non ha partorito linee guida ben precise sull’impiego di tale nuova scoperta in campo riabilitativo ma i casi clinici che hanno beneficiato, in aggiunta alla terapia convenzionale, anche di un trattamento improntato sulla stimolazione del sistema dei neuroni specchio sono molti. In questo elaborato documentiamo il trattamento con Mirror Therapy somministrato a una paziente affetta da ictus in fase cronica stabilizzata. Spieghiamo i principi base del nostro trattamento e la sua struttura trifasica, approfondendo con illustrazioni e descrizioni accurate gli esercizi proposti, le modalità di esecuzione e i concetti neurofisiologici alla base degli stessi. Il confronto tra valutazione iniziale e finale lo abbiamo affrontato sia tramite le scale più utilizzate in letteratura (Barthel, Fugl Meyer, 9 Hole Peg, ecc.) sia attraverso un confronto tra fotogrammi estrapolati dai video delle sedute, opportunamente commentati. I risultati ottenuti mostrano miglioramenti notevoli nella gestione dell’arto superiore paretico sia nei movimenti grossolani che fini, attribuibili a un training intenso di neuro stimolazione del sistema specchio, pur avendo propinato la terapia a distanza di cinque anni dall’evento patologico.