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In Sardegna non c'è il mare

In Sardegna non c'è il mare

di Marcello Fois


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  • Editore: Laterza
  • Collana: Contromano
  • Edizione: 6
  • Data di Pubblicazione: luglio 2008
  • EAN: 9788842082927
  • ISBN: 8842082929
  • Pagine: 130
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

"La Barbagia d'inverno dunque. Per un barbaricino l'inverno è quasi una condizione naturale. Certo per chi è abituato a pensare alla Sardegna "smeraldizzata", alla Sardegna come regione monostagionale, può sembrare una stranezza pensare alla montagna, al clima alpino, al freddo secco, alla neve. Eppure basta voltarsi dal mare alla terra e si possono vedere le montagne che si gettano nell'acqua. Dentro a quelle montagne abita la sostanza di un territorio molto folklorizzato, ma ancora sconosciuto nella sostanza. Il territorio barbaricino rifiuta, direi quasi geneticamente, il concetto di "divertimentificio", la costa barbaricina rifiuta la condizione di "Caraibi del Mediterraneo", che tanto piace ai tour operators improvvisati e ai turisti da gossip. Chi navigasse da Posada ad Arbatax lo capirebbe al volo. Chi cioè passasse per mare dalla costa gallurese, quella dove è sempre estate, a quella barbaricina dove le stagioni si alternano, vedrebbe a occhio nudo la differenza. È proprio l'inverno che dà alla Barbagia quella profondità di territorio vivo, che differenzia il viaggiatore dal vacanziere. Perché come l'estate sostanzia il mare, l'inverno sostanzia i monti a Nuoro, in Barbagia, d'inverno. Se veniste da queste parti, dunque, dove sono nato io, dovreste affrontare il tratto più straordinario dell'intera strada statale 131, dal mare fino all'interno, salendo appena sareste gratificati nella vista e nell'olfatto. Da Olbia a Nuoro tutto profuma".

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 2 recensioni)

3In Sardegna non c'è il mare, 11-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Speravo di poterlo leggere perchè vi si narra dei luoghi della mia infanzia, però, Fois non mantiene le grandi aspettative che io personalmente mi ero costruita attorno a questo libro (un po' saggio, un po' romanzo, lo ha definito lo stesso autore) . Nel senso che inizia molti discorsi invitanti, getta molti semi che potrebbero sviluppare tematiche interessanti, e poi non li mantiene. Non li approfondisce, ti lascia a metà, col desiderio di saperne di più, con la voglia di conoscere meglio la terra barbaricina e la sua gente. La suddivisione del testo in capitoletti molto brevi può essere snella ed agile, può senz'altro facilitare la lettura, ma lascia un forte senso di insoddisfazione.
Anche perché ho trovato estremamente suggestiva la descrizione che Fois fa del carattere del barbaricino e il rapporto tra il mare come confineprigione nei confronti del resto del mondo, una barriera che protegge ma che allo stesso tempo isola e reclude. Trovo che anche in questo ci sia un grande parallelo con la mia terra; non è che io voglia costantemente paragonare Sicilia e Sardegna, né leggere questa alla luce di quella, è che sono sempre stata convinta che "l'isolanità", per così dire, sia una caratteristica "genetica" che connota e contraddistingue. Nascere in un'isola, anche se grande come Sicilia o Sardegna, significa abituarsi all'idea innata di essere in qualche modo distaccati. Potrei continuare con le caratteristiche comuni che ho ritrovato (le mille e mille invasioni straniere o il fatto di svalutare i propri valori mirando a quelli non autoctoni, salvo poi fare l'esatto opposto una volta varcato il mare, quando non si può più fare a meno del proprio pane, vino, olive, taglio di carne, eccetera eccetera) ma mi fermo qui; grazie a Fois ho scoperto altri legami con le mie varie, care amicizie sarde, siano barbaricine o di Casteddu, campidanesi o galluresi. Nell'attesa della cena semi-sarda tra tre giorni, nel frattempo viva le isole!
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4In Sardegna non c'è il mare, 05-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Fois lo seguiva già da parecchio perchè in fondo amavo i suoi gialli ricchi di pathos, e perché dice una cosa che mi ripeto da quando trent'anni fa andai per la prima volta in Sardegna. Cioè che non è un'isola. Perché un'isola a un rapporto con il mare per collegarsi ad altro. Lì, il mare serve per tenere fuori gli altri. Anche se tutto ciò ingenera equivoci e stereotipi, che il buon Marcello, didascalicamente, analizza e sfata. Terra da sempre usata come conquista, senza tener conto di chi là è nato e cresciuto. Inoltre, la parte finale mi ha preso (di testa e di cuore) lì dove si parla degli scrittori sardi. Ma sardi in quanto nascita, e scrittori scrittori come direbbe Fois. Con il pregio in più di usare la propria localizzazione per scriverne e non per farne un ghetto. Della Deledda, ovviamente, ma anche di Satta, di Fiori (sulla cui Vita di Gramsci preparai la maturità) , e di Atzeni (con quel bellissimo "Passavamo sulla terra leggeri", che mirabilmente epitaffia come auspicio e non come affermazione). Dovendo però trovare qualche neo (e che, mica siamo dalla parte dei capolavori, ma solo delle belle cose do ottimo gusto), mi domando: perché ripetere due volte le stesse frasi su nani e ballerine in due punti diversi? Distrazione? Sottolineatura? Non lo so. Peccato veniale, ma godiamoci un bel mirto bianco gelato.
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