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Il sacco del nord. Saggio sulla giustizia territoriale

Il sacco del nord. Saggio sulla giustizia territoriale

di Luca Ricolfi


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Descrizione del libro

Quando, nel 2010, uscì la prima edizione de "Il sacco del Nord", la crisi sembrava in via di superamento, Berlusconi era ancora in sella, e io stesso pur esprimendo tutto il mio pessimismo - non escludevo completamente la possibilità che il federalismo a un certo punto decollasse, in qualche versione più o meno incisiva. Ora siamo nel 2012, e la situazione è completamente cambiata. Dopo venti anni di progetti e discorsi inconcludenti, l'eventualità di vedere, finalmente, un'Italia rifondata e risanata dal federalismo è completamente evaporata. Ma come siamo arrivati a questo punto? E soprattutto, perché le cose sono andate così? Contiene una nuova introduzione dell'autore "Federalismo addio".

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 4 recensioni)

2Il sacco del nord, 21-07-2011
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Ricchissimo dal punto di vista delle fonti, ha un limite fondante che ne pregiudica il voto. Però un limite fondamentale, l'analisi si basa sulla divisione tra il PIL market e quello parassitario, in quest'ultimo sono incluse spese coome sanità e istruzione. E' evidente che qui trattiamo non di spese improduttive bensì di investimenti fondamentali per avere una forza di lavoro qualificata e produttiva e farne la necessaria manutenzione.
Sarebbe interessante ricostruire coi numeri e metodi di Ricolfi i dati tenendo conto di questa osservazione e vederne i risultati.
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4Il sacco del Nord : commento, 24-09-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 6
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Il sacco del nord è senz'ombra di dubbio un libro di grandissimo spessore politico/statistico. L'idea di proporre un nuovo punto di vista (quello della contabilità nazionale liberale) è innovativa e porta alla luce nuovi punti di vista da cui valutare il divario storico Nord-Sud. Credo che l'analisi prospettica proposta induca a serie e considerevoli riflessioni, in particolar modo sul federalismo fiscale. Proprio su questo tema infatti, l'autore spinge il lettore a comprendere i benefici di un federalismo ben realizzato, riscontrabili solo se si è pronti, capaci e disposti ad accettarlo. Ricolfi è capace di coinvolgere il lettore in ogni capitolo, capovolgendo la tradizionale ottica meridionalista, volta a far credere che le regioni del Sud siano... Senza speranza.
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4Maneggiare con (critica) cautela , 29-08-2010, ritenuta utile da 7 utenti su 8
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Il giudizio complessivo è positivo. Ritengo fondamentale liberarsi dall'onda lunga del meridionalismo classico del "sud sfruttato" senza altre qualificazioni, e lo specificare dei criteri metodologici per apprezzare il tenore di vita effettivo delle varie regioni del paese è un passo fondamentale. Rimango comunque perplesso rispetto a un paio di criteri metodologici adottati da Ricolfi.
a) Nel gianduiotto 4 si arriva alla conclusione che il tenore di vita del Sud è superiore del 13% rispetto a quello del Nord. Mentre sarebbe inferiore considerando esclusivamente potere d'acquisto e consumi pubblici, si impenna aggiungendo il valore del tempo libero. Partendo dall'assunto neoclassico di base secondo cui chi non lavora lo fa perchè il salario di mercato è inferiore al proprio salario di riserva, il valore del tempo libero viene calcolato moltiplicando il salario di riserva nazionale per il monte ore non lavorate (cioè le ore in meno rispetto alla regione con maggiore tasso di occupazione). Tale operazione non tiene conto del fatto che se il tempo libero è causato da disoccupazione involontaria, e non da una scelta ottimale di allocazione del tempo tra lavoro-consumi e tempo libero, difficilmente tale tempo libero potrà essere considerato un "valore", andando così ad aumentare il tenore di vita. Dal momento in cui il maggiore tenore di vita del Sud calcolato da Ricolfi deriva esclusivamente da un valore complessivo apportato dal tempo libero che è quintuplo rispetto al Nord (visto i divari del tasso di occupazione tra le due macro-aree), l'affermazione mi sembra per lo meno discutibile.
b) Nel calcolare il credito del Nord rispetto al Sud si assume un livello di "ultra-solidarietà" considerato come una spesa pubblica (discrezionale) pro capite omogenea per ogni regione. Questo non tiene conto del fatto che una spesa pubblica solidale dovrebbe in realtà distribuire più risorse pro-capite laddove più c'è bisogno (cioè dove la platea dei bisognosi, a parità di popolazione, è più ampia), e meno dove non c'è bisogno, e non un ammontare p.c. identico. Se al Nord funziona meglio il mercato, è ovvio che la necessità di assistenza welfarista dello stato è inferiore, mentre al Sud, dove ad esempio la povertà è più alta e il mercato quasi non esiste, la spesa pubblica sarà necessariamente più alta, in quanto è maggiore la platea di cittadini che necessitano di misure di assistenza (e questo a prescindere dagli effettivi livelli di spreco o truffa: il punto è su cosa, in una situazione ideale, si debba intendere con "solidarietà").
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4Da non perdere, 15-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Saggio sulla giustizia territoriale di Luca Ricolfi, sociologo e docente di analisi dei dati all'università di Torino.
Il testo tratta in maniera scientifica (ossia: con numeri) dello sbilanciamento che esiste tra le regioni italiane in termini di tassazione, evasione, trasferimenti da parte dello stato. Si evidenzia, oltre ad una ben nota sproporzione tra nord e sud Italia, anche di una evidente inefficienza delle regioni a statuto speciale. Il tutto avviene sulla base della contabilità nazionale liberale.
Un testo interessante, forse non immediato, che magari dice cose scontate, e che consiglio vivamente di leggere.
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