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Trattamento non farmacologico nella demenza di Alzheimer: riattivazione psicomotoria e cognitiva

Trattamento non farmacologico nella demenza di Alzheimer: riattivazione psicomotoria e cognitiva

di Claudio Monopoli


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2008/2009
  • Relatore: Antonino Riggio
  • Relatore: Antonino Riggio
  • Università: Università degli Studi di Bari
  • Facoltà: Medicina e Chirurgia
  • Corso: Fisioterapia
  • Cattedra: Neurologia II
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Il progressivo e costante processo di invecchiamento che sta investendo la popolazione di gran parte dei Paesi a sviluppo avanzato costituisce uno dei principali fattori responsabili del notevole incremento del numero di soggetti affetti dal morbo di Alzheimer (Alzheimer's Disease, AD) negli ultimi anni. L'AD rappresenta la più diffusa forma di demenza a livello globale; si manifesta con maggiore frequenza negli over 65, prevalentemente di sesso femminile, con una durata media stimata di 10-12 anni e un'evoluzione clinica variabile nel tempo, caratterizzata dal graduale deterioramento delle funzioni cognitive (in particolare della memoria). Le scarse conoscenze disponibili, l'incertezza sulle cause scatenanti e sui fattori di rischio rende, ancora oggi, impossibile la messa a punto di una terapia efficace nella risoluzione delle evidenze cliniche della malattia. Il presente lavoro di tesi mira a dimostrare come la riattivazione psicomotoria possa risultare un efficace strumento nel trattamento non farmacologico della demenza di Alzheimer; esso nasce dal presupposto, validato da ricerche condotte nel corso degli anni, che le abilità cognitive possano trarre vantaggio dalla pratica regolare dell'attività motoria, in grado di indurre, oltre a benefici di natura fisica, un importante effetto neuroprotettivo. Il programma riabilitativo ha previsto l'esecuzione quotidiana di un training psicomotorio associato a stimolazioni di natura cognitiva; esso si è sviluppato come attività di gruppo, quest'ultimo composto da cinque pazienti che presentavano diagnosi di AD probabile secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV) e deterioramento cognitivo lieve o lieve-moderato, con l'esclusione di quei soggetti con disturbi sensoriali e comportamentali tali da pregiudicarne la partecipazione. Gli obiettivi generali del trattamento sono stati: motivare al movimento; ridurre le condizioni disabilitanti derivanti da inattività; favorire la comunicazione interpersonale e la socializzazione; ottenere un più elevato grado di autonomia personale; raggiungere una migliore qualità di vita. Invece, gli obiettivi specifici che ci si è preposti sono stati: rinforzare le capacità cognitive residue (memoria, attenzione, organizzazione spazio-temporale, ecc.) al fine di rallentare l'evoluzione degenerativa della patologia; intervenire sulla percezione e conoscenza del proprio corpo per una migliore strutturazione dello schema corporeo; favorire l'ottimizzazione e il miglioramento di coordinazione motoria, equilibrio statico e dinamico, prassie, forza muscolare e mobilità articolare, controllo posturale. Gli aspetti preliminari dello studio hanno riguardato la raccolta di dati attraverso l'impiego di scale di valutazione internazionalmente riconosciute, effettuata al momento del ricovero. Per la valutazione neuropsicologica si è fatto uso di: Mini Mental State Examination (MMSE; Folstein et al.,1975); Clinical Dementia Rating Scale (CDR; Hughees et al.,1982); Geriatric Depression Scale (GDS; Yasevage et al.,1983). Per l'analisi delle capacità funzionali sono stati impiegati i seguenti test e scale: Activities of Daily Living Scale (ADL; Katz et al., 1963); Instrumental Activities of Daily Living Scale (IADL; Lawton and Brody, 1969); Tinetti Balance and Gait Scale (Tinetti, 1986); esame chinesiterapico. I dati iniziali sono stati successivamente confrontati con quelli ottenuti al termine del ciclo riabilitativo, durato 60 giorni, evidenziando variazioni positive degli indici dei test, a dimostrazione di come la storia naturale della patologia, nelle sue fasi iniziali, possa essere modificata.