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Sequenze di memoria

Sequenze di memoria

di Loriano Macchiavelli


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Descrizione del libro

Dopo molti anni Ricotta torna al suo paese d'origine: Gianni, un suo amico d'infanzia, si è suicidato. Nessuno sembra capire le ragioni del gesto e neanche il biglietto lasciato svela il mistero. Ricotta però vuole vederci chiaro. L'indagine, sempre più pericolosa, porta a investigare su un'industria chimica della zona. Ma non è solo il presente a celare complicità e crimini: dal passato riaffiora una ragnatela di passioni segrete che si estende indietro nel tempo e intrappola gli abitanti del paese, figure smarrite in un quadro in cui nulla è ciò che sembra.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Sequenze di memoria, 04-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Libro dedicato al delicato tema delle mafie che derturpano il nostro territorio. Qui si parla di inquinamento ambientale, e lo si fa in un ambito che non vuole dimostrare nulla, se non che, per favorire certi sviluppi industriali si è passato sopra, ed alla grande, su quanto le industrie potessero inquinare. Il solito uovo oggi. E le galline? Ci di chi ci arriverà. I minus cominciano con la "vecchiaia" dello scritto stesso. Ha trentatre anni e si sente. Certo anche nel 1976 già si cominciava a parlare di fiumi che muoiono e compagnia cantante. Ma il tema, seppur centrale, forse non è centrato. Poi c'è Macchiavelli senza Sarti Antonio, che se vogliamo è stata la sua fortuna e la sua dannazione. Gli ha dato da vivere, ma lo ha costretto in un cliché. Qui se ne libera. C'è sì il morto e se vogliamo il giallo. Ma ma seppur bravo non siamo dalle parti di Agatha Christie e visto che i misteri per un giallista classico non possono essere risolti con l'arrivo di alieni dagli occhi verdi, i cosiddetti misteri sono già svelati dopo poche pagine. Rimane l'impianto, la storia di chi fugge del proprio paese perché gli sta stretto, o doloroso o entrambi. E quando torna non sa se fuggire di nuovo o scoprire che in fondo si è realmente invecchiati. Qualche altro pregio sui personaggi di contorno. Riesce a tratteggiare l'odiosità del maresciallo come pochi altri. Facendo intravedere l'arroganza del potere e l'impotenza di chi, dalla sua, ha solo la ragione (come dice il suo amico Guccini chi sta sempre con la ragione e mai col torto) . Insomma l'ho letto, mi è moderatamente piaciuto (e lo si vede da alcune frasi che riporto) ma mi aspettavo di meglio. Aspettiamo altre prove sia di Macchiavelli che della VerdeNero.
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4.0Non c'è lieto fine..., 23-05-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Gran bel noir, come i grandi vini non soffre l'invecchiamento (la prima edizione è del 1976) anzi rimane sempre più attuale.
E' vero che può essere definito il primo dei racconti del ciclo dell'Appennino che poi proseguiranno in coppia con Guccini; ma di quelli non ha la levità, la delicatezza dell'animo di Santovito che riesce a mantenersi comunque leggero. Qui c'è solo disperazione, illusioni e disillusioni, realtà che sfuma in miraggio e, sopratuttto, nessun lieto fine.
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