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Ricordo della morte

Ricordo della morte

di Miguel Bonasso


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Trama del libro

Miguel Bonasso racconta solo di fatti realmente accaduti, ai quali spesso ha assistito di persona, e lo fa con la tensione del grande narratore. Da una parte il piano dei servizi sociali della marina e dell'esercito argentini, dall'altra l'incredibile storia di uomini costretti a sopportare un'atroce tortura fisica e psicologica. "Ricordo della morte" è un reportage lucido e spietato sui crimini di una delle più terribili dittature dell'ultimo secolo.

Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

4Ricordo della morte, 06-04-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Può esserci un libro che risulti godibile anche se racconta storie di bruttura quitidiana? Probabilmente una storia così non andrebbe nemmeno giudicata ma solo letta, penetrata, assimilata, per cercare di non dimenticare, di tenere sempre presente che l'orrore può essere, a volte è, quotidiano e vicino.
Come lo stesso Bonasso dice di questa storia non si può scrivere, come sempre succede, "ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale".
Qui di casuale e di immaginario non c'è proprio nulla, solo la drammatica testimonianza di uomini e donne che si opposero al regime argentino e da questo furono catturati e nella "migliore" delle ipotesi torturati per poterne piegare le volontà e cancellare le convinzioni, i sogni e la determinazione.

L'argomento non è nuovo. Ma le testimonianze a cui Bonasso da voce sono in pratica le prime che verranno raccolte. Molti altri lavori si aggiungeranno: libri, ma anche film terribili. Due su tutti Garage Olimpo e Hijos.
Le testimonianze di Bonasso hanno però un altro aspetto che a me sembra di cogliere per la prima volta. Innanzittutto il dialogo interiore che alcuni protagonisti sviluppano con se stessi per rimanere fedeli certamente alla loro convinzione politica, ma soprattutto alla propria convizione etuca e morale. Quindi non si tradisce un compagno perchè farlo sarebbe tradire soprattutto se stessi. Di qui la questione è come muoversi in modo che si riesca a a mantenersi in vita, magari si pianifichi una fuga senza che il nemico, il torturatore se ne accorga. Come fare a dire cose senza di fatto dire nulla. Come fidarsi di quelli che hanno parlato e che hanno per questo reso possibile la cattura degli altri.

Qui c'è un altro aspetto importante. Molti hanno parlato per non morire, per difendere i propri cari, ma anche perché hanno creduto che un patto con il nemico potesse essere possibile, in buona fede. In Bonasso è chiaro a mio avviso questo aspetto. Il testimone che racconta gran parte della sua storia, cerca, si sforza, anche se le condizioni sono estremamente difficili, di non emettere mai un giudizio sul compagno che ha parlato. Questi hanno la consapevolezza che parlare e denunciare sia stata un'azione infima, sono tormentati dal romorso e dalla loro inadeguatezza, ma lo hanno fatto anche perchè credevano che in qualche modo quel gesto sarebbe servito anche dal punto di vista politico, non solo personale.
Infine c'è la posizione di chi è fuori, del partito e dell'organizzazione, a cui è chiaro che sfuggono tutta una serie di elementi. Non sa come giudicare quelli che parlano, come riconoscere quelli che non hanno parlato e che magari sono riusciti a fuggire correndo rischi enormi. In una prima fase questi vengono assoggettati addirittura ad un processo che ha l'obiettivo di appurarne il grado di colpevolezza. Ovvero si è colpevoli, in un certo senso, perchè si è riusciti a fuggire. Si parte dall'assunto che se ciò è stato possibile allora qualcosa si deve aver detto ed in qualche modo spie si è diventati. Il processo quindi porta ad un'inevitabile condanna, con le attenuanti ma indubbiamente è poi necessario espiare la propria colpa, dimostrare la propria fedeltà ed affidabilità. Si viene rilanciati nella mischia senza che venga poi offerta la possibilità di mettere a servizio dell'organizzazione e del partito ciò che si è appreso. Chi riesce a scappare lo fa sapendo che va incontro a tutto ciò, ed in molti casi a morte certa.

Bonasso descrive però anche una situazione un po' diversa. Parallelamente al cambiamento dei torturatori e dei repressori, avviene un cambiamneto anche negli oppositori. Si riesce a comprendere che c'è anche chi per un caso fortuito riesce a fuggire e lo fa senza tradire, che l'esperienza di questi è dilaniante per chi la vive, ma estremamnete utile per l'organizzazione che così può strutturarsi e diventare più forte. Ed è per questo che la testimonianza riportata da Bonasso non si chiude, perchè a questo punto per il protagonista e per tutti quelli che insieme a lui "si salvano" le possibilità esistono ancora tutte, anche se sarà una vita spezzetata e sempre in guardia.
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5interessantissimo sguardo sulla dittatura militare, 08-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Ogni libro che tratta della repressione militare in Argentina non può che toccare gli animi, anche quelli molto lontani da un vissuto così oscuro;il libro di Bonasso, che è un protagonista reale della storia, anche se non il protagonista principale, fa un passo in più:tenta cioè, riuscendosi in modo incisivo, a delineare aspetti psicologici di aguzzini e vittime che pur partendo da punti diametralmente opposti, per la logica perversa della dittatura, ad un certo punto, sembrano, se non incontrarsi, quanto meno comprendersi, senza nulla togliere alla atrocità di una repressione tanto inaccettabile
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