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Storia della mia gente

Storia della mia gente

di Edoardo Nesi


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  • Editore: Bompiani
  • Collana: Overlook
  • Data di Pubblicazione: aprile 2010
  • EAN: 9788845263521
  • ISBN: 8845263525
  • Pagine: 161
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Vincitore Premio Strega 2011. Storia della mia gente racconta dell'illusione perduta del benessere diffuso in Italia. Di come sia potuto accadere che i successi della nostra vitalissima piccola industria di provincia, pur capitanata da personaggi incolti e ruspanti sempre sbeffeggiati dal miglior cinema e dalla miglior letteratura, appaiano oggi poco più di un ricordo lontano. Oggi che, sullo sfondo di una decadenza economica forse ormai inevitabile, ai posti di comando si agitano mezze figure d'economisti ispirate solo dall'arroganza intellettuale e politici tremebondi di ogni schieramento, poco più che aspiranti stregoni alle prese con l'immane tornado della globalizzazione. Edoardo Nesi torna con un libro avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l'autobiografia e il trattato economico, e ci racconta, dal centro dell'uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori.

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Voto medio del prodotto:  3 (3.3 di 5 su 26 recensioni)

4Storia di imprenditori, 20-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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La vicenda di un distretto industriale, quello tessile di Prato, che negli ultimi anni è stato devastato. Nesi è figlio di imprenditori tessili e sa esprimersi molto bene: ci racconta la sua storia e le cause del fallimento del sistema che per molto tempo ha fatto il sistema "industriale" italiano. Un punto di vista vitale su un'Italia che sta scomparendo.
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1Asciutto, piatto e ripetitivo, 01-03-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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"Storia della mia gente", ma quale gente? I pratesi? Gli scrittori? Gli imprenditori tessili? Gli ex-imprenditori tessili? Gli intellettuali? Mi aspettavo un disamina della situazione imprenditoriale italiana degli ultimi anni da un punto di vista privilegiato, quello dell'imprenditore appunto. Invece è solo una serie di lamentele e di piagnucolii di un bambino viziato che ha perso il suo giocattolo. Di Nesi come imprenditore non si sente certo la mancanza, di Nesi come scrittore non se ne sente la necessità.
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2Vittimismo industriale o industria di vittimismo?, 02-10-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 6
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L'Italia è una florida industria di vittimismo. Basta aprire i giornali. C'è chi è più bravo e chi meno a farsi percepire vittima, ma tutti prima o poi ci provano, soprattutto se devono dare una giustificazione di qualcosa.
Io ho la fortuna di essere pratese come l'autore. Qui da noi il vittimismo, tramandatosi da generazione in generazione, ha raggiunto livelli industrializzati. Ricordo perfettamente le chiacchierate in passeggiata a Viareggio fra i vari tessitori, orditori, ritorcitori, etc... Che si piangevano addosso l'un l'altro negli anni 70, negli anni 80, negli anni 90 e se ci andassi ancora e se questi mestieri ci fossero ancora, le sentirei ancora. D'estate si facevano aiutare dai figli a rincorsare, rimpettinare, fare cannelli per i telai. Gli industrialotti invece erano al Forte a piangersi addosso anche loro, poverini, mentre i figli facevano la vita grama del Nesi negli States. Forse per quello i figli degli artigiani l'Università l'hanno finita ed aiutano le aziende in cui lavorano a crescere, mentre i figli degli Industriali si piangono addosso anche nei libri.
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4Cruda realtà, 20-09-2011
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Sincero, lucido, vero. Uno spaccato di questa nostra Italia che non lascia spazio ad illusioni. Gli ultimi avvenimenti politici ci consentono di apprezzarlo ancora di più, ci stiamo consegnando ad altre potenze, non abbiamo una classe politica che sappia difendere e guardare oltre i propri interessi personali. Il ritratto di un giovane partito con tutte le frecce al suo arco, che si ritrova con un pugno di mosche e non per suo volere.
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3Un altro punto di vista, 19-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Mi ha attirato la fascia rossa del premio strega in copertina, e l'ho comprato senza leggere la trama e senza conoscere l'autore del quale non ho letto assolutamente nulla se non questo. Il libro inizialmente mi ha subito delusa... Dopo una cinquantina di pagine mi chiedevo perchè ha vinto? Insomma cosa c'è di bello qui? E poi oggi ho trascorso un pom a fare una lunga fila durata 3 ore e l'ho letto tutto, finito. Mi è piaciuto. Non so se il premio strega è meritato o meno, ma posso provare ad intuire perchè ha vinto. Lo sguardo è lucido anche se a volte non si capisce bene dove vuol andare a parare, narra della sua storia di studente molto privilegiato che ha potuto partecipare a lezioni in America nelle migliori università, cose che per la maggior parte di noi sono solo da film. Narra di quando comincia a ricoprire diversi ruoli nell'azienda di famiglia e come gli affari cominciano a mettersi male ed è ora di vendere. Ma non è solo un racconto di come un figlio di industriale diventa scrittore ma è anche la descrizione di quello che succede in Italia e alla sua industria, quello che accade alle piccole industrie che vantano una storia di crescita di ricchezza e che hanno reso famoso il Made in Italy e che ormai hanno perso ogni possibilità in questo mercato troppo libero, troppo globale, dove il Made in Italy è svuotato del suo stesso significato. Interessanti alcuni passaggi dove descrive la disperazione e la rabbia e l'impotenza di chi a 50anni si ritrova in cassa integrazione senza nessuna prospettiva per il futuro perchè l'impressione è che non esista nessun futuro dopo quel lavoro e con quella vergogna addosso. Purtroppo la realtà è questa, cocente e disperante per tutti, per noi operai ridotti alla rabbia e alla precarietà del lavoro che prima consideravamo sicuro, e per i proprietari di piccole e piccolissime ditte che hanno sempre lavorato con i loro operai e improvvisamente devono giocare al ribasso per ottenere un ordine ad un prezzo tale da rimetterci. E tutto inesorabilmente sembra andare a rotoli. E' tutto tristemente vero.
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