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La musica come fenomeno migratorio

La musica come fenomeno migratorio

di Marco Barocci


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  • Tipologia: Diploma di laurea
  • Anno accademico: 2010/2011
  • Relatore: Franco Meli
  • Relatore: Franco Meli
  • Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  • Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  • Corso: Lingue e Letterature Straniere
  • Cattedra: Letteratura anglofona
  • Lingua: Italiano
  • Formato: PDF
  • Protezione: Adobe DRM (richiede software gratuito Adobe Digital Edition)
Musica e migrazione, musica e nomadismo: sembra esserci una relazione reciproca che lega la musica e lo spostamento dei popoli. Non è certo casuale che ebrei e tzigani siano ricordati come eccellenti musicisti; le ragioni di questa particolare abilità non si possono esaurire in una naturale propensione alla musica ma vanno ricercate nelle conseguenze sociali che comporta lo stato nomade. Approfondire la storia e la cultura della popolazione ebraica e tzigana diventa, allora, l'occasione per affrontare gli stessi meccanismi della creazione musicale. Nella seconda parte della tesi viene affrontata un'altra significativa alchimia fra musica e migrazione: quella avvenuta nel continente americano. Per la cultura americana si può dire che la migrazione sia stato un vero atto fondativo ed è questa la ragione che ha reso l'America la fucina di generi musicali “meticci” come il Ragtime, il Blues, il Tango o il Jazz, che hanno conosciuto un'espansione planetaria nel XX secolo. La nascita di ogni genere musicale è segnata dall'ibridazione culturale, dal sincretismo, da piccoli o grandi contributi, scambi e percorsi che nella storia spesso sono stati fisici. Il XX secolo, con l'avvento della registrazione sonora, ha eliminato questa necessaria fisicità: emancipando la musica dalla sua fonte, l'ha liberata dalle lunghe tempistiche legate alla migrazione e all'integrazione. I più recenti generi musicali ibridi nati nel XX secolo, come la World Music, il Pop Rai o il Rap, saranno allora più figli della globalizzazione o del colonialismo culturale piuttosto che di veri processi migratori ma pur sempre testimoni del fatto che il divenire della musica è strettamente legato alla sua necessità di movimento.

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