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Racconti di Pietroburgo

di Nikolaj Gogol'

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Trama del libro

"Siamo tutti usciti da 'Il cappotto' di Gogol'" Fëdor Dostoevskij Pietroburgo non è una città: è un progetto, un sogno, un miraggio, un'allucinazione, o un incubo, se volete, ma non è una città. E non c'è un autore che meglio di Gogol' abbia visto e reso tangibile la sua realtà. I suoi "Racconti di Pietroburgo" ci restituiscono l'essenza di questa città, che è la cultura che vi è germinata. Leggendo questi cinque smilzi racconti sarete in un attimo gogolianamente proiettati nel mondo di Puskin, di Dostoevskij, di Andrej Belyj, di Anna Achmatova e Andrej Bitov; grazie a queste cinque capriole gogoliane vi troverete in un istante imbevuti di cultura pietroburghese. E dunque: non mettete piede a Pietroburgo senza prima aver letto i racconti di Gogol'... non vedreste nulla, non capireste nulla... Restituiti al lettore italiano nella traduzione di Damiano Rebecchini, questi racconti iniziano oggi una nuova vita, vestiti di tutto punto, con un nuovo cappotto tagliato a meraviglia, pronti a popolare i sogni pietroburghesi dei loro futuri lettori.

Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 5 recensioni)

5Ottimo libro!, 26-03-2018
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La mia raccolta di racconti preferita! Gogol ha il potere di raccontare la realtà parlando di fatti irreali. Che bello vedere il mondo con gli occhi di Gogol e soprattutto che bella la sensazione che ti dà passeggiare tra le strade russe dell'800! Consigliatissimo per fare due risate e per riflettere a lungo!
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5È quello che cercavo, 23-11-2017
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Sono soddisfatto, il libro è quello che cercavo, è giunto in ottime condizioni e nei tempi previsti. Purtroppo alcuni classici si trovano solo in edizioni economiche...
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3Da leggere una volta nella vita, 27-04-2012
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Prospettiva nevkij non mi è piaciuto particolarmente. L'ho trovato a tratti noiosetto quando descrive tutte le tipologie di persone che camminavano per strada.
Invece Il cappotto e Il naso sono due racconti fenomenali. Gogol'prende in giro l'impiegato "canonico" russo, con le sue fobie, la sua perdita graduale dell'identità nel lavoro e nel sistema (nel caso del naso perso o del cappotto rubato) .
Sono racconti molto scorrevoli, vivamente consigliati
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4Racconti di Pietroburgo, 11-08-2011
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Questo è il gogol che preferisco, quello della forma breve ma tagliente, in cinque racconti (riuniti assieme in seguito e non per volontà dell'autore) il realismo magico di Gogol'racconta una città di impiegatucci gretti, di esistenze false e fatte solo di apparenza, che si sfaldano al minimo dubbio, alla minima inquietudine, al minimo imprevisto.
Il Naso inizia in modo quasi kafkiano, dato che ad un tal maggiore Kovalev scompare il naso dalla faccia, quello stesso naso che il barbiere Ivan Jakovlevic trova dentro la pagnotta impastata e cotta dalla moglie. L'ordine naturale delle cose viene infranto per un motivo che non si comprende, e altrettanto incomprensibilmente si ristabilisce da sé. Di cosa si preoccupa Kovalev? Ma che la mancanza del naso gli rovini la vita in società, è ovvio. Il ritratto, invece, non può non farci pensare a Dorian Gray; nessun desiderio di conservare la propria bellezza attraverso la tela però, qui è addirittura il Demonio, o comunque una forza demoniaca non bene identificata, che attraverso lo sguardo nel ritratto di un vecchio usuraio sconvolge le vite dei possessori del quadro fino a far loro rasentare la pazzia e l'autodistruzione. La Prospettiva Nevskij è San Pietroburgo, né più né meno come gli Champs Elysées sono Parigi. E nel racconto omonimo Gogol'la descrive con una modernità ed un'ironia che pochi paragoni trova nel romanzo ottocentesco europeo, raffigurandone la gente che a ondate la affolla a seconda delle ore del giorno, la vita trascinante, le donne che leggiadramente, come civette, attirano gli sguardi di giovani e anziani. Sul Nevskij Prospekt possono nascere infatuazioni e amori, che in maniera diversa si scioglieranno alla luce del giorno (ah, Nasten'ka! ) , tragicamente o cinicamente. Il cappotto, molto famoso anche per un adattamento cinematografico di Alberto Lattuada, racconta le vicende di un piccolo impiegato che dopo tanto penare, tante incertezze e tanti risparmi, si decide a farsi fare un nuovo cappotto. Ne è talmente tanto orgoglioso da sentirsi addirittura elevato socialmente. Ma il realismo magico di Gogol'lo getterà nello sconforto più nero e lo trasformerà quasi in un personaggio di Poe, condannandolo ad un demoniaco errare alla luce dei lampioni di San Pietroburgo.
Ma la punta di diamante è Diario di un pazzo, una discesa nella lucida follia di un impiegato un po' bistrattato e ignorato che evidentemente nutre sogni di gloria più grandi di lui. Carriera, amore, posizione sociale, in tutto il piccolo burocrate vuole disperatamente di più, molto di più di quello che ha. Con una dissociazione psicologica che non può non ricordare il Goljadkin dostoevskiano, Gogol'trascina il suo personaggio nei deliri della pazzia. E Boris Vian non è stato il primo a creare lugliembre ne Lo strappacuore, perché cento anni prima Gogol'inventa marzobre e mette gennaio dopo febbraio. Qui è il delirio di una mente annebbiata, lì il mondo reale di Giacomorto.
La traduzione, del grande scrittore Tommaso Landolfi, è forse un po' datata ma impareggiabile, come d'altronde era anche in Enrico di Ofterdingen. Questo è il gogol che apprezzo di più, quello della narrativa breve,
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3Divertente e grottesco. , 18-09-2010
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Un buon libro da parte dell'autore, famoso più per i suoi scritti teatrali che come scrittore di racconti o romanzi. Grottesco,irrealistico, racconta piccole storie di vita "non vissuta" con fantasia e sagacia, il tutto ambientato in una città magica quanto misteriosa(l'attuale San Pietroburgo), come lo stesso scrittore tiene a raccontare e rappresentare.
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