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Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi

Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi

di Maurizio De Giovanni


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Descrizione del libro

Il talento infinito, l'amore del pubblico, la devozione delle donne, l'amicizia dei potenti: e Arnaldo Vezzi, il più grande tenore del suo tempo, crede di essere un dio. Quindi si prende quello che vuole, se ne serve e lo getta via; calpesta cuori e anime; deride, distrugge. Tutto deve essere suo, nulla gli si può rifiutare. Ma un dio può non essere immortale.

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Voto medio del prodotto:  4 (4.4 di 5 su 5 recensioni)

4Opera prima: buona la prima!, 18-02-2017
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Mia cugina mi ha sempre parlato di questo autore, così ho comprato il libro e, ovviamente, l'ho letto. Proprio un gran bel romanzo, accurato e avvincente. Il commissario Ricciardi, sebbene sia un tipo apparentemente freddo e distaccato, ha attirato da subito le mie simpatie. Vale la pena leggerlo, non fa pentire del tempo passato assieme.
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4Bella opera prima, 10-02-2016, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Bell'autore, bel libro. Questa scoperta la devo ad un'acuta e sensibile recensione trovata su questo stesso sito (visto che servono le recensioni?). Romanzo profondo, intenso, placido, lievemente melanconico, a tratti ironico, mai volgare o fuori misura, pregno di dolenti meditazioni sui comportamenti umani. Quanto mai felice l'ambientazione in una Napoli degli anni '30, in piena epoca fascista, ma priva di quei luoghi comuni sulla napoletanità tanto cara e stereotipata. Noir atipico, con un pizzico di soprannaturale, un commissario alla Maigret, tormentato come un ispettore della Vargas ma lontano anni luce non solo dalla frenesia dei gialli americani ma anche dai Carlotto e Lucarelli nostrani. Anch'io come chi mi ha preceduto non vedo l'ora di leggere i prossimi per capire se è stato un caso o se e' nata una stella fra gli scrittori italiani
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4molto attento , 18-10-2015
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Sinceramente ero prevenuto e quando ho iniziato a leggere ho pensato di essere in un film tipo "Sesto senso" dove il piccolo Cole vede i morti.
Non è così. L'acuta sensibilità del commissario Ricciardi a capire il dolore della vita avrebbe potuto anche essere espressa in altro modo, e il Fatto (la capacità di conoscere le ultime parole degli assassinati) rimane uno dei momenti di una struttura narrativa possente che avvolge e guida il lettore nei diversi territori dell'animo umano che vengono raccontati con la scusa di scoprire gli autori del delitto.
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5Il dolore del Commissario , 09-10-2015
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De Giovanni non è solo un bravo giallista, ma è da considerarsi sicuramente un eccellente scrittore. Con questo, che è il primo dei casi del Commissario Ricciardi, egli parte occasionalmente da una vicenda di cronaca nera per descrivere, quasi li avesse vissuti, gli ambienti della Napoli degli anni ’30, con una passione addolorata che è quella degli occhi del suo protagonista, un poliziotto che vive in sé le sofferenze del mondo che lo circonda attraverso la dote quasi sovrannaturale di vedere e sentire i morti nel momento del trapasso. Un artificio inventato da De Giovanni che se non ben gestito avrebbe potuto essere quasi ridicolo, ma la bravura dello scrittore fa sì che il dolore dei morti si trasmetta, tramite quell’artificio, al Commissario, diventi per lui sofferenza continua aumentata dalla necessità della solitudine, e al tempo stesso lo aiuti a risolvere i suoi casi. Ne risulta alla fine un personaggio davvero magnifico, ancora meglio ambientato.
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5O sesto senso?, 11-04-2015
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È il primo libro di questo autore che leggo, ed è stata veramente una piacevole sorpresa, perché il personaggio del commissario, introverso, timido, caparbio, pietoso, mi ha incantato. Ha avuto il dono (o la maledizione?) di "vedere" la morte che si impossessa delle vittime e quello che le stesse provano nel momento del trapasso, e forse proprio questo lo rende così sensibile e lo spinge a immedesimarsi con loro. Amante del lavoro, ligio al dovere, va diritto per la sua strada senza lasciarsi turbare dai superiori prepotenti, da personaggi eminenti e facili onori, ma soltanto da un senso di umana pietà e personale giustizia. Originale, inoltre, la descrizione di una Napoli a cui non siamo abituati: niente sole, mare, mandolino e pizza (l'unico vezzo una sfogliatella), ma una città flagellata da un inverno impietoso con vento, pioggia e personaggi grigi. C'è da augurarsi che, dopo l'inverno, l'autore ci dia presto una primavera e faccia sbocciare, nel protagonista, quel sentimento tenero che in questo romanzo si indovina soltanto.
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