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I sommersi e i salvati

I sommersi e i salvati

di Primo Levi


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Data di Pubblicazione: aprile 2007
  • EAN: 9788806186524
  • ISBN: 8806186523
  • Pagine: XI-197
  • Formato: brossura
Ouali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Ouali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la "zona grigia" della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibile capire dall'interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di una esperienza estrema? Le risposte dell'autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versi più importante libro sui Lager nazisti. Un saggio per capire il Novecento e ricostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.

Note su Primo Levi

Primo Levi (Torino, 1919-1987) è stato uno scrittore e partigiano italiano. Nato in una famiglia di origine ebraiche abbastanza benestante, dopo aver concluso gli studi liceali si iscrive a Chimica presso l’Università di Torino nel 1937. Le leggi razziali del 1938 impediscono l’accesso all’università agli studenti ebrei, ma consentono a quelli già iscritti di proseguire gli studi. Nel 1941 si laurea quindi con lode, ma le sue origini ebraiche e la guerra in pieno svolgimento rendono molto ardua la ricerca di un lavoro. Dopo essersi trasferito a Milano per cercare un impiego, entra in contatto con ambienti antifascisti e comincia la sua attività di partigiano.
Il 13 dicembre 1943 in Val d’Aosta viene arrestato dai fascisti e deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz. Qui, grazie alla sua conoscenza della lingua tedesca e alle sue competenze scientifiche, dopo qualche tempo Levi viene assegnato al lavoro in un laboratorio chimico. Questa circostanza fortuita, che permette condizioni di vita meno disumane rispetto a quelle dei prigionieri che svolgono lavori forzati all’aperto, gli consente di sopravvivere fino al 27 gennaio 1945, giorno in cui l’Armata Rossa entra nel campo di concentramento, liberando i pochi sopravvissuti.
Appena tornato in Italia, ancora convalescente per le sofferenze patite e le malattie contratte, si dedica alla scrittura di Se questo è un uomo, capolavoro della letteratura mondiale e sconvolgente testimonianza della sua esperienza dell’Olocausto. In un primo momento il libro viene rifiutato sistematicamente da tutti gli editori e, una volta pubblicato da una casa editrice minore, trova comunque scarsa eco.
Levi si dedica quindi alla professione di chimico finché nel 1956 Einaudi decide di ripubblicare il libro, che incontra un immediato successo. Incoraggiato dall’interesse suscitato dalla sua straordinaria opera di testimonianza, Levi riprende a scrivere, dando così alla luce La tregua, intensa narrazione del suo viaggio di ritorno in Italia dopo la reclusione ad Auschwitz.
A partire dagli anni Settanta, il pensionamento gli consente di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Vengono così dati alle stampe altri grandissimi successi come Il sistema periodico, La chiave a stella e I sommersi e i salvati. Il suo stile sempre asciutto e analitico, anche e soprattutto nell’analisi degli abissi della malvagità umana, resta un esempio insuperato di purezza ed efficacia linguistica.
Primo Levi muore cadendo nella tromba delle scale di casa l’11 aprile 1987, lasciando per sempre il dubbio se si sia trattato di malore o suicidio.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 7 recensioni)

5.0I sommersi e salvati, 23-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Non si tratta di un romanzo o un racconto ma di un vero e proprio saggio, scritto da Primo Levi nell'anno precedente alla sua morte. Caratterizzato da una narrazione distaccata, il saggio descrive bene quei meccanismi che caratterizzano e portano alla creazione dei sistemi cosiddetti "concentrazionari".
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5.0La memoria del Lager., 15-09-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 7
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I ricordi disturbano sia il sopravvissuto che l'oppressore. L'oppresore mente a se stesso sperando di convincersi di aver fatto tutto in buona fede, era obbligato a farlo, non poteva fare altrimenti. Il sopravvissuto invece, prova vergogna, la vergogna di essere sopravvissuto al posto di un altro, la vergogna di essere diventato cinico, egoista, un animale speso indifferente davanti alla morte dei compagni di prigionia. Sono ricordi che non si cancellano mai, le violenze psicologiche, le privazioni, le malattie, le botte, dopo anni di liberta', alcuni sopravvissuti si tolsero la vita, si sentivano colpevoli del Lager, della loro vita nel Lager. I Lager erano nati per annientare l'essere umano, rendendolo ad un rango inferiore a quello delle bestie, partendo dai treni piombati alla spersonalizzazione e all'imbruttimento della persona con ogni sistema possibile conosciuto dagli aguzzini. Gli appelli, le selezioni, il numero tatuato, la fame famelica che rendeva la ricerca del cibo l'unica cosa importante, i prigionieri non erano spaventati dalla morte quanto dalla fame. L'indifferenza del mondo di fronte a queste realta', dove milioni di persone vivevano solo per morire dopo mille tormenti, le notizie circolavano da tempo, eppure nessuno fece nulla per fermare il genocidio. Si fingeva di non sapere, per ottusita' o per guadagno, per fanatismo, anche nel dubbio, nessuno si poneva domande, era meglio non sapere o far finta di non credere. Perche' non siete fuggiti? Perche' andavate a morire come pecore? Il deportato era ingannato dal nazismo, non sapeva che sarebbe stato selezionato per il gas all'arrivo in Lager, i deportati scelti per vivere in campo, arrivavano allo stadio estremo della sopravvivenza pochi giorni l'ingresso in Lager, forza fisica per ribellarsi non c'era. Eppure ci sono stati episodi di fuga e ribellioni, furono immediatamente vanificati dallo strapotere degli aguzzini con ritorsioni inumane nei confronti di tutti i deportati. Il sommerso non e' solo colui che si e' lasciato sopraffare dal Lager, e' anche chi e' sopravvissuto ma che non ne uscira' mai perche' la memoria lo riporta sempre in questi campi. Il salvato non si e' fatto annientare dal Lager perche' spesso, era colui che diventava carnefice o oppressore per avere una speranza di vita, allontanando da se ogni senso di umanita'. Oppure era colui che aveva incarichi speciali, e questo e' il caso di Primo Levi, che, essendo chimico, ando' a lavorare in Buna, si salvo' perche' poteva lavorare al caldo e questo era un vantaggio che gli altri deportati non ebbero. La consapevolezza di Primo Levi, che fu proprio questo a salvarlo, non lo ha invece salvato dal ricordo di cosa e' un Lager nazista e di cosa diventa un Uomo in questi campi della morte.
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4.0Riflessioni sull'orrore, 16-05-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Le riflessioni col senno di poi sull'esperienza del lager portano l'autore a razionalizzare l'accaduto, e ad interrogarsi sulle ragioni di tanto odio ingiustificato. Leggere questo libro permette anche a noi, che non abbiamo vissuto questo orrore, di farci un'idea di quale potesse esserne la logica aberrante.
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3.0Risposte e riflessioni, 22-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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In "Se questo è un uomo" e "La tregua" Primo Levi racconta quanto accaduto nei campi sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale e nel successivo ritorno a casa; in questo libro, invece, raccoglie le sue riflessioni sulle domande nate in lui da quelle esperienze e su quelle rivoltegli dagli altri successivamente. Interessante
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3.0Risposte e riflessioni, 03-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Altro libro di Primo Levi sull'argomento dei campi di sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale. Mentre in "Se questo è un uomo" e "La tregua" Levi racconta quanto accaduto nei campi e nel ritorno a casa, in questa opera raccoglie le sue riflessioni sulle domande nate in lui da quelle esperienze e su quelle rivoltegli dagli altri successivamente. Da leggere dopo "Se questo è un uomo" e "La tregua".
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5.0I sommersi e i salvati, 28-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 7
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Massimo capolavoro di Primo Levi, libro di spietata lucidità verso se stesso e verso l'umanità intera, allo stesso tempo testimonianza e trattato di antropologia. Consiglio a tutti di leggerlo, rileggerlo e meditarlo. Parte dal comportamento di vittime e carnefici nei Lager nazisti ma è utile come insegnamento circa i rapporti di potere che si instaurano in ogni ambiente umano; la lezione è terribile e ci invita alla vergogna verso noi stessi e alla umana pietà verso i nostri simili.
"Anche noi siamo così abbagliati dal potere e dal prestigio da dimenticare la nostra fragilità essenziale: col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti, che il ghetto è cintato, che fuori dal recinto stanno i signori della morte, e che poco lontano aspetta il treno."
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3.0Riflessioni , 07-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Libro che raccoglie le riflessioni di Primo Levi sulla sua esperienza nei lager nazisti raccontate in "Se questo è un uomo" e "La Tregua". Riflessioni medidate chissà quante volte, risposte ad interrogativi posti chissà quante volte, visto che il libro è stato pubblicato nel 1986, dopo oltre 40 anni dall'esperienza vissuta.
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