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Ambiguous loss: gli effetti di una perdita indefinita nei contesti relazionali secondo la prospettiva di Pauline Boss

Ambiguous loss: gli effetti di una perdita "indefinita" nei contesti relazionali secondo la prospettiva di Pauline Boss

di Ornella Molinari


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2008/2009
  • Relatore: Eugenia Scabini
  • Relatore: Eugenia Scabini
  • Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  • Facoltà: Psicologia
  • Corso: Psicologia
  • Cattedra: psicologia
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
La perdita ambigua: un fenomeno non adeguatamente compreso? Apparentemente, non sembra particolarmente considerato da professionisti, religiosi, esperti legali, sociologi, amici e parenti. Pochi normalmente sono consapevoli che esiste questo fenomeno ed i suoi effetti sono ancora più distruttivi perché non è sancita, né formalmente convalidata. Viene comunemente considerata in una dimensione più estesa, in ambiti patologici o in condizioni mediche più ampie sotto il nome di depressione, emicrania cronica, disturbi psicosomatici. I medici generalmente prescrivono antidepressivi che in taluni casi sono di aiuto ma a volte non risultano sufficienti per aiutare persone e componenti di una famiglia a convivere con la perdita ambigua. Concerne persone care, amici, famigliari, figure che scompaiono misteriosamente, senza lasciare tracce. Figli che si allontanano da casa senza dare più notizie, soldati, volontari di missioni umanitarie dispersi in azione. Non è possibile stabilire sicuramente se la persona cara è morta o viva, non mancano soltanto certezze del luogo dove si trovi, non esistono verifiche formali o istituzionali che ufficializzino la perdita: nessun corpo, nessun certificato di morte, nessuna veglia, funerale, nessuna sepoltura. L’ incertezza rende la perdita ambigua la più disfunzionale di tutte le perdite e comporta sintomi non soltanto dolorosi ma spesso difficili da diagnosticare. Scaturisce dalla mancanza di certezza sulla presenza o assenza di una persona e dall’angoscia derivante dalla nostra costante ricerca di coerenza: persino la certezza della morte è più accettata della continuità di un dubbio. Le perdite ambigue si riscontrano non soltanto nei contesti di guerra e di violenza ma insidiosamente anche nella nostra quotidianità. Compagni che ci lasciano, figli che se ne vanno di casa, genitori ammalati e mentalmente assenti. La nostra sete di certezza assoluta è raramente soddisfatta, perfino nelle relazioni che riteniamo stabili e prevedibili. Inoltre, maggiore è la cortina di ambiguità intorno ad una perdita, più grandi saranno le difficoltà a dominarla ed i conseguenti stati di ansia, impotenza, depressione e conflitti relazionali. Avvertire una persona amata presente quando fisicamente ci ha lasciati induce una fragilità psichica. L’individuo è sconcertato, impietrito e non può mettere in atto rimedi a questa situazione in quanto non conosce esattamente se la perdita sarà reale o temporanea; l’incertezza impedisce alla persona di riorganizzare i ruoli e le regole della relazione con le persone care, cosicché la relazione familiare o di coppia resta in atto, cristallizzata. Se non si riesce a “chiudere” con la persona fisicamente o psicologicamente mancante, ci si aggrappa alla speranza che le cose torneranno ad essere come prima. Inoltre, la persona si sente defraudata dei rituali simbolici che ordinariamente supportano una perdita evidente, la sua esperienza manca di verifica da parte della comunità che la circonda, non esiste quindi condivisione dei propri sentimenti e vissuti. Nel caso della morte, evento sancito in via ufficiale, tutti riconoscono la perdita definitiva e l’inizio del lutto. La maggioranza delle persone elaborano questa perdita nella modalità che possiamo definire lutto normale. Nel lutto normale, come viene indicato da Sigmund Freud in “Lutto e melanconia”, l’elaborazione consiste nel lento dissolversi del legame affettivo e successivo investimento in un nuovo legame, in un processo volto ad una chiusura. Alcuni di noi reagiscono alla perdita evidente in una modalità che Freud definisce lutto patologico e che i terapeuti chiamano generalmente melanconia o lutto complesso, in cui la persona rimane preoccupata ed impedita dalla perdita. Nel caso della perdita ambigua, tuttavia, la melanconia o il lutto complesso possono essere normali reazioni ad una situazione complicata: l’interminabile ricerca da parte dei genitori di un bambino scomparso, gli scatti d’ira di un figlio acquisito che vede escluso il genitore biologico, una moglie caduta in forte stato depressivo perché il marito ha subito un trauma cerebrale e non è più in sé. L’impossibilità di esitare queste perdite ambigue è data dalla situazione esterna e non da carenze interne o personali. La forza esteriore che cristallizza il dolore è proprio l’indeterminatezza e l’ambiguità della perdita: paralizza il processo del lutto, pregiudica la funzionalità della coppia e della famiglia. A differenza della morte, afferma P. Boss, la perdita indefinita impedisce quel “taglio netto” necessario per una normale chiusura. Così come l’ambiguità complica la perdita, rende altrettanto difficile l’elaborazione del lutto in quanto non è una perdita reale. La confusione cristallizza il processo di elaborazione del lutto, fino a paralizzare la persona, impedendo alla sua vita di evolversi.