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La società dell'incertezza

La società dell'incertezza

di Zygmunt Bauman


  • Editore: Il Mulino
  • Collana: Biblioteca paperbacks
  • Traduttori: Marchisio R., Neirotti S. L.
  • Data di Pubblicazione: agosto 2014
  • EAN: 9788815253033
  • ISBN: 8815253033
  • Pagine: 150
  • Formato: brossura
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Descrizione del libro

Nel nostro mondo postmoderno non c'è posto per la stabilità e la durata, l'apparenza prevale sulla sostanza, il tempo si frammenta in episodi, la salute diventa fitness, la massima espressione di libertà è lo zapping. Dalle macerie del vecchio ordine politico bipolare sembra emergere solo un nuovo disordine globale. Le figure emblematiche che abitano questo traballante universo sono il giocatore (in borsa o alla lotteria) e il turista, lo sradicato e il "collezionista di sensazioni". Ma forse, più di ogni altro, lo straniero. Per impedire che l'individuo diventi presto straniero anche a se stesso, è giunto forse il momento di guardare a nuove strategie di vita.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

5Retrotopia, 02-11-2017
di - leggi tutte le sue recensioni
Sono soddisfatta del prodotto che ritengo ottimo ed estremamente interessante ed esplicativo. I libri di Bauman hanno queste caratteristiche, ne ho letti altri e ne leggerò ancora se lo scrittore ne pubblicherà di nuovi.
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4Metafore moderne e post-moderne, 17-05-2015, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Con poche ed efficacissime metafore Bauman descrive il passaggio dalla prima alla seconda modernità.
Dissolte le antiche certezze di ordine e progresso globale promesse dalla modernità emergono insicurezze diffuse e incertezze sempre crescenti. La modernità, caratterizzata dalla linearità del tempo di vita, era abitata da "pellegrini" che costruivano la propria vita sul differimento delle gratificazioni e sulla disciplina auto-imposta, nella certezza dell'edificazione di un prospero futuro. Il mondo moderno, abitato da questi "pellegrini", era ordinato, prevedibile, certo, stabile. I sacrifici passati costituivano la garanzia della futura prosperità, i sentieri erano tracciati e le orme dei passi percorsi erano stabilmente impresse in un suolo solido e rassicurante. In un simile contesto la vita delle persone poteva essere raccontata come una storia continua nella quale ogni avvenimento era effetto dell'evento precedente e causa di quello successivo. Insomma: esisteva per tutti una linearità di vita. La postmodernità, o modernità liquida, è invece un mondo inospitale per i pellegrini, un mondo nel quale le regole del gioco sono completamente instabili e cambiano continuamente. Il suolo sul quale oggi camminiamo è simile a un deserto, privo di punti di orientamento stabili, nel quale è facile lasciare segni del proprio passaggio, ma impossibile conservarne traccia. Infatti la facilità con la quale è possibile lasciare una traccia determina, allo stesso tempo, la difficoltà nel mantenerla. La sabbia è un suolo assolutamente instabile: è sufficiente camminare per lasciare un segno del proprio passaggio, ma basta un soffio di vento per cancellare le orme precedentemente lasciate, e i deserti sono luoghi ventosi, quindi ogni traccia sparisce immediatamente. La sfida non è più costruirsi un'identità ma mantenerla, preservarla. In un simile contesto il passato non indirizza più il futuro e il tempo non è più lineare bensì puntiforme, contrassegnato da un presente continuo, da una successione di istanti fra loro isolati che non si coagulano in un insieme coerente e ordinato. In un mondo in cui l'unica certezza è l'incertezza sono vincenti strategie a brevissimo termine, in grado di non precludere alcuna possibilità futura. Abbandonata ogni speranza di costruzione del futuro, ci si limita a adottare strategie di vita che non ipotechino il domani. Il mondo postmoderno è ora abitato da turisti e da collezionisti di sensazioni, mentre ai pellegrini la postmodernità sembra negare sia la terra sia la promessa.
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