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La casa come bene sociale. Il caso di Modena

La casa come bene sociale. Il caso di Modena

di Giovanni Palamara


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  • Tipologia: Tesi di Laurea di primo livello
  • Anno accademico: 2006/2007
  • Relatore: Adelmina Dall'Acqua
  • Relatore: Adelmina Dall'Acqua
  • Università: Politecnico di Milano
  • Facoltà: Architettura
  • Corso: Architettura
  • Cattedra: Sociologia
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Per molti secoli l'attenzione degli storici è stata rivolta ai grandi avvenimenti, ai grandi personaggi che hanno influenzato la storia politica, diplomatica e militare dei Paesi in cui si sono succeduti, hanno fatto le grandi opere, costruito le ricche chiese e i fastosi castelli, si è insomma guardato al "profilo alto" della storia, trascurando la maggior parte della gente comune che magari non ha lasciato segni tangibili, ma che sicuramente ha condizionato il mondo in cui viviamo molto più dei re e dei papi. È solo nel Novecento che si comincia a dare la giusta importanza alla vita quotidiana della gente comune, s'iniziano a studiare i fenomeni demografici ed economici, i sistemi sociali, le mentalità collettive, i costumi sessuali, le abitudini alimentari, l'abbigliamento ecc… Ed è in questa prospettiva che sono analizzate per la prima volta i rapporti storia-antropologia e storia-sociologia. Indubbiamente, oggi la casa è considerata un bisogno primario dell'uomo, un bisogno che parte dalla preistoria, quando rappresentava la necessità di avere un riparo, un rifugio, e che col passare dei secoli diviene dimora e forma della socialità, nucleo fondante della città stessa. La casa nelle sue ambientazioni è a tutt'oggi proiezione delle civiltà, nelle sue forme espressive della comunità e del fondamento familiare. La casa come bisogno, quindi come diritto, è questa la vera svolta che si è avuta nel Novecento nella coscienza collettiva; per la prima volta nella storia ci si pone il problema di avere una dimora dignitosa per "tutti”. Questa tesi cerca, pur con i limiti di una trattazione sintetica, di analizzare come sia stato risposto a questo bisogno nell'Italia del dopoguerra, un Paese che per la prima volta si è trovato nella possibilità di "autogestirsi”, attraverso la democrazia, in cui all'emergenza degli sfollati per la guerra presto si sono sommate le esigenze delle migliaia di emigranti che arrivavano nelle grandi città in cerca di un lavoro portando con sé i loro usi, i loro costumi e le loro culture. La società italiana in 60 anni è cambiata profondamente, e in molti casi repentinamente, e, com'è giusto che sia, è ancora in evoluzione. Oggi ci troviamo ad essere in uno dei Paesi con il più alto tasso di famiglie con case di proprietà (circa l'80%), ma, chi pensasse che il problema casa è un problema del passato si sbaglia profondamente, questa tematica è più che mai attuale; infatti, oltre al bisogno che ancora esprime una parte di popolazione italiana, il nostro Paese, ormai da qualche anno, è diventato meta di immigrazione dall'estero, con tutte le problematiche connesse a questi nuovi cittadini. Ma non è questo il solo problema che rende quanto mai attuale il discorso; c'è il grande problema della riqualificazione delle "parti di città" monofunzionali costruite nel dopoguerra nelle nostre periferie che sono fortemente degradate e degradanti per le persone in cui ci vivono, o il problema più ampio della necessità da parte dello Stato di essere proprietario di edilizia pubblica in quantità sufficientemente adeguata (attualmente ne detiene il 4% contro la media europea del 20%), in modo da poter svolgere il ruolo di mitigatore nel mercato dell'immobile che da qualche anno sembra essere senza controllo. Quindi, andando con ordine, in questa tesi, procederò con una prima parte in cui si proporrà l'inquadramento storico generale, per verificare quando e perché si pone il problema casa; ci si soffermerà sulla rivoluzione industriale, analizzando quali sono state le prime risposte, a volte utopiche, a volte realizzabili, e a volte solo ideali, date dai grandi pensatori e governi europei di fine Ottocento. Completando il discorso con gli studi del movimento moderno, con i Congressi Internazionali di Architettura, i progetti dei "mostri sacri” come Le Corbusier e Gropius, e l'avanguardia russa. A questa seguirà una parte in cui si metterà in risalto quello che è stato il dibattito sviluppatosi in Italia a partire dalla sua unificazione, con le leggi prodotte, e le realizzazioni. Infine, cercherò di analizzare da vicino il caso della città di Modena, città in cui sono nato, e sulla quale ho potuto documentarmi in prima persona e che ha sempre avuto un occhio particolarmente attento a queste tematiche.