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Oltre la libertà di espressione: i discorsi di odio online

Oltre la libertà di espressione: i discorsi di odio online

di Luisa Zappala


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di secondo livello / magistrale
  • Anno accademico: 2013/2014
  • Relatore: Marinella Fumagalli meraviglia
  • Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  • Facoltà: Giurisprudenza
  • Corso: Giurisprudenza
  • Cattedra: organizzazione internazionale
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Oggi i discorsi di odio rappresentano un nodo giuridico controverso nell'ambito dei reati di opinione, e alimentano un dibattito attuale in relazione alla libertà di espressione online per la quale non esistono specifiche normative internazionali condivise. Le organizzazioni internazionali sono pertanto chiamate a ricoprire un ruolo guida nell'elaborazione di regole in materia di hate speech, libertà digitale e norme di comportamento nel cyberspazio. Nel mio lavoro, mi sono chiesta qual è il confine tra la libertà di espressione e i discorsi di odio. A tal fine, ho analizzato le due nozioni nel diritto internazionale, e poi sul piano regionale. La libertà di espressione include opinioni che possono offendere, turbare o disturbare, e per eventuali restrizioni i governi dovranno dimostrare che esiste un collegamento tra quelle espressioni offensive e la probabilità di violenze concrete, alla ricerca del giusto bilanciamento tra puro pensiero e principio di azione. Talune restrizioni della libertà di espressione devono essere espressamente stabilite dalla legge e necessarie al rispetto dei diritti e delle libertà altrui, della salvaguardia nazionale, dell'ordine pubblico o della morale. Ogni stato, nel determinare il bilanciamento tra diritti contrapposti, gode di un certo margine di discrezionalità, pertanto, sotto il profilo del principio di legalità e prevedibilità, è di estrema importanza prevedere il significato di determinate categorie e concetti. La corte europea dei diritti dell'uomo stabilisce i criteri in base ai quali una restrizione imposta dallo stato nazionale si concili con la libertà di espressione. Nel giudizio della corte entrano in gioco molteplici fattori. La libertà di espressione andrebbe limitata quando è incompatibile con i valori della tolleranza, della pace sociale, della sicurezza pubblica, e per prevenire espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano i discorsi di odio. Insultano o offendono la morale e le altrui convinzioni religiose, creano pregiudizi o rinforzano quelli esistenti, diffondono paura o intimidazioni. In Italia non esiste ancora una definizione formale dei discorsi di odio, e si ricorre alle categorie dell'incitamento, dell'istigazione o dell'apologia. Ho analizzato l'evoluzione della normativa italiana, il pensiero diviene reato solo quando pone un pericolo concreto, creando così una ratio di compatibilità con l'articolo 21 della costituzione. Il passaggio dall'hate speech agli hate crimes è breve, vi è infatti una linea sottile tra le espressioni offensive, intese come insulti, e l'incitamento alla violenza reale, ovvero vi è un collegamento causale tra certe espressioni e il loro conseguente danno. La strategia argomentativa adoperata dalla giurisprudenza per salvare i reati di opinione fa leva sui c. D. Limiti logici alla libertà di espressione, ovvero essa non è più tale quando si risolve in un principio di azione. Durante il mio lavoro ho avuto modo di constatare che l'approccio europeo al tema è di tipo regolamentativo, ovvero alla ricerca del fondamento che sanzioni i discorsi di odio, in contrapposizione alla visione liberale di stampo americano secondo cui i discorsi di odio sarebbero efficacemente contrastati con il libero scambio di idee. Nel secondo capitolo ho analizzato il fenomeno dei discorsi di odio online sul piano internazionale, regionale e interno. Al momento una soluzione condivisa per la lotta ai discorsi di odio online pare assai difficile a causa delle diverse vedute sulla natura stessa della libertà di espressione, dovuta ai diversi approcci nazionali. La priorità dell'agenda rimane la sfida di identificare i criteri che permettono di distinguere il margine oltre il quale un dibattito, una contestazione, una critica si trasformano in discorsi di odio. Mi sono chiesta: la soluzione al problema dell'hate speech consiste nella regolamentazione dello stesso? Può il ricorso alla censura arginare questi fenomeni? Ho analizzato la giurisprudenza in materia di hate speech sul piano internazionale, regionale e nazionale.