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Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre, fra le ultime testimoni della Shoah

Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre, fra le ultime testimoni della Shoah

di Emanuela Zuccalà


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Descrizione del libro

Abitare, per un anno, nella città artificiale del male assoluto. Lavorare, da adolescente, a un minuto ingranaggio della sterminata fabbrica della morte. Portare inciso sul braccio sinistro, ancora dopo sessant'anni, il numero-simbolo della malvagità umana ed essere qui a raccontarlo. Esprimendo, contemporaneamente, un inesauribile amore per la vita. La storia di Liliana Segre sorprende, indigna e riconcilia. Bambina ad Auschwitz nel 1944, deportata perché ebrea, oggi è una delle ultime testimoni della Shoah, fra le poche a riuscire ancora a rivivere davanti a una platea - in genere di giovani e di studenti - una simile tragedia personale e collettiva. Un tessuto di coincidenze ed eventi quasi romanzeschi l'ha condotta indenne - nello spirito, oltre che nel corpo - fuori dai cancelli del campo di sterminio. Liliana Segre è testimone pubblica della Shoah dal 1990: in questo libro, per la prima volta, racconta se stessa in profondità, le ragioni più intime che l'hanno spinta a condividere il suo dramma privato, l'assurdo ritorno alla vita dopo il viaggio nella città della morte che doveva essere di sola andata. Ma a parlare sono anche i ragazzi che l'hanno ascoltata, in un'antologia di lettere e bigliettini scritti di getto e consegnati alla nonna che è stata tredicenne ad Auschwitz.

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Voto medio del prodotto:  5 (5 di 5 su 1 recensione)

5Una bambina in Lager., 26-07-2011, ritenuta utile da 9 utenti su 12
di - leggi tutte le sue recensioni
Liliana e' ebrea, ha tredici anni e non esiste il perdono ad Auschwitz per gli ebrei, nemmeno per i bambini. Ma Liliana viene mandata dalla parte giusta della rampa delle selezioni, quella della vita, non andra' in gas, ma suo padre e suo nonno si, lo scoprira' presto. Una realta' inconcepibile per chiunque la vita in Auschwitz, e da bambina ingenua e amata, si ritrova sola, ogni giorno e' un giorno in piu'. Si diventa indifferenti alla morte, il pezzo di pane fatto di segatura, ma e' il mio pane, la mia schifosa zuppa, ma e' la mia zuppa, un giorno in piu'. Affezionarsi a qualcuno in Lager significa una nuova sofferta perdita, meglio non amare. Liliana si salva, torna a casa, ha quattordici anni e li ha compiuti in Lager. Ma in Italia non si puo' parlare dei campi, nessuno vuol sentire, c'e' spesso chi dice che questo non e' mai avvenuto, e' impossibile crederlo. Liliana ha imparato il gergo del Lager, fatto di insulti, di comportamenti maleducati, perche' sbucciare una mela o mangiare con le posate, ad Auschwitz questo non esisteva, perche' farlo ora? Ad Auschwitz si dormiva per terra con un solo vestito cencioso e pidocchioso, perche' cambiare abito continuamente ora? Liliana ha superato le selezioni per il gas, voleva vivere, vivere, ed ora e' depressa, brutta e selvaggia, incompresa e sempre a disagio. Non appartiene a questo nuovo mondo libero, dove i sopravvissuti sono tornati ad essere dei diversi, ora vuole morire. Ma Liliana ha un debito da pagare, deve raccontare per tenere viva la memoria di tutti i suoi compagni morti nei Lager nazisti, loro esistevano, vivevano e amavano, l'odio li ha annientati, sono cenere in Auschwitz ma una volta erano uomini donne e bambini.
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