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La sorella

La sorella

di Sándor Márai


  • Editore: Adelphi
  • Collana: Gli Adelphi
  • Traduttore: Sciacovelli A.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2012
  • EAN: 9788845926532
  • ISBN: 8845926532
  • Pagine: 227
  • Formato: brossura
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Trama del libro

La sorella è un romanzo che lo scrittore ungherese Sándor Márai scrisse nel 1946. Il romanzo è incentrato sul tema della malattia, intesa come l'espressione del male di vivere e dei dolori esistenziali, a cui possono seguire unicamente due percorsi, il superamento del dolore e la crescita personale, oppure la stagnazione che può condurre alla morte. La malattia che non accade a causa di una patologia, ma per via dell'errato intendere la vita e del modo con cui viene gestita, in particolar modo nel rapporto con noi stessi, con gli altri e con il mondo intero. La tesi dell'autore si esprime attraverso la storia di Z., un famoso pianista che, mentre viaggia su un treno diretto a Firenze, dove è atteso per un concerto, si rende conto che la sua vita non sarà più come prima. Forse non rivedrà mai più la donna sposata per cui prova un sentimento morboso. Forse il concerto che terrà quella sera sarà l'ultimo e tutto cambierà e sarà diverso, anche se ancora non è consapevole del modo in cui la sua vita cambierà. Sarà il tempo a dipanare le sue incertezze. Tempo che trascorrerà in un ospedale di Firenze, colpito da una malattia rara che durerà mesi. La sorella parla dei disagi esistenziali, della sofferenza del corpo e della psiche, è un approfondimeento di Sándor Márai sulla fragilità umana.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 5 recensioni)

3Piacevole, 30-04-2012
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Questo romanzo è molto profondo e toccante, ma soffre di uno stile fin troppo asciutto e molto deprimente, per via del contenuto che il testo intende trasmettere al lettore. Infatti il tema è quello della malattia, vissuta nelle profondità di una vita infelice e poco dinamica. Una storia dal palato fine.
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4Melodia di dolore e salvezza, 24-04-2012
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L'amore, la fama, la musica e la malattia: sono questi i temi che Marai fa questa volta sviscerare a Z, un musicista che improvvisamente si ammala e compie il viaggio fino al confine della morte, da cui viene "richiamato" alla sanità dall'amore, tra medici cinici e suore inquietanti. Ma poichè capisce che è questo amore una delle cause della malattia, non arriverà alla fine la scelta che sembrerebbe più ovvia. L'ennesima, splendida avventura di Marai nei territori più oscuri della nostra vita e della nostra psiche.
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5La sorella, 19-05-2011
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Il tema dominante si può dire che sia il mistero della malattia, e della morte. La struttura del romanzo innanzitutto, con il lungo preambolo nell'albergo sui Carpazi dove scrittore e protagonista si incontrano è di una lunghezza insolita - tenendo conto che il suo scopo è giustificare questo incontro - come se l'autore avesse in mente di sviluppare una storia proprio su quell'episodio, ma poi l'avesse abbandonata.
Lo stile introspettivo di Marai, che sacrifica i dialoghi e le descrizioni per favorire l'analisi interiore del protagonista, per lo squilibrio tra prima e seconda parte fa sì che non ci sia grande differenza tra scrittore e protagonista.
Anche la caratterizzazione del protagonista come musicista è molto superficiale e stereotipata: l'ennesimo pianista che suona Chopin! Non molto differente in questo dal violinista di Mason in Anime alla deriva...
L'unica cosa bella e originale è la descrizione cruda e realistica della malattia e della assuefazione alla morfina per combattere il dolore.
Quanto al tema che dà il titolo al libro, cioè una delle tre suore e il rapporto che la lega al protagonista, non c'è nulla di cui si potrebbe sospettare.
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3La sorella, 18-11-2010
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Un famoso musicista si ammala gravemente e trascorre diversi mesi in un ospedale di Firenze, assistito da medici e da tre suore. Il romanzo è la cronoaca analitica della malattia, raccontata mediante la consueta finzione di una memoria che il protagonista lascia allo scrittore, conosciuto per caso.

Come quasi sempre mi accade con Marai, i suoi libri mi lasciano abbastanza insoddisfatto. Questo più di altri per un'infinità di motivi.

La struttura del romanzo innanzitutto, con il lungo preambolo nell'albergo sui Carpazi dove scrittore e protagonista si incontrano è di una lunghezza insolita - tenendo conto che il suo scopo è giustificare questo incontro - come se l'autore avesse in mente di sviluppare una storia proprio su quell'episodio, ma poi l'avesse abbandonata.
Lo stile introspettivo di Marai, che sacrifica i dialoghi e le descrizioni per favorire l'analisi interiore del protagonista, per lo squilibrio tra prima e seconda parte fa sì che non ci sia grande differenza tra scrittore e protagonista.
Anche la caratterizzazione del protagonista come musicista è molto superficiale e stereotipata: l'ennesimo pianista che suona Chopin! Non molto differente in questo dal violinista di Mason in Anime alla deriva...
L'unica cosa bella e originale è la descrizione cruda e realistica della malattia e della assuefazione alla morfina per combattere il dolore.
Quanto al tema che dà il titolo al libro, cioè una delle tre suore e il rapporto che la lega al protagonista, non c'è nulla di cui si potrebbe sospettare.
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5profondo, 10-08-2010
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Su questo romanzo ci sarebbero molte considerazioni da fare, Marai è conosciuto prevalentemente per "La donna giusta" o per "Le braci" che seppure ho amato moltissimo mi rendo conto che anche le altre opere sono di grandissimo livello come questo romanzo è. Marai è uno degli scrittori più rappresentativi del primo novecento europeo, la sua scrittura si eleva ai grandi della letteratura, la capacità narrativa è potente ed evocativa.
Mi hanno molto colpito le pagine che descrivono l'inizio di un concerto, quella manciata di secondi dove il silenzio è profondo e l'intera platea trattiene il respiro fino a quando la prima nota vibra, del rapporto intimo fra il concertista e il suo pubblico, dell'atmosfera che ricorda un rituale religioso, della forza e della tensione erotica e sensuale della musica.

Un altro aspetto che mi ha colpito è che nel romanzo i nomi dei protagonisti sono puntati come il concertista Z., oppure la donna amata E. oppure vengono definiti genericamente come "il marito", "l'assistente", "il professore". Solo le quattro suore hanno un nome: Cherubina, Carissima, Mattutina e Dolorissa, si tratta di quattro figure femminili definite "angeliche ruffiane" che si avvicendano al letto del malato, e che avranno un ruolo fondamentale nella storia che Marai ci trasmette.

"La sorella" è incentrato sul tema della malattia come conseguenza o somatizzazione di un profondo malessere esistenziale dal quale la guarigione o la morte dipendono solo dal paziente, dalla sua volontà. Una teoria che all'epoca doveva essere apparsa fantasiona, ma che oggi sappiamo per certo che la medicina conferma scientificamente che la volontà del paziente è fondamentale. A volte la fantasia è solo intuizione che anticipa la realtà.
La narrazione, in prima persona, è sotto forma di un diario, il diario del malato e di quale via via sarà il suo rapporto con la malattia, con la voglia di abbandonarsi ad essa e ricorrendo alla morfina oltre che per sedare il dolore per annebbiare la mente e scivolare così in un oblio di se stesso.
E Márai è davvero psicologo sottile nel descrivere il percorso che il malato farà anche grazie alle suore e ai due medici per riemergere e lottare per la vita, che non sarà più la stessa, la musica, sua ragione di vita sarà il tributo che dovrà pagare per vivere, dovrà privarsene per sempre. Ma Z. compie un altro grande cambiamento epocale, si convince che non si soffre mai inutilmente, e inizierà a interrogarsi sulle ragioni della sua sofferenza, su tutto ciò che aveva creduto apparentemente e su ciò che negava anche a lui stesso. Riuscirà infine anche a staccarsi dalla figura di E., amica e la donna che credeva di amare e che invece è stata la causa della sua malattia.
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