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Terrore mediatico

Terrore mediatico

di Monica Maggioni


  • Editore: Laterza
  • Collana: I Robinson. Letture
  • Data di Pubblicazione: maggio 2015
  • EAN: 9788858120415
  • ISBN: 8858120418
  • Pagine: 183
  • Formato: brossura
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Descrizione del libro

Il terrore mediatico è parte integrante della strategia dell'lsis: i video dell'orrore diffusi attraverso la Rete ne sono l'espressione più eclatante. Ma come possiamo reagire di fronte a questa offensiva? Dobbiamo difendere la libertà di informazione e di espressione ad ogni costo o dobbiamo porci dei limiti proprio per tutelare questa nostra libertà? A partire dal racconto dei giorni dell'attentato a "Charlie Hebdo", il direttore di RaiNews24 intreccia la riflessione sul ruolo dei social network e della satira alla descrizione di come operano giornali e televisione. Utilizzando la sua esperienza sul campo da Parigi a New York, dalla Siria all'Iraq all'Afghanistan - Monica Maggioni ci porta in presa diretta e in prima persona dentro i conflitti drammatici del nostro tempo per provare a capire come siamo arrivati a questo punto. Una riflessione sulle conseguenze del 'jihadismo globale'. E sulla sofisticata strategia comunicativa di cui siamo tutti bersaglio.
Nei giorni degli attentati di Parigi l’intreccio tra terrorismo e media si è manifestato con una potenza mai vista prima. Una questione globale, da quando internet ha messo in linea tutto il mondo, nel tempo e nello spazio. Prima e dopo Parigi il terrorismo islamico ha messo in circolazione una batteria di video, generalmente di grande qualità filmica. Monica Maggioni, responsabile della televisione italiana di all-news, per molti anni inviata nelle zone calde del terrorismo islamico, racconta in presa diretta il terrore mediatico e tutte le scelte difficili che – minuto dopo minuto – un giornalista deve affrontare. Come quella di non trasmettere più sul Canale Rainews24 i filmati messi in rete dall’Isis: «L’Isis si è trasformato in una sorta di Hollywood del terrore. I filmati sono studiati. Ogni comunicato viene fatto con una regia sapiente. Non vogliamo diventare parte della sua propaganda. Noi abbiamo deciso di fermarci oggi. Continueremo a raccontare ma lo faremo da giornalisti, mettendoci tra l’Isis, la sua propaganda e lo spettatore. Il lavoro del giornalista è questo».


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