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Tagebuch. Il diario del ritorno dal lager

Tagebuch. Il diario del ritorno dal lager

di Liana Millu


  • Editore: Giuntina
  • Collana: Schulim Vogelmann
  • Data di Pubblicazione: aprile 2006
  • EAN: 9788880572459
  • ISBN: 8880572458
  • Pagine: 103
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Nell'autunno del 1944 Liana Millu fu trasportata da Birkenau al campo di concentramento di Malchow nel Meclemburgo. Liberata nel maggio del 1945, trovò, in un fattoria abbandonata, un Tagebuch (diario) e una matita. Con quest'ultima riempì, giorno dopo giorno, tutte le 112 facciate che aveva a disposizione. Lo fece in un arco di tempo che va da maggio al 1° settembre del 1945, data nella quale varcò il confine italiano. La Millu era familiare con lo scrivere: prima delle leggi razziali aveva collaborato con alcuni giornali. Le pagine del diario, stese innanzitutto per se stessa al fine di recuperare la propria dignità umana, manifestano qualità di scrittura non comuni nell'osservazione dei propri stati d'animo, nelle descrizioni dei compagni, nei mirabili ritratti di due soldati tedeschi dopo la sconfitta, nel balenare dei ricordi del Lager, nei progetti per i racconti che confluiranno nelle opere successive. Per volontà dell'autrice il diario poteva essere letto e pubblicato solo dopo la sua morte.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Libera e viva., 08-09-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Un mozzicone di matita tra rottami e mcaerie, una matita, ad Auschwitz le matite erano il terrore dei deportati, le possedevano solo SS e Kapo e con quelle registravano i numeri dei condannati a morte. Una matita, vediamo se riesco ancora a scrivere, quella matita mi riporta alla vita, sono viva. Partenza per la patria, ma sono ammalata, voglio la solitudine, tutto mi irrita, i visi allegri, le risate, ma di cosa si ride? Del ritorno a casa non mi importa nulla, non ho piu' nulla che mi apsetta. Sono sazia ma voglio mangiare e mangiare, fame famelica, e' l'indottrinamento del Lager. In ospedale e' tutto cosi' bianco, le tedesche mi infastidiscono, le rumene mi infastidiscono, la musica mi da noia, eppure sono viva, ma cosa sono diventata? Sono una morta vivente, nessuna speranza, nessun amore, nessun interesse. Il ritorno a casa, l'Italia che non crede e che non vuole credere. Qualcuno mi chiede cosa sia il tatuaggio sul mio braccio, qualcuno risponde che sono tutte menzogne, nel Lager non vi marchiavano come le bestie, sono tutte menzogne non vi trattavano come le bestie. Ecco la mia bella Italia, la mia patria. Era meglio l'ospedale in Germania, erano meglio i russi, la mia rosicchiata matita, la donero' a chi puo' comprendere la mia non vita, a colui che puo' comprendere il valore di questo mozzicone di matita, la donero' a Primo, colui che e' Auschwitz come lo sono io.
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